I libri per ragazzi? Si snobbano ancora, ma la qualità è più alta dei libri per adulti

Essere l’editor della Rizzoli ragazzi non gli bastava: Giordano Aterini è anche traduttore e scrittore (ma quando gli diciamo di aver letto il suo romanzo fa di tutto per cambiare discorso). Una laurea in scienze politiche, poi il Master in scrittura creativa alla Scuola Holden. Qui la scoperta di una passione, quella dei libri per bambini, sebbene da piccolo – dice – non ne avesse letti. Quando si siede al tavolino con noi per l’intervista all’ora dell’aperitivo ci confessa: «Ho lasciato l’editoria per ragazzi».

Cosa? Dopo sedici anni?
In Rizzoli mi sono sempre occupato della narrativa straniera per ragazzi: bambini, middle grade e young adult. A un certo punto, però, ho iniziato a curare solo la parte per giovani adulti, che è un’area di competenza molto ristretta, e questa cosa l’ho patita. Le tematiche si assomigliano, sono tutte incentrate sui dilemmi dell’adolescenza. Poi c’è stata la possibilità di entrare in Mondadori, un mondo tutto diverso, e l’ho colta: è stato il cambiamento più grande della mia vita.

Ora curi i libri per gli adulti, ma i libri per ragazzi sono amati da tutti. Secondo te, perché?
Credo che i libri per ragazzi non abbiano nessun superpotere. Il lettore tipico è spesso il lettore adulto a cui piace questa tipologia letteraria, proprio come piace a me. Inoltre chi frequenta da adulto il mondo per ragazzi è tendenzialmente molto disposto a provare realtà nuove, a fare tentativi di esplorazione, dunque non bisogna nemmeno inventarsi troppe cose.

Si parla di libri “per l’infanzia”, “per bambini”, “per ragazzi”, “per i più giovani”, “young adult”. Una letteratura complessa anche solo nel definirla. Quale evoluzione c’è stata nel tempo?
Il mercato è sicuramente cambiato, è evoluto ed è cresciuto in maniera mastodontica. Il motivo è perché nel nuovo millennio molti megaseller sono venuti fuori dal reparto per ragazzi: Harry Potter, Twilight, Hunger Games, Colpa delle stelle, Eragon, Le Cronache di Narnia. Nel momento in cui un nuovo settore comincia a essere riconosciuto come un forno di mercato, tutte le case editrici si fanno interessate e iniziano a presidiarlo.

Una letteratura in crescita, dunque. Ma qual è la differenza con il mercato internazionale?
Secondo me la differenza fondamentale è che il mercato italiano sembra un po’ di eco, come se fosse sempre in attesa di scoprire cosa succede all’estero per acquisirlo. Il mercato americano, per esempio, ha molte leve per far promuovere i libri e ha un bacino di lettori gigantesco. Il mondo italiano è più difficile: ci sono meno giornali, più scollamento rispetto alle librerie. E non ci sono lettori.

Ti sembra che oggi ci sia ancora una sorta di snobismo nei confronti di questa produzione?
Sì. Nonostante sia cruciale per le sorti di una casa editrice perché può farne il budget, e nonostante abbia delle dinamiche molto simili al mercato per adulti, la letteratura per ragazzi viene comunque considerata di serie B. È come se questi mega successi fossero considerati degli incidenti di percorso che prima o poi cesseranno.

Come è nata la tua passione per la letteratura per ragazzi?
Ho frequentato una scuola di scrittura creativa e, alla fine del corso, ho dovuto realizzare un lungometraggio. Ho pensato di creare una storia per ragazzi in stop-motion, ispirandomi all’immaginario di Tim Burton [Un soldo per le tue paure, Rizzoli, 2008, NdR]. Per farlo ho cominciato a leggere i libri che da ragazzo non avevo mai letto. Devo dire che mi ci sono appassionato così tanto che per un anno e mezzo non ho letto altro. Ci sono dunque arrivato dalla scrittura più che dalla lettura. Ci siamo trovati a metà.

