Librai non ci si improvvisa. Ecco come affrontare un mestiere che cambia. Intervista ad Aldo Addis

Aldo Addis è direttore della Scuola Librai Italiani, una realtà dove si impara a rispondere alle nuove esigenze del mondo delle librerie. Impegno che continua al Master Booktelling, dove tiene un corso sulle logiche e i meccanismi delle librerie. Lui in libreria c’è praticamente nato, aveva sette anni quando il padre fonda la “Koinè”: “Ci sono cresciuto dentro, e ci lavoro dal 1991, quando l’abbiamo trasformata da universitaria in generalista” ci dice, “Il libraio è il mestiere che faccio da sempre e che ho sempre voluto fare. Ho sostituito mio padre con molta naturalezza. Questa stessa cosa non sta avvenendo per mio figlio”.

Cosa è cambiato?

Le condizioni che c’erano allora non sono più le stesse. C’è molta più difficoltà nel gestire una libreria al momento. L’Associazione Librai si sta impegnando per favorire un ricambio generazionale, ma questo è un mestiere difficile.

E cosa bisognerebbe fare?

Impegnarsi nella formazione dei nuovi librai. Questo mestiere ha un futuro, ma bisogna che accadano certe cose, come una formazione permanente e, a livello legislativo, contrattazioni per la filiera perché le librerie sopravvivano economicamente. È incredibile come si continui a osteggiare e a negare interventi che rispondano alle esigenze del mondo editoriale.

Facci un esempio.

Parlo di scontistica selvaggia e marketing, del tentativo di vendere libri in base agli sconti. Si taglia sui grafici, sulla promozione, sulla filiera, finendo a tagliare anche i lettori. Il mercato italiano di lettori forti è il sesto al mondo, ma adesso quelle stesse persone si stanno trasferendo su altro, come le serie televisive, perché non trovano la stessa qualità nelle scelte editoriali del passato.

La crisi dei lettori ha colpito un po’ tutti.

È vero che questa crisi l’hanno patita più i grandi dei piccoli. Ma insieme a una difficoltà delle grandi strutture (come a Roma), è fiorita la libreria di quartiere. In America si sono ribaltate le percentuali grandi/piccoli. La parcellizzazione è un limite, ma con una particolare attenzione ai costi e al mestiere che può dare un’attività propria, le librerie possono continuare a esistere. Un modello standardizzato non basta. Non si può pensare di entrare una libreria a Milano e a Catania e pensare che siano uguali.

I librai di catena e quelli indipendenti hanno le stesse esigenze?

Non proprio, nelle librerie in franchising o indipendenti tutti fanno tutto; in quelle di catena c’è una suddivisione dei compiti diversa. Il proprietario di una indipendente deve saper far tutto, nelle grandi ci si può specializzare.

Gli indipendenti hanno una libertà d’azione diversa.

Però rischiano la schizofrenia dell’ubiquità: social, stampa, vetrine, eventi dentro e fuori dalla libreria… Le fiere e i festival funzionano, ci danno dei margini, nonostante il mondo sembra essere più digitale di prima bypassando le mediazioni, la gente vuole ancora il contatto umano.

E la concorrenza di Amazon?

Il contrasto ad Amazon va fatto dal punto di vista legislativo e fiscale. Non versano tasse in Italia e non è pensabile che possano fare sempre il 15% di sconto su tutto. Il servizio dell’online è impossibile da contrastare, ma bisognerebbe migliorare la distribuzione libraria. Amazon perfeziona il sistema distributivo mentre nel frattempo si sgretola quello delle librerie. Con Mondadori a Stradella è crollato lo standard. [n.d.r. sede del polo più grande della distribuzione libraria italiana, protagonista nel mese di marzo di uno sciopero generale per rivendicare migliori condizioni lavorative]

Chi si rivolge alla Scuola Italiana Librai?

La nostra è una scuola per chi non fa il libraio, ma c’è chi decide di farla anche se lo è. Il reclutamento avviene in maniera canonica con un bando. C’è sempre un grande interesse, sia tra i più giovani che vogliono intraprendere questa strada, sia tra quelli più maturi ma insoddisfatti delle loro carriere. C’è chi dalla banca passa alla libreria.

Hai spesso a che fare con piccoli librai di “periferia”, realtà testarde?

Mi piace raccontare di un mio collega di Olbia che ho aiutato ad entrare nel circuito Ubik. Lavorava in una libreria tecnica, ha avuto l’umiltà e la forza di formarsi e diventare generalista, organizzando incontri e festival, diventando il punto di riferimento di una città che non era esattamente un miracolo per la sua vita culturale. Olbia gli ha immediatamente dimostrato gratitudine facendo schizzare i fatturati.

