L’impronta dell’editore di Roberto Calasso

“Ma come si può essere sicuri di non deludere? È praticamente impossibile, se si ha a che fare con una schiera di ignoti, quanto mai disparati, come coloro che possono prendere in mano un libro. È meglio rinunciare. O altrimenti ridursi a una regola minima: pensare che non deluda ciò che almeno non ha deluso noi stessi”

Così, Roberto Calasso, scrittore e storico direttore editoriale di Adelphi, prova a tracciare il profilo di una linea editoriale che ha determinato l’inconfondibile identità della casa editrice milanese.

La prima impronta da cui Calasso parte per mostrarci i passi che ha percorso è quella di Roberto Bazlen, vero ispiratore della casa editrice. “Bobi”, come veniva soprannominato, aveva ben definito nelle intenzioni quello che Adelphi avrebbe potuto fare, scegliere libri unici. “Che cos’è un libro unico? È quello dove subito si riconosce che all’autore è successo qualcosa e quel qualcosa ha finito per depositarsi in uno scritto”. Da questa premessa nasceva la scelta di pubblicare come primo numero della “Biblioteca” Alfred Kubin, seguito da Robert Walser, Thomas Behrnard e Joseph Roth.

Su questa strada si andava delineando qualcosa di davvero audace in Italia, la presenza di un catalogo editoriale che annoverasse autori stranieri e italiani che probabilmente senza Adelphi non avrebbero mai avuto posto: “I libri unici erano perciò anche libri che molto avevano rischiato di non diventare mai libri”. Da questa impossibilità potenziale nasceva una prospettiva, un’intuizione che rispondeva sì a scelte di gusto ma soprattutto all’esigenza di farsi mezzo per un gruppo di lettori che negli anni sarebbe diventato un vero e proprio pubblico.

Tutto ciò non sarebbe stato possibile, sottolinea Calasso, senza il contributo e l’incontro essenziale di menti ed editori come Luciano Foà, fondatore della casa editrice e ricercatore della grazia come legge aurea nella scelta dei testi; Giulio Einaudi e la sua naturale capacità nel riconoscere opere di valore e ancora, Vladimir Dimitrijević. È quest’ultimo ad aver definito l’editore un traghettatore e un giardiniere, diversamente dallo scrittore che è invece qualcuno che ha in sé un giardino da coltivare o un viaggiatore da trasportare. Viene da credere allora che l’Impronta dell’editore sia quella ancora da lasciare e che, ogni volta, “un vero editore compone senza saperlo o anche sapendolo, un libro unico formato da tutti i libri che pubblica”.

Roberto Calasso – L’impronta dell’editore

164 pagg., 12 euro – Adelphi 2013 (Piccola Biblioteca Adelphi)

ISBN 978-88-459-2774-4

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