L’impronta dell’editore di Roberto Calasso

“Che cosa è Calasso immagineuna casa editrice se non un lungo serpente di pagine? Ciascun segmento di quel serpente è un libro. Ma se si considerasse quella serie di segmenti come un unico libro? Un libro che comprende in sé molti generi, molti stili, molte epoche ma dove si continua a procedere con naturalezza, aspettando sempre un nuovo capitolo, che ogni volta è di un altro autore”

Roberto Calasso, scrittore e storico direttore editoriale di Adelphi, delinea in quest’opera una storia dell’arte editoriale che dalla straordinaria figura di Aldo Manuzio arriva fino a Giulio Einaudi e Luciano Foà, fondatore nel 1962 della casa editrice milanese.

L’impronta dell’editore accompagna il lettore alla scoperta di un mestiere, quello dell’editore, che Calasso cerca di delineare attraverso il racconto della storia di Adelphi, che fin dagli esordi ha mostrato di saper comunicare al lettore la propria immagine, quella forma appunto, che è ciò che rappresenta l’impronta del suo editore.

In questo senso è centrale la figura di Robert Bazlen, “Bobi” per gli amici, il quale grazie al suo ruolo di consigliere editoriale ha saputo guidare per molto tempo, e forse guida ancora oggi, l’indirizzo della casa editrice nonostante la sua morte prematura. Egli era, come scrive Calasso, sensibile al “giusto suono” dei libri, di quei libri “unici” così li chiamava Bazlen, che fino a quel momento erano stati esclusi dal panorama editoriale italiano a causa di innumerevoli pregiudizi. Ciò che contava davvero per Bazlen è che il romanzo coincidesse con una esperienza, descriveva il libro unico come quel libro “dove subito si riconosce che all’autore è accaduto qualcosa e quel qualcosa ha finito con il depositarsi in uno scritto”. Adelphi dunque ha avuto il merito di introdurre nell’editoria del nostro paese autori come Robert Musil, Alfred Kubin, Joseph Roth e altri che sarebbero altrimenti rimasti a lungo sconosciuti.

Una casa editrice deve poter mostrare la propria forma: ogni libro, nonostante la diversità degli stili e degli autori, deve essere considerato come un singolo capitolo di un unico e più grande libro capace di contenerli tutti ed è su questo presupposto che Calasso conclude sul ruolo dell’editore, il cui unico compito deve essere quello di continuare a fare buoni libri, tenendo sempre a mente che il fine è il “faire plaisir a quella tribù dispersa, predisponendo un luogo e una forma che sappia accoglierla”.

Il testo di Roberto Calasso, a cavallo tra la storia dell’editoria, la memoria, e il futuro del libro dinnanzi ai progetti di digitalizzazione universale, è un testo imprescindibile per chiunque si voglia avvicinare al mondo dell’editoria.

Roberto Calasso – L’impronta dell’editore

164 pagg., 12 euro – Adelphi 2013 (Piccola Biblioteca Adelphi)

ISBN 978-88-459-2774-4

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