Quali letture consiglieresti a un adulto che vuole avvicinarsi alla letteratura per l’infanzia?
Tendenzialmente escluderei i generi, come il fantasy, a meno che non si sia già più o meno appassionati. La parte più semplice è quella dalle elementari alle medie: per me lo scrittore da consigliare è Roald Dahl. Per i giovani adulti andrei su qualcosa di semi-letterario in cui fotografi molto bene quel periodo dell’adolescenza in cui tutti si ritrovano. Noi siamo infinito potrebbe essere un titolo, oppure Ogni giorno.

E tra i titoli che hai scelto tu per Rizzoli, cosa consiglieresti?
Di sicuro Il nido per i più piccoli, poi Ti darò il sole, Paesaggio con mano invisibile.

Ci siamo incontrati alla Bologna Children’s Book Fair 2018. Un’anticipazione su qualche titolo che hai acquisito?
Ho acquisito un titolo di realismo magico letterario, If these wings could fly, di un’autrice esordiente pubblicata da HarperCollins. È un libro con una violenza domestica molto verbale e una voce narrante incredibilmente potente. Parlo di realismo magico perché questa città viene invasa da corvi, in numero sempre maggiore. Lei è l’unica a non preoccuparsi per l’avvenimento e bisognerà scoprire perché.

Sembra un libro molto interessante. Purtroppo in Italia si legge poco.
Eh sì. Quando sono depresso mi dico: “Peccato che non sono nato in Norvegia e non faccio questo mestiere lì”. Quando vedi i negozi di telefonia pieni e le librerie vuote, un po’ ti prende a male. Ci metti tutta la tua passione e spendi tante energie mentali, ma poi interessa a pochissimi. Non capisco come le persone non possano non appassionarsi alle storie. Sono così legate alla natura dell’essere umano sin dagli arbori del mondo che inizi a chiederti dov’è che ci siamo persi.

In cosa si potrebbe migliorare, secondo te?
Mi piacerebbe che ci fossero più aiuti per i librai che ci credono, così come ci credono alcuni editori. Mi piacerebbe che ci fosse più interesse nelle scuole, che gli insegnanti dimostrassero che leggere è bello, aprendo delle finestre che altrimenti sarebbe impossibile aprire. Ci sono libri che diventano la struttura portante di quello che diventi da adulto, però richiede fatica. Magari il sabato a scuola non leggiamo I Promessi sposi, leggiamo Buzzati. Piano piano si forma un lettore vero che capisce che leggere può cambiare anche la vita di qualcun altro. Secondo me chi legge una visione un filo più complessa del mondo, e di conseguenza più sfaccettata, e di conseguenza più umana, ce l’ha.

Sei anche docente al Master Professione Editoria Cartacea e Digitale in cui tieni un corso incentrato appunto sulla narrativa per ragazzi. Hai incontrato difficoltà nel far approcciare degli adulti a questa letteratura che forse non leggono più?
Sono un appassionato di letteratura per ragazzi, mi chiamano a fare un corso e io ve la racconto. So che si tratta di libri con dinamiche narrative che possono non piacere a tutti: se la cioccorana ti fa schifo, il romanzo che ne parla non ti piacerà. Allo stesso modo, se non hai voglia di leggere gli struggimenti di un adolescente, diventa complicato che una storia anche ben scritta e stratificata ti possa piacere. La mia idea, però, è quella di descrivere un mondo editoriale con delle specificità ma anche molti elementi trasversali. Alcune dinamiche del mestiere, che siano per i ragazzi, per la saggistica o per gli adulti, sono le stesse. Inoltre sono fermamente convinto che la media dei libri per ragazzi sia qualitativamente più alta di quella per adulti. I libri per ragazzi sono più di pancia, più onesti, anche con meno pippe. Adesso il mondo è cambiato, però credo che ci siano delle cose che siano più o meno indubitabili anche da un lettore adulto più smaliziato.

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