L’Agente letterario da Erich Linder a oggi a cura della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori

 “Il mestiere dell’agente letterario […] è un mestiere di rapporti umani prima che di rapporto di scambio. E in questi rapporti il genio di Erich Linder fu quello di avere sempre fatto prevalere, nell’interesse di tutti, le ragioni più profonde e insindacabili della creatività letteraria”

Omaggiare l’agente letterario Erich Linder e descrivere ciò che resta del suo ruolo nell’editoria odierna: è questo lo scopo del libro curato dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, che prende le mosse dal convegno Tra autore e editore, organizzato a vent’anni dalla morte di Linder nel 1983.

L’opera si articola in tre sezioni, ciascuna caratterizzata da un contenuto e uno stile specifici. Nella prima – la più nutrita e forse anche la più riuscita – autori, editori e futuri agenti letterari, tra cui spiccano Oreste Del Buono, Inge Feltrinelli, Leonardo Sciascia e Giorgi Soavi, rievocano con commozione la figura umana e professionale di Linder, la sua influenza sulla loro vita e carriera, il suo ruolo all’interno del mondo editoriale degli anni Sessanta e Settanta. La somma di questi punti di vista restituisce un’immagine viva, articolata ma anche univoca (per l’abbondanza degli interventi fino un po’ ripetitiva) dell’uomo che introdusse in Italia la figura del mediatore tra autore e editore. Soprattutto, risulta evidente l’affetto e l’ammirazione da lui suscitato non solo presso gli autori, difesi e coccolati senza risparmio di energie, ma anche tra gli editori, suoi ‘nemici’ sul campo di battaglia dei contratti, ma di fatto alleati nell’intento di promuovere sé stessi e l’autore attraverso una scelta accorta delle pubblicazioni. A tal proposito, è ammirevole come questo libro faccia emergere con chiarezza le differenze e le contrapposizioni tra la figura dell’editore e quella dell’agente letterario. Come ben sintetizzato da Luigi Bernabò, “per Linder era lo scrittore ad avere sempre ragione, perché la sua dimensione era troppo al di sopra di quella in cui si muovevano coloro che attorno ad esso e su di esso vivevano: gli editori, anche i migliori, coloro che più rispettava e ammirava, non erano in fondo a suo modo di vedere altro che commercianti”.

Da questo punto di vista più ampio prende le mosse la seconda parte del libro, volta a descrivere i mutamenti del panorama editoriale dei primi anni Duemila rispetto alla digitalizzazione, alle nuove legislazioni e alle dinamiche di concentrazione. I contributi di questa sezione risultano però meno omogenei: qualcuno sommario, qualcuno troppo specialistico, qualcuno decisamente autocentrato. Per la natura corale dell’opera, l’aspirazione più generalista di questa parte appare forse un po’ troppo ambiziosa.

Molto più azzeccata nello stile e nel contenuto è invece l’ultima sezione, una tavola rotonda di confronto sull’internazionalizzazione dell’editoria affidata a poche figure di spicco, che riescono a discutere in modo chiaro e dinamico i loro punti di vista e a delineare un quadro contrastato ma coerente del mondo dei diritti all’inizio del terzo millennio.

Nel complesso l’opera è curata con un’attenzione che le conferisce autorevolezza, attraverso le brevi biografie che precedono ciascun intervento, la bibliografia e gli indici conclusivi, e insieme capacità di intrattenimento (penso alle riproduzioni delle lettere tra Linder e i suoi protetti). La scelta della forma corale vivacizza la scelta di un tema senz’altro destinato a un pubblico specialista, pur penalizzando la seconda parte, a vocazione più saggistica, e appesantendo un minimo la prima. È comunque centratissima la descrizione di Linder, così come la narrazione delle sfide dell’agente letterario negli anni più recenti.

 

Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori (a cura di) – L’Agente letterario da Erich Linder a oggi

156 pagg., 18 euro – Sylvestre Bonnard 2004

ISBN 9788886842910

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