La Prigione della monaca senza volto di Marcello Simoni

“La sua autentica vocazione era studiare le molteplici manifestazioni del male. Il male che si annidava ovunque, anche nei recessi del più glorioso edificio sacro. Il male che veniva venerato sotto forma di idoli, di demoni, di calibani. Il male che aveva costretto le alte sfere dell’Ecclesia a segregare gli ordini femminili in una clausura sempre più austera per preservare le monache dal peccato”

Dopo Il marchio dell’Inquisitore (Einaudi, 2016) e Il monastero delle ombre perdute (Einaudi, 2018), l’inquisitore Girolamo Svampa, personaggio forgiato dalla penna di Marcello Simoni, ritorna a condurre le sue indagini ne La prigione della monaca senza volto (Einaudi, 2019), un thriller storico dove gioca un ruolo di primo piano anche la psicologia dei personaggi, il più delle volte non ciò che dicono di essere e abili a mentire a loro stessi.

Girolamo Svampa è un frate domenicano inquisitore, personaggio astuto ma anche ambivalente e contraddittorio, diviso fra la ragione che lo obbliga ad agire secondo i principi dell’intelletto e una rabbia repressa che lo conduce invece a lottare con se stesso e con il mondo, in cerca di una vendetta personale. È perciò un personaggio fatto di luci e ombre, proprio come il secolo in cui sono ambientate le sue vicende, il Seicento, periodo in cui la Chiesa, all’indomani del Concilio di Trento, ha necessità di ricostruirsi e sconfiggere le ultime vestigia di superstizione, paganesimo e folklore.

Nei primi due romanzi Girolamo Svampa è nominato Inquisitore dal Sant’Uffizio e si trova a operare a Roma, prima indagando sul mistero del ritrovamento del cadavere di un uomo incastrato dentro un torchio tipografico e poi, nel secondo romanzo, del rinvenimento dei corpi di un uomo e di una donna con la faccia di capra, fenomeni alla cui base c’è la magia nera. Svampa non crede nei demoni e nelle streghe, ma si trova, nelle sue indagini, a confrontarsi con strani fenomeni e con la negromanzia, che, in qualche modo, lo coinvolge. Ha infatti un marchio sul collo procuratogli da Gabriele da Saluzzo, l’uomo che ha ucciso suo padre e che è legato al negromante Torrefosca. Il dolore di quella ferita brucia e arde di vendetta ogni volta che Svampa sente la parola negromante o entra in contatto con Saluzzo.

Svampa, però non agisce da solo, ma al suo fianco troviamo padre Capiferro, altro domenicano, dotato di grande cultura e amante della sapienza tanto da essere riuscito a memorizzare tutti i libri della sua biblioteca; il bravo Cagnolo, servo fedele di Svampa e Margherita Basile, una sorta di dark lady seicentesca che si rivelerà fondamentale per Svampa e metterà in crisi le sue convinzioni umane e religiose.

Ne La prigione della monaca senza volto, Svampa non si trova più a Roma ma si aggira per i vicoli milanesi, riprendendo suggestioni di memoria manzoniana per renderle un noir di grande impatto. Milano si pone agli occhi del lettore come una città ambigua che vede confrontarsi due poteri: quello spagnolo e quello ecclesiastico, ma il potere delle due spade non è affatto equilibrato. Federigo Borromeo, il grande arcivescovo di Milano, uomo che vorrebbe salvare il mondo dal male e dalla magia ma è allo stesso tempo attratto dall’esotismo e dalle statuette pagane, si trova a lottare non tanto contro maghi e negromanti quanto contro un potere politico che fatica a riconoscerlo. Eppure col male è obbligato a confrontarsi e perciò accetta di appoggiare Svampa nelle sue indagini.

Il male, infatti, incombe su Milano e lo fa attraverso uno dei personaggi più enigmatici della storia: la monaca senza volto, ossia Virginia de Leyva, conosciuta come la Monaca di Monza, consigliera fraudolenta e abile ingannatrice che ha espiato le sue colpe murata viva nel ritiro di Santa Valeria. È proprio lei che attira Svampa a Milano per portare a compimento la sua vendetta. Ma tutto ha un prezzo e a pagarne con la loro stessa vita sono tre monache, che vengono trovate pietrificate, colpevoli di aver troppo curiosato e punite da un male che viene da lontano e affonda le sue radici in un abbandono e in un tradimento. Molti sono i misteri che restano insoluti alla fine del libro. Che siano indizi per una nuova indagine dello Svampa?


Marcello Simoni sarà presente all’incontro NARRARE LA STORIA. CARTA STAMPATA-SCHERMO, ANDATA E RITORNO, venerdì 10 maggio 2019 al Salone del Libro di Torino, nostro ospite per il ciclo di incontri EDITORIA IN PROGRESS 2019. Con lui, Guido Casali programming manager di Sky Arte, Luisa Cotta Ramosino, produttore creativo di Medici-Master of Florence, e Anita Rubini, giornalista di “Focus Storia”.


Marcello Simoni – La prigione della monaca senza volto

385 pagg., 17,00 euro – Einaudi, 2019 (Stile libero big)

ISBN 9788806240059

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