Fare rete è fondamentale.

L’atteggiamento di umiltà e di saper chiedere aiuto andrebbe favorita. Troppo spesso i librai pensano di essere troppo bravi e di non aver bisogno degli altri, è quello che ha fatto chiudere diverse attività. Un libraio che non pensa di essere parte di una rete non è un buon libraio.

E in questo la Scuola Librai è in prima fila.

Abbiamo pensato a una formazione che non può essere solo tecnica. La nostra direzione scientifica è la cattedra di management della Ca’ Foscari. Bisogna anche imparare il marketing. È indispensabile che ciascuno di noi ripensi al proprio mestiere e alla propria azienda. La libreria è un luogo di ritrovo accogliente, dove incontrare librai formati e intelligenti nelle relazioni. È così che il lettore ci premia.

Bisogna avere caratteristiche diverse dai negozi online?

Il libraio ha una qualità che è antica, è sempre stata la stessa e oggi più che mai è diventata obbligatoria: l’intelligenza relazionale, organizzare reti, occasioni di incontro, associazioni. È questo che lo rende migliore di un altro, quanto la sua presenza e quella della libreria hanno cambiato la sua comunità. È una cosa che si può anche misurare tangibilmente. È un aspetto oggettivo e rispetto a questo posso vantarmi di sbagliare pochissimo.

Quindi quali sono le caratteristiche indispensabili per un libraio?

L’umiltà. Spesso chi entra in libreria è un grande lettore, e spesso ne sa più di te; poi c’è quello che ha bisogno di incoraggiamento, e siccome sbaglia il titolo viene preso in giro. Dobbiamo rendere la libreria meno chiesa e più luogo di accoglienza. Spero che si diffonda il senso di appartenenza a un mestiere e professione di categoria. L’individualista è insopportabile, spero di vederne tanti collaborare e mettere a reddito una rete di relazioni, festival e incontri.

E la parte spoetizzante dell’essere libraio?

Non si ha il tempo di leggere, crolliamo sul cuscino, leggiamo meno di quanto vorremmo. Mi rendo conto che si fa una fatica immane in questo mondo in cui gli editori si occupano pochissimo dei lettori andando avanti per mode. Stiamo patendo un abbassamento della qualità. C’è un mercato talmente vasto che non dovrebbe essere difficile consigliare bei titoli, bisogna però riuscire a trovarli anche nelle novità e avere il tempo di leggerli.

Cosa non può mancare ad una libreria del 2019?

Non può non essere accogliente, l’offerta dipende da dove sei e cosa fai. Non c’è una standardizzazione, in questo momento. Chiaramente un’offerta pensata e originale è d’aiuto, specializzandosi senza diventare esclusivi. Vicino alle facoltà investire sulla saggistica, un settore ragazzi che porti le famiglie e i bambini non può mancare. Ci vogliono anche una serie di offerte che aiutino a fine giornata a reggere con il registratore di cassa, non trasformandosi in un bazar, ma offrendo una cartoleria di qualità, un’oggettistica particolare per il target della libreria.

La questione ebook sembra essere stata metabolizzata.

È un settore in espansione. La rivoluzione digitale non ha prodotto danni diretti alle librerie, il boom avvenuto negli Stati Uniti da noi non c’è stato. Il primato del libro cartaceo, soprattutto come regalo, rimane.

C’è un ma…?

I social purtroppo hanno cambiato le abitudini di lettura, che diventa breve e veloce. Stiamo perdendo lettori per questa metamorfosi. Come fare a invertire la tendenza? Non c’è un piano nella scuola che promuova la lettura lenta e profonda nonostante gli insegnanti si inventino di tutto per far leggere. Noi collaboriamo con le scuole ma non quanto vorremmo.

Tre libri che ti hanno cambiato la vita?

A dieci anni “Don Camillo” di Giovannino Guareschi. “Voglia di bene” di M. Scott Peck, e poi “La biografia del silenzio” di Pablo D’Ors.

E i tre libri che consigli più spesso negli ultimi mesi?

Non riesco a consigliare e leggere sempre le stesse cose. Al momento ti direi “Amen” di Antonio Ferrari. Il romanzo di Giulio Neri “A tìe solu bramo”, “Ottanta rose mezz’ora” di Cristiano Cavina.


Aldo Addis insegna Logiche e meccanismi delle librerie al Master Booktelling. Vedi l’elenco completo dei docenti del Master BookTelling Comunicare e vendere contenuti editoriali e del Master Professione Editoria.

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