Lavorare “con i piedi per terra”. I consigli di Valentina Cangemi per muoversi in editoria

Conoscere la vita di un prodotto dall’inizio alla fine, studiare il mercato e i propri concorrenti e uscire dal prodotto. Sono le tre caratteristiche che servono per lavorare in editoria secondo Valentina Cangemi, ex allieva del master e ora editor di magazine e prodotti flowpack per bambini in età prescolastica per De Agostini.

Per esperienza personale, credo che ognuno arrivi a questo master con un sogno. Tu ne avevi uno? Si è realizzato? 

Il mio obiettivo era l’editoria per ragazzi e, in particolare, i libri per bambini, gli albi illustrati. Sono sempre riuscita a rimanere nel target giusto, anche se non nel prodotto corretto. Questo perché a un certo punto ho dovuto scegliere e ho preferito mantenere il target piuttosto che il prodotto.

Ormai sono diversi anni che lavori nell’area kids. È un settore che ti senti di consigliare? Quali sono i suoi punti forti? E i suoi difetti? 

Oggi c’è una forte concorrenza, molti attori si sono presentati sul mercato. È un settore che soffre e cerca nuovi sbocchi: nuovi prodotti, nuovi modi di comunicazioni e di distribuzione. Per sua natura, infatti, è un tipo di prodotto veloce e in questo mondo le cose cambiano velocemente.

Hai lavorato anche per Manpower, dove avevi il compito di svolgere i colloqui con i candidati. Questa esperienza è stata utile nel tuo percorso successivo?

Sì, perché mi ha dato una notevole consapevolezza del mondo del lavoro. Mi ha aiutato anche a muovermi tra le diverse forme contrattuali e a capire perché le aziende perdono decisioni che, dal punto di vista editoriale, sembrano insensate. Soprattutto, però, mi ha fatto capire quale fosse davvero il mio mondo: quello che volevo fare era lavorare in editoria.

Hai mai svolto altri tipi di lavoro oltre a questo e a quello in campo editoriale?

Ho dato ripetizioni, ho fatto la commessa nel weekend e la hostess in alcune fiere. E ho continuato anche nei primi anni in cui ho lavorato nelle case editrici. È stato faticoso ma mi ha consentito di proseguire in una direzione che al momento non mi garantiva autonomia economica.

Come editor ti occupi davvero di moltissime cose, dall’ideazione di un progetto, al coordinamento degli autori, fino al rapporto con il settore marketing. Ce n’è una che ami particolarmente o per cui pensi di essere più portata? 

Quello che preferisco è il lavoro puro del redattore, anche se non esiste praticamente più: si unisce sempre a molti altri compiti, soprattutto nelle case editrici, dove c’è più attività di controllo che di coordinamento. Comunque mi riesce bene, ho una buona visione di insieme. Correggere le bozze, però, è quello amo davvero; lo lascio per quando sono nervosa e sento il bisogno di isolarmi.  Una cosa che proprio non mi piace fare è la ricerca iconografica.

L’ultima cosa che ti chiedo è una specie di consiglio. Quali sono secondo te le tre capacità che ognuno di noi dovrebbe avere per lavorare in editoria?

Uno: conoscere la vita di un prodotto dall’inizio alla fine; avere ben chiaro cosa c’è prima e dopo di sé. Per porsi le domande giuste e agire correttamente per il fine che ci si è posti.

Due: conoscere il mercato e i propri concorrenti. Aver presente come lavora chi fa prodotti simili e copiare con intelligenza non è un male: serve per arrivare a un prodotto ottimale.

Tre: uscire dal prodotto, ovvero guardare agli altri prodotti, non solo editoriali, perché i trend sono universali e possono essere traghettati nel proprio prodotto per renderlo più forte.

In più, bisogna rimanere con i piedi per terra. Se voli e basta puoi cascare. Se non ci sono le fondamenta poi è dura; si parte da lì e il resto si costruisce poi pian piano, con i casi della propria vita e le esperienze degli altri.

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