Maria Paola Romeo, agente letterario e direttrice editoriale: un duplice punto di vista sul mondo del libro

Maria Paola Romeo

Dopo un importante percorso che la vede ricoprire posizioni di rilievo all’interno del mondo editoriale, tra le quali ricordiamo la direzione editoriale di Harlequin Mondadori, dieci anni fa Maria Paola Romeo diventa socia dell’importante agenzia letteraria milanese Grandi & Associati. Inoltre, dal 2011, è direttrice editoriale di Emma Books, casa editrice digitale dedicata al rosa.

Nell’intervista che ci ha rilasciato, ricca di preziosi consigli rivolti a coloro che vorrebbero diventare agenti letterari, Maria Paola Romeo sottolinea l’importanza di confrontarsi con molte esperienze diverse all’interno della filiera del libro. Ci offre, poi, un’interessante analisi delle tendenze della narrativa straniera in rapporto a quella italiana, soffermandosi in particolare sull’evoluzione del rosa in Italia e sull’editoria digitale, due temi interessanti e attuali.

 Comincerei con il suo ruolo di agente letterario, come descriverebbe il suo lavoro?

Il primo compito di un agente letterario è fare dei contratti: quindi, attraverso un lavoro di mediazione tra chi scrive e chi pubblica, fare in modo che l’editore a cui si vende il libro faccia un contratto che sia il più vantaggioso possibile per l’autore, un contratto che sia equo e corretto in tutte le sue clausole.

Un altro compito delicato è leggere il testo prima di proporlo all’editore. In questa fase si lavora a stretto contatto con l’autore e si cerca, se necessario, di migliorare il testo. Ciò non significa fare un lavoro di editing puntuale, che sarà poi compito dell’editore, ma una lettura preventiva in cui ci si scambiano consigli e opinioni. In alcuni casi bisogna poi scegliere e capire insieme quale sia l’editore giusto a cui proporre un libro, in altri invece, l’autore ha già un editore di riferimento.

Tutto questo significa vendere i libri degli autori rappresentati dall’agenzia, non solo in Italia ma anche all’estero. Infine, ci si occupa anche delle “altre vite” di un libro, per esempio si instaurano rapporti con produttori cinematografici, per gestire tutte le forme che il testo potrà assumere.

 Qual è stato il suo percorso personale e, in particolare, cosa consiglierebbe a coloro che sono interessati a intraprendere la strada dell’agente letterario?

Io faccio l’agente da dieci anni, prima ho lavorato tanti anni nell’editoria, quindi in diverse case editrici, ricoprendo ruoli sempre differenti, forse l’unica cosa che non ho fatto è il libraio.

La dote più importante che un giovane aspirante agente letterario dovrebbe avere, oltre all’amore per i libri, è la capacità di creare relazioni, dovrebbe essere capace di intessere e mantenere una importante rete di contatti. Nel nostro mestiere, infatti, bisogna essere in grado di rapportarsi sia con gli autori sia con gli editori e, spesso, saper mediare: non si può essere troppo timidi e, al contrario, ci sono momenti in cui ci si deve mostrare disponibili in momenti di grande pressione. In questo senso è davvero importante l’aspetto umano. Non c’è un percorso universitario più adatto di un altro. Certo è necessario parlare bene l’inglese e magari anche un’altra lingua, perché si hanno molti rapporti con l’estero, e conoscere ovviamente il diritto d’autore.

Come agente letterario e come direttore editoriale di Emma Books lei ha un duplice punto di vista sul mondo dell’editoria internazionale e sui cambiamenti intervenuti nel corso del tempo. Quali tendenze riscontra nella narrativa straniera, anche in rapporto a quella italiana?

Dai grandi successi editoriali internazionali, come Harry Potter, Twilight e le “Sfumature”, per fare qualche esempio, il mondo si è uniformato anche dal punto di vista letterario. Ciò che è cambiato è il rapporto tra il numero di pubblicazioni di autori italiani e stranieri: fino a quindici anni fa i titoli nelle nostre classifiche erano in gran parte traduzioni di opere straniere, oggi il peso degli italiani è più consistente, c’è un lavoro più massiccio da parte degli editori sui nostri autori. Questo in gran parte perché anche gli autori italiani si sono dedicati alla scrittura di genere (giallo, fantasy, rosa). Per gli editori è importante poter inquadrare con chiarezza un libro, ascriverlo a un filone specifico, per poterlo comunicare ai lettori.

