Nuove professioni: il copywriter secondo L’Erbolario

Claudia Del Giudice

Si sente spesso parlare di nuove professioni digitali. Una di queste è quella del copywriter. Ma quali sono le abilità necessarie per questa figura? È poi così lontana dall’editoria tradizionale? L’abbiamo chiesto a Claudia del Giudice, copywriter de L’Erbolario ed ex allieva del Master, ospite di Editoria in progress il 19 aprile 2016.

Partiamo dalla tua esperienza di copywriter presso L’Erbolario. Spesso si pensa che dopo un master in editoria sia automatico voler diventare editor, redattori o, con una formazione come la tua, traduttori. Tu, invece, hai scelto una nuova professione, “cugina” dell’editoria tradizionale. Perché questa scelta? E in cosa consiste il mestiere di copywriter? È poi così lontano dai tradizionali lavori editoriali?

La verità? Sono sempre stata attratta dai profumi. Passare da quello della carta a quello delle fragranze L’Erbolario è stato per me molto naturale.
Sono sempre stata affascinata dal loro mondo, dai cosmetici ma anche dai valori in cui crede fermamente questa azienda: amore per le persone, per gli animali, per la natura.
Oggi è un onore per me far conoscere alle clienti i nostri prodotti, farle sognare con la nostra poetica, farle riflettere con le nostre iniziative a favore dell’ambiente!
Il lavoro del copywriter non è affatto lontano dai tradizionali lavori editoriali: anche qui si scrive, si corregge, si coordinano i giri di bozze… insomma, si vede nascere un prodotto! Che poi questo sia un libro o un cosmetico non fa molta differenza: l’importante è emozionare ed emozionarsi mentre si lavora. E per questo posso ritenermi davvero fortunata!
Poi, detto tra di noi, non mi sono mai sentita un pesce fuor d’acqua: in ufficio sono sempre circondata da bellissimi libri che parlano di fiori, piante, botanica, tecniche erboristiche…

Torniamo all’esperienza in L’Erbolario. Ci sono delle lacune che sentivi di avere quando sei entrata in questa realtà? Se sì, sei riuscita a colmarle? E in che modo?

All’inizio devo ammettere che ero un po’ spaventata. Venivo da una logo_erbolariorealtà editoriale molto romantica (nel vero senso della parola: scrivevo e correggevo romanzi d’amore!) ma spesso poco pragmatica. Non conoscevo la vita di un’azienda piccola, figuriamoci quella di una realtà affermata come quella de L’Erbolario!
Ma sin da subito, grazie alla collaborazione di tante colleghe e colleghi, mi sono sentita ben accolta e sono riuscita a scoprire, passo dopo passo, tutti i meccanismi che regolano una grande azienda.

Docente di scrittura creativa per le realtà Bookbank e Auser, nonché autrice di libri come Semplice, come i francobolli (indies g&a) e Sfumature d’amore per Mondadori: la scrittura è l’amore di una vita o colpo di fulmine?

Qui non ho alcun dubbio: la scrittura è decisamente l’amore della mia vita!
Ho cominciato a scrivere a tre anni e da allora non ho mai smesso. Diciamo che sono figlia d’arte: mamma insegnante di italiano e papà ingegnere ma anche compositore di musica per il teatro. Il risultato? Ho scritto il mio primo testo teatrale a nove anni, Natale in casa Natale, una commedia che è stata messa in scena in varie occasioni, l’ultima volta tre anni fa.
Poi è stata la volta dei racconti, delle poesie, di Semplice, come i francobolli (una sorta di diario sragionato del mio viaggio in Transiberiana ma non solo), di Sfumature d’amore e infine di Sexabolario (Emma Books), un libro che mi sono divertita tantissimo a scrivere!

Il tuo curriculum vanta la collaborazione con l’agenzia letteraria Grandi&Associati, iniziata come esperienza di stage del Master in editoria e poi proseguita come vera e propria esperienza lavorativa. Di cosa ti sei occupata in quei due anni di lavoro? E cosa ti ha lasciato?

Ho adorato la Grandi&Associati, non solo per il tipo di lavoro ma anche per le fantastiche persone che ci lavorano. Grazie a loro sono cresciuta tantissimo e ho imparato tutto ciò che so.

C’è qualche aneddoto che ti è rimasto particolarmente impresso della tua passata vita da stagista, sia in termini di vittorie che di “sconfitte”?

Cominciamo dal ricordo bello: la prima quarta di copertina che ho scritto per l’antologia Tipi da spiaggia, edito da Emma Books. Che emozione vederla pubblicata!
Ricordo brutto: prima di iscrivermi al Master, ho lavorato per un periodo come traduttrice per una celebre casa editrice, di cui non farò il nome. Ho tradotto quattro libri, dall’inglese e dal russo. Non sono mai stata pagata, alla fine mi sono arresa.
Ma voglio vederla in un’ottica positiva: grazie a questa esperienza ho imparato a farmi valere e soprattutto ho capito che nella vita volevo continuare ad avere a che fare con l’editoria e con la scrittura.

Infine, diamo uno sguardo alla tua formazione: prima laureata in interpretariato di conferenza alla Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori, poi decidi di “cambiare direzione” e di spostarti sull’editoria. Di questi tempi si dice che la laurea in lingue sia un po’ un jolly e che può essere speso in campi come l’economia o la politica internazionale. Tu invece hai scelto la strada, forse, “meno battuta” (per dirla con Frost): a cosa è dovuto questo cambio di direzione? E, in fin dei conti, reputi di aver preso una direzione molto diversa rispetto a quella che è la tua formazione iniziale?

Ammetto che questa domanda, negli anni, me l’hanno fatta in tanti. Ho una risposta? Mah!
Scherzi a parte, ho amato la mia facoltà e le lingue che ho studiato, spagnolo e russo. Ho viaggiato molto per motivi di studio e devo dire che questo percorso mi ha aiutata a crescere e a essere più comprensiva nei confronti di ciò che, spesso sbagliando, reputiamo “diverso” solo perché non lo conosciamo.
Una volta entrata nel mondo del lavoro, tuttavia, mi sono resa conto che quello dell’interprete non faceva per me: bellissimo, per carità, ma troppo stress, troppa competizione… Avevo bisogno di qualcosa che mi appassionasse davvero. E solo la scrittura mi faceva emozionare.
Così ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato e ho provato il test d’ingresso al Master. E mi è andata bene!
Oggi devo dire che riesco a coniugare perfettamente i miei studi, sia quelli linguistici sia quelli editoriali. Mi occupo, infatti, degli impianti grafici dei prodotti L’Erbolario, che attualmente stanno diventando tutti in doppia lingua, italiano e inglese.
Quindi devo scrivere e correggere in italiano, ma anche coordinare il lavoro dell’agenzia di traduzioni e fare le revisioni dei testi inglesi.
Meglio di così non poteva andare!

Claudia Del Giudice sarà ospite di Editoria in progress nell’incontro:

NIENTE LIBRI, SIAMO AUTORI! VIVERE DI SCRITTURA E STORYTELLING
Martedì 19 aprile 2016, ore 17.00
Università Cattolica del Sacro Cuore, via Nirone 15, aula NI110
Vedi il programma completo.

Un commento

  1. Pingback:Lo storytelling, questo sconosciuto

Commenti chiusi