La notte più lunga di Michael Connelly

“Le informazioni più preziose si trovavano sul retro, e Ballard leggeva quei mini-rapporti con un interesse quasi antropologico nei riguardi di Hollywood e della società in genere. Aveva messo da parte una scheda solo perché le piaceva ciò che aveva scritto il poliziotto: ‘Il soggetto è una foglia al vento, va dove il vento lo porta. Domani sarà soffiato via, nessuno sentirà la sua mancanza’.”

È così che vanno le cose a Los Angeles: crimine dopo crimine, omicidio dopo omicidio, la vita di tutti procede nell’indifferenza e nell’oblio. I colpevoli, a volte neppure identificati, vengono spazzati via da quello stesso vento che fa ingrossare il mare della California (e delle Hawaii) e ne forma le onde.

Ma non è così per tutti. La detective Renée Ballard, che fin dalla prima scena viene dipinta come fiera e intelligente, ha una forte passione per il suo lavoro e non è disposta a piegarsi alla passività generale del corpo di polizia. A causa di una cieca fiducia nel sistema, ne è diventata una delle vittime e, costretta a lavorare al turