I nuovi mondi della “Varia”, tra celebrities, youtubers e piccoli fenomeni. Intervista a Rossella Biancardi

 

Incontro Rossella Biancardi al Salone del Libro di Torino, subito dopo il suo intervento a Editoria in Progress. Si è parlato di tv e serie tv, libri e produzioni, intrattenimento e informazione, lettori e spettatori. La mia interlocutrice ha alle spalle una carriera ultraventennale nell’editoria e da cinque anni è responsabile della “Varia” di Rizzoli.

 

Rizzoli Varia ha nel suo catalogo autori che provengono dagli ambiti più disparati: da Tata Lucia ai libri di Masterchef. Come si rende editoriale un “prodotto” nato e sviluppatosi in un contesto geneticamente diverso? Come si aggiunge al libro quel quid in più che deve avere rispetto al programma tv da cui prende le mosse?

Prendiamo ad esempio la manualistica, un genere che deve assolvere a delle regole precise e del quale fanno parte i due libri che mi ha appena citato. Lo scopo di questi libri è quello di insegnare a fare qualcosa. Se in tv si mostrano esempi e procedimenti, un libro deve far vedere la stessa cosa in maniera molto di più approfondita; può essere aperto, poggiato sul tavolo, consultato con calma e più volte. È questa la peculiarità che il volume guadagna rispetto al programma tv. La situazione negli ultimi anni però è molto cambiata, con lo streaming, la possibilità di rivedere i programmi on demand o di registrarli, e soprattutto con il web e i canali YouTube. Quella che finora è stata la funziona principale del manuale sta trovando posto su spazi video. Quindi stanno un po’ cambiando i pesi.

In che modo?

Diciamo che tutto quello che è stato lo sviluppo del web, inteso come nativo web, e della tv streaming, della possibilità di rivedere le trasmissioni, ha certamente eroso il mercato di questo tipo di manualistica. Quindi più che modificare il format stiamo cercando di affrontare delle aree tematiche che non sono più quelle legate alla manualistica tradizionale. Negli anni ’90 si pubblicavano manuali di decoupage, punto croce ecc. Erano libri che vendevano 150 mila copie, perché se volevi imparare a fare quella cosa dovevi comprare quel manuale.

E adesso dove va il mercato?

Adesso la Varia si muove sempre meno in quell’ambito e sempre più in settori che riguardano personaggi famosi: celebrities che vogliono raccontare la loro vita, quindi autobiografie, libri di talent web che finalmente consegnano qualcosa di materiale alla loro fanbase e che attraverso questo oggetto fisico e più completo di un video su YouTube possono fare firmacopie e meet&greet, avere la possibilità di creare un momento di incontro fisico con i fan. Proprio per questo la Varia è il settore dell’editoria che deve essere sempre aggiornatissima su tutto quello che succede, anche sui cambiamenti rapidissimi a cui assistiamo nel mondo web.

Per rimanere in tema, pubblicate anche molti blogger e influencer, crede che questo spazio possa essere un canale di apertura per una fetta più ampia del mondo editoriale o il suo effetto positivo si limita al singolo blogger-autore?

È quello che io spero sempre. Faccio libri che sono libri di non-scrittori per un pubblico di non-lettori. Sappiamo quanto sia difficile portare i lettori in libreria, figuriamoci i non-lettori. Già il fatto che ci riesca mi fa felice. Se poi questo non-lettore per caso riesce a soffermarsi e a comprare un secondo libro, lì veramente è come aver ricevuto una medaglia d’oro. Tuttavia non esistono statistiche, non sappiamo se effettivamente questa cosa succeda. Credo che al momento non ci siano conferme che il libro dello youtuber possa essere il grimaldello per accedere a un’altra acquisizione.

In che modo funzionano i vostri rapporti di collaborazione con i produttori, sia dal punto di vista dell’ideazione che da quello contrattualistico?