Quanto alle nuove tendenze, l’ultimo filone è stato forse quello inaugurato dal grande successo della Ragazza del treno: è seguita una serie di gialli caratterizzati dal cosiddetto unreliable narrator, gialli di impostazione intimista. Altra “moda”: tutto ciò che è nordico, dai libri gialli ai manuali di self-help (vedi “hygge books”).

Proprio in relazione all’importanza assunta dai filoni, come lei li ha definiti, nel mondo editoriale, mi riaggancerei all’esperienza di Emma Books. La casa editrice che lei dirige nasce nel 2011 come casa editrice solamente digitale, perché? La scelta ha avuto a che fare con l’identità della casa rappresentata da una letteratura tutta al femminile?

È nata esattamente per questo motivo, sei anni fa abbiamo visto che in America il rosa in digitale vendeva moltissimo, anche attraverso il self-publishing; il digitale rappresentava una nuova opportunità per questo genere, per le donne che leggono il rosa e soprattutto per quelle che vogliono provare a scriverlo. Il fenomeno era veramente in espansione. Parlo al plurale perché su questo progetto con Grandi & Associati c’è BookRepublic: in particolare Marco Ferrario e io veniamo, tra le altre esperienze, anche dal mondo Harmony, rispettivamente come direttore generale e responsabile editoriale di Harlequin Mondadori, la casa editrice di rosa più importante in Italia.

Quando Emma è nata, il Kindle di Amazon non era ancora sbarcato sul mercato. Quando poi è esploso il fenomeno del self-publishing anche qui in Italia, gli editori hanno cominciato a fare “scouting” tra le autrici e gli autori che si autopubblicavano. Il primo caso eclatante in questo senso è quello di Anna Premoli, che dall’autopubblicazione è passata a Newton Compton, fino a vincere il Premio Bancarella.

Oggi le cose sono di nuovo cambiate: gli editori non guardano più alle classifiche degli autopubblicati per trovare nuovi talenti, bensì a quelle di WattPad. E il rosa, che era uscito dalla sua dimensione di ghetto passando dalle edicole alle librerie, oggi è ritornato nel ghetto, o per meglio dire nella sua nicchia (seppure bella grande), e quel ghetto è di nuovo in parte l’edicola ma soprattutto il digitale.

Quindi, a distanza di quasi sei anni, come vede il fatto di aver puntato tutto sul digitale? Lo rifarebbe?

Ultimamente, nonostante negli anni vediamo una crescita piccola ma costante del nostro fatturato, subiamo la concorrenza dei romanzi autopubblicati, non tanto per la qualità, che anzi spesso è scadente, ma per il prezzo molto basso. Inoltre abbiamo anche cominciato a proporre qualche libro in formato cartaceo (in print on demand), perché nonostante si temesse che il digitale avrebbe ucciso la carta, così non è stato. Stiamo quindi ragionando su come sviluppare il nostro progetto, senza svalutarci, senza perdere qualità e identità. Per rispondere alla sua domanda, se dovessi avviare oggi un nuovo progetto editoriale esclusivamente digitale, forse sì, lo rifarei, ma probabilmente in modo diverso.

Abbiamo incontrato Maria Paola Romeo in occasione dell’evento del 9 marzo 2017 Editor. L’arte di saper scegliere all’interno del ciclo di incontri Editoria in progress a cura del nostro Master Professione editoria cartacea e digitale dell’Università Cattolica. Un appuntamento dedicato al mestiere editoriale e alla capacità di districarsi tra innumerevoli proposte di pubblicazione, ma anche alla scelta della forma e del momento più adatti alla pubblicazione di un libro.

Maria Paola Romeo e i relatori

Nel corso del suo intervento, Maria Paola Romeo, fornendoci un duplice punto di vista sul mondo del libro e sulla sua evoluzione, ci insegna che ogni esperienza lavorativa è importante, perché la vita compie strani e tortuosi percorsi e ciò da cui ci si allontana un giorno, magari in cerca di nuovi stimoli, in un altro momento può assumere, sotto una nuova luce, la forma di un progetto futuro. Ci insegna poi che ogni prodotto, ogni testo, purché sia fatto seriamente e con cura, è degno di rispetto, a prescindere dal genere.

I prossimi appuntamenti di Editoria in progress saranno, mercoledì 12 aprile 2017, Oltre le parole. L’editoria tra illustrazione e infografica al Laboratorio Formentini per l’editoria, e giovedì 11 maggio, Professione fumetto, tra graphic novel e comics presso l’Università Cattolica.

Commenti chiusi