Neo edizioni, dalla passione per i libri al Premio Strega

Logo Neo Edizioni NeroNon sarà tra le case editrici che il 2 luglio si contenderanno il sessantanovesimo Premio Strega, ma difficilmente Neo edizioni si scorderà questa primavera 2015. Con XXI secolo di Paolo Zardi la piccola (ma combattiva) casa editrice nata nel 2008 a Castel di Sangro (AQ) è riuscita a entrare nella lista dei dodici finalisti. È la conferma che attraverso un attento lavoro di scouting le piccole case editrici possono essere luoghi preziosi per lo sviluppo della letteratura italiana.
Entriamo nel dietro le quinte di Neo edizioni con Francesco Coscioni, suo co-fondatore.

Aprire una casa editrice è sempre una follia. Com’è cominciata questa avventura?

È cominciata per passione, semplicemente. Grandi lettori, amanti dei libri, della scrittura e della lettura. A un certo punto, in un atto di grande presunzione, ci siamo detti che i libri che volevamo leggere ce li saremmo fatti da soli: non potendo scriverli, per ovvie limitazioni, abbiamo deciso di scovarli e pubblicarli.

Da che esperienze venivate prima di fare gli editori?

Abbiamo avuto entrambi trascorsi in piccole case editrici locali, ai tempi dell’Università. Io poi ho avuto un lungo trascorso nel mondo della comunicazione e del marketing, il mio socio Angelo Biasella nel mondo del giornalismo.

Tre aggettivi per descrivervi.

Attenti, curiosi, dissacratori.

Il successo di una piccola casa editrice è frutto di un giusto mix tra passione e capacità imprenditoriale. In che modo si realizza questo equilibrio nella vostra esperienza?

All’inizio eravamo passione pura, un metallo incandescente che bruciava. Pian piano abbiamo avuto necessità di darci una forma, di regolare uscite e piani editoriali, di far quadrare i conti. La selezione è diventata più forte, la consapevolezza della nostra linea editoriale sempre più chiara e a seguire anche la conoscenza del nostro zoccolo duro di lettori. Abbiamo capito anche che avere il romanzo del secolo è una cosa importante ma non l’unica. Quel romanzo deve essere imbragato di tutta una serie di attenzioni. Azionare leve, spingere su una piuttosto che su un’altra. Insomma, devi valutare le risorse di cui disponi e come indirizzarle a seconda del libro che pubblichi. In questo senso conoscere la natura e riuscire ad immaginare la vita di quel libro può fare la differenza.

 

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Il mercato editoriale italiano è caratterizzato da una forte concentrazione. Pochi grandi gruppi si dividono una grande fetta di titoli, spazio in libreria, copie vendute e fatturato. Come fa una piccola casa editrice a sopravvivere? Che doti bisogna avere? Voi su cosa puntate?

Se pubblichi per lo più narrativa, come facciamo noi, è inevitabile confrontarsi con la concorrenza delle major. Siamo lettori di narrativa per lo più, tra l’altro non di genere, e sposando la nostra passione abbiamo scelto il settore più rischioso. Sopravviviamo e viviamo della nostra costanza, del perseverare su una proposta editoriale molto precisa, il tentativo di crearci una nicchia laddove non ne esistono. Pubblichiamo pochi titoli all’anno facendo una selezione e un lavoro di editing molto accurato, ai limiti dell’artigianalità, cercando di creare una dimensione in cui l’aspetto dialogico, umano e affettivo resti centrale, sia con gli autori, sia con i lettori che con i vari attori del mondo editoriale.
Dalla copertina alla singola virgola, niente è lasciato al caso, tutto rientra in una visione precisa. Col tempo ci siamo costruiti un seguito, di autori, di lettori, di librerie affezionate, ed è su questo spazio che lavoriamo, cercando di allargarlo di volta in volta. Puntiamo a lettori curiosi, che azzardano, ansiosi di scoprire la chicca, vogliosi di mettersi in viaggio con noi, di conseguenza cerchiamo di proporre pane per i loro denti.

Passiamo alla produzione. Quanti siete? Quanto vi affidate a collaboratori esterni?

