Manzoni in 140 caratteri, la sfida (vinta) di Pierluigi Vaccaneo

Leggere i Promessi Sposi un tweet al giorno? Si può. Ma non solo, si può anche chattare con don Abbondio e fare domande al profilo social di Pirandello. Dall’altra parte ci sono gli esperti di letteratura e comunicazione del progetto TwLetteratura, nato nel 2012 dall’idea di Pierluigi Vaccaneo. Oggi è diventata una sperimentazione didattica, così come l’app Betwyll, con cui gli utenti possono leggere i testi letterari sul loro smartphone e lasciare commenti a margine, vere e proprie glosse 2.0.

«Due progetti nati per gioco» come ci dice l’autore a margine dell’evento “Fare network. Social reading, bookinfluencer e chimica organica”, l’appuntamento di Editoria in progress organizzato nell’ambito di Bookpride Milano, «l’idea era di commentare un testo d’autore, anche impegnativo, in un tweet da 140 caratteri. Alla prima esperienza, su un testo di Pavese, gli utenti erano solo amici e parenti».

Oggi però i partecipanti sono molti di più.

Già con i giochi successivi, dedicati a Calvino e Pasolini, gli utenti sono diventati più numerosi. Poi abbiamo capito la potenzialità che Twletteratura poteva avere come strumento didattico: alcuni nostri utenti erano professori e hanno pensato di portare nelle loro classi il nostro metodo. Oggi abbiamo attivato un progetto con il colosso editoriale Pearson, a cui partecipano quasi 450 docenti con le loro classi. La nostra comunità è molto nutrita e sta diventando internazionale, collaboriamo anche con università americane, come Harvard.

Come funzionano i giochi e le collaborazioni di social reading didattico?

Quando abbiamo notato l’interesse degli insegnanti, abbiamo cominciato a proporre loro alcuni percorsi specifici. Tuttora, ogni anno facciamo delle proposte su temi o autori, ma spesso c’è un vero e proprio scambio di idee: i docenti che collaborano con noi dimostrano molto entusiasmo e sono loro stessi a farci delle proposte di giochi. Ad esempio, ad aprile partirà #infinito200, un gioco che celebra l’anniversario della celebre poesia di Leopardi, un progetto nato proprio dall’iniziativa di una docente marchigiana, Maddalena Santacroce.

Come si gioca?

Ogni docente interpreta a modo suo il metodo, che si fonda su tre pilastri: il primo è la lettura di un testo secondo la scansione di un calendario (ad esempio, un capitolo ogni due giorni). Oggi la lettura viene fatta in digitale, direttamente sull’app Betwyll. Il secondo è l’uso condiviso del social network, secondo una prospettiva di confronto e dialogo tra i lettori nell’ambiente virtuale. L’ultimo punto essenziale è il commento in 140 caratteri. L’idea di comunità per noi è fondamentale: il bello di questo gioco è superare l’individualità che connota la lettura. È un po’ come un gruppo di lettura, ma molto più esteso, grazia alla possibilità che i social network ci offrono: scavalcare i confini delle città e delle regioni, per dialogare in tutta Italia.

In questa prospettiva pensa che Twletteratura possa educare a un uso più consapevole dello smartphone?

Senza dubbio. Noi lavoriamo con ragazzini dagli otto anni in su e ormai a quell’età quasi tutti possiedono uno smartphone: immaginiamo che, da un uso esclusivo di poche app come Whatsapp e Instagram, utilizzino questo strumento per leggere. Non solo: la lettura su Betwyll è una lettura profonda, perché per riassumere un contenuto in 140 caratteri l’utente deve leggere più volte, rileggere e rielaborare il testo. Quindi, incoraggiando l’uso dello strumento digitale, cerchiamo di superare la modalità di lettura superficiale e rapida che contraddistingue le pagine online, per rieducare a un’analisi lenta, profonda e consapevole.

Torniamo al tema dell’internazionalizzazione: ultimamente avete attivato progetti attenti ai libri in lingue minoritarie.

Sì, anche in questo caso abbiamo iniziato in maniera molto sperimentale. Abbiamo lavorato con Gomer Press, un importante editore indipendente gallese, per leggere e tradurre un romanzo per ragazzi, The bus stop at the end of the world, in lingua inglese e gallese. La possibilità di leggere il testo in entrambe le lingue ha entusiasmato così tanto gli studenti che hanno aiutato l’autore a scrivere il secondo capitolo di questo testo.

Dal social reading al social writing, insomma?

In effetti, in questo caso l’attività di lettura condivisa è diventata qualcosa di più. Ma la cosa più importante è che, per la prima volta, un editore ha capito le potenzialità di queste dinamiche del digitale: ha accolto le idee dei ragazzi e le ha integrate a un lavoro professionale, per proporre una proposta editoriale molto interessante e del tutto nuova. In provincia di Cuneo, poi, abbiamo lavorato su un testo trilingue, in italiano, francese e occitano.

A proposito, lei opera anche sul territorio, soprattutto in Piemonte, dove dirige la Fondazione Cesare Pavese e collabora con il Polo del 900 di Torino. Come si coniuga una start-up nata in ambiente digitale con la presenza fisica sul territorio?

Il problema maggiore di una start-up digitale è proprio quello di non essere radicata sul territorio: in questo senso, la collaborazione con il Polo del 900 per noi è molto importante, perché ci dà la possibilità di lavorare anche in un ambiente fisico. Il nostro rapporto si basa su uno scambio formativo reciproco, grazie al quale possiamo contaminarci a vicenda con idee sempre nuove. La Fondazione Pavese è la chiusura del cerchio, perché è da lì che è nata Twletteratura: un progetto che vuole lavorare sui grandi autori con le nuove tecnologie. Perché in fondo siamo gli eredi dell’uomo vitruviano: scienza e umanesimo insieme.

Pierluigi Vaccaneo è intervenuto il 15 marzo 2019 a “Fare Network. Tra social reading, bookinfluencer e chimica organica”, primo evento di Editoria in progress 2019.

Vedi l’intervista a Matteo Fumagalli, ospite dello stesso evento: http://mastereditoria.unicatt.it/trash-non-solo-la-promozione-del-libro-ai-tempi-youtube-secondo-matteo-fumagalli/

Vedi la gallery dell’evento: http://mastereditoria.unicatt.it/fare-network-le-foto/