Il nostro lavoro principale è quello dello scouting. Se vediamo un programma televisivo, contattiamo la rete televisiva per capire chi sono i detentori dei diritti, di solito è una questione sempre molto articolata. Poniamo il caso di un format televisivo d’importazione, e che quindi l’ideatore e detentore dei diritti sia straniero: la casa di produzione straniera vende i diritti a una casa di produzione italiana che eventualmente, nel caso in cui non sia anche il distributore, vende il programma finito a un canale tv. Io, in quanto editore interessato a produrre un libro su quel programma, devo contattare la casa di produzione italiana, che detiene i diritti per l’Italia, che deve avere a sua volta l’ok sulla proposta economica dalla casa madre; si valuta poi eventualmente se ci sono delle possibilità di promozione con la rete televisiva che trasmette il programma. Stesso discorso vale se un conduttore o una conduttrice che può essere interessante; in questo caso si lavora con il suo agente.

Quindi quando si parla di contrattazione, il piano di business più giocare un ruolo rilevante?

Assolutamente sì. Questo nei casi di tv, case di produzione etc. ha dei margini abbastanza limitati, ma quando la trattativa avviene solo tra editore e autore, allora sì, a volte si scatenano delle vere e proprie “battaglie”, soprattutto se l’autore è un autore importante, con grosse potenzialità. Spesso purtroppo si cade proprio lì, perché il conto economico del libro non permette di riconoscere una fetta di fatturato per tutti, dal momento che l’editoria rimane, nel confronto con gli altri settori, la sorella più “povera”.

Come dicevamo prima, nel catalogo della Varia di Rizzoli coesistono mondi completamente diversi, i libri di Alberto Angela accanto a quelli del Milanese imbruttito. Quali sono i pregi e i difetti del rapportarsi e del gestire ambienti tanto diversi?

Hai scelto proprio i due estremi perfetti (ride, ndr). Secondo me alla fine è davvero legato alla persona e a chi c’è intorno a quella persona. Per quanto riguarda i due casi in questione le direi che non è nemmeno tanto diverso: sia Alberto Angela, sia i ragazzi del Milanese Imbruttito sono persone di grande spessore professionale che gestiscono il rapporto con grande capacità e intelligenza, pur rappresentando due mondi diametralmente opposti.

Forse è difficile fare una vera classificazione.

È forse più facile classificare tra autori celebrities “dive” e persone che hanno mantenuto i piedi per terra. Per fare un esempio, Benedetta Parodi per noi è una specie di “fata” poiché è sempre stata molto professionale e mai arrogante, e parliamo di un’autrice che vende milioni di copie. Poi magari incontri un giovanissimo autore emergente che è stato toccato dalla fortuna, pubblica con Rizzoli, e ti aspetti che ascolti i tuoi consigli, che si fidi di te e invece no.

Ma non è certo la prima volta che vi confrontate con celebrities…

Negli anni ’90 c’è stato il boom di libri di comici. Anche lì si aveva a che fare con celebrities che non sapevano niente di editoria, solo di comicità, ma erano artisti che avevano alle spalle 15 anni di palcoscenico; oggi può succedere di lavorare con ragazzini di 16/17 anni, già inglobati nelle tenaglie di agenzie web che li aiutano a esplodere, con molto spesso delle basi familiari praticamente nulle e un grosso punto interrogativo sul loro futuro, ragazzi che sei mesi prima erano a scuola e nel giro di pochissimo diventano i divi del paese digitale; va da sé che è tutto più rischioso.

Possiamo dire allora che dipende dal settore di provenienza?

Non si può generalizzare, ma è vero che troviamo una prevalenza di queste difficoltà nel mondo web e in molti casi i rapporti sono delicati. Ma al di là delle difficoltà, per me è sempre una magia quando riesco a far incontrare bene due mondi così estremi e opposti, cioè l’editoria tradizionale e il web. Quando riesco a unirli in un libro che funziona sono davvero felice, e credo che questo sia davvero il lato meraviglioso del nostro lavoro.

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