In casa editrice, siamo in due – Francesco, io, ed Angelo. Oltre a noi, di collaboratori fissi, c’è Lucio Berardinelli, il nostro grafico impaginatore, nonché colonna portante, e Toni Alfano, il creatore delle nostre copertine. Non abbiamo un Ufficio Stampa fisso, come ti dicevo dipende da quando e quanto è il caso di attivare alcune leve, ma posso dirti che Francesca Fiorletta, che sta seguendo XXI Secolo, sta facendo un lavoro grandioso.

Ogni progetto ha anche una sua fisicità: in che spazi lavorate?

Abbiamo una sede/casa. Io e il mio socio abbiamo ognuno una sua stanza: io parlo molto al telefono, sbraito, mi commuovo, ecc. sarebbe difficile per lui leggere e lavorare sui testi mentre mi tiene al suo fianco. La sede poi è Castel di Sangro e questa localizzazione credo influisca molto sulla personalità della Neo Edizioni. Siamo in montagna, lontani un po’ da tutto ma neanche tanto, quella distanza che basta per annusare l’aria che tira ma restarne anche poco coinvolti, quella distanza necessaria per preservare un’identità.

Come vi ponete rispetto allo scouting? Siete ancora aperti all’invio di manoscritti o vi affidate di più ai consigli degli operatori e delle agenzie?

Restiamo aperti all’invio di manoscritti, restiamo pur sempre dei gran curiosi, ma col passare del tempo lo scouting e i consigli ci rendiamo conto acquistano sempre maggior perso. C’è già una forma di selezione alla base.

Invece nei confronti del mercato straniero qual è il vostro modo di operare? Come siete arrivati per esempio alla pubblicazione de Il sale?

SCONTO-il-sale-jean-baptiste-del-amo-neo-edizioniCi affidiamo molto all’iniziativa dei traduttori che con noi agiscono anche come scout. Di solito sono nostri lettori, conoscono il nostro catalogo e il nostro gusto, son loro a proporci romanzi ed autori. Con Il sale è andata appunto così, Sabrina Campolongo, traduttrice, nochè lettrice Neo, ci disse che quel meraviglioso romanzo era perfetto per noi. Ci inviò sinossi, bio-bibliografia dell’autore, rassegna stampa, tre capitoli tradotti. Fu un’illuminazione. Non ci restò che contattare Gallimard e riuscire a ottenere i diritti.

Nel mercato mainstream ormai impazza la politica di titolo. Voi credete ancora nella politica d’autore e collana?

Il titolo con noi ha poco appeal. Tendiamo a pubblicare esordienti, scopriamo e proponiamo, questa è la nostra mission. Diciamo che “il titolo” con noi si costruisce nel tempo, mira a diventare cult nell’ambito della nostra nicchia, ma anche qui, più che il romanzone, è l’autore a venir fuori, tant’è che gli autori restano con noi, cresciamo insieme e in men che non si dica, noi diventiamo gli editori del tal autore.

La candidatura allo strega per XXI secolo di Paolo Zardi: ve la aspettavate?

XXI-Secolo-Paolo-Zardi-Neo-Edizioni-Premio-Strega-2015-x-sitoL’abbiamo voluta quella candidatura. Nel senso che quando per la prima volta abbiamo letto il manoscritto di XXI Secolo, ci siamo detti «questo è un romanzo da Strega». Fino ad allora non ci avevamo mai pensato. Ci sembrava una cosa lontana, ma poi quella epifania è stata così intensa da spingerci a trovare il modo di candidarlo. Non ci siamo mai chiesti se ce l’avremmo fatta o meno, sapevano solo di avere un gran romanzo, che di sicuro non sarebbe passato inosservato se ce l’avesse fatta a entrare. E così è stato: non solo è stato candidato, ora concorre per la cinquina.

Cosa bolle in pentola? Quali sono le prossime uscite?

Stiamo lavorando su alcune uscite e sul piano editoriale per il 2016 ma, essendo novità, aspettiamo a parlarne. Se non altro se ne vedranno delle belle.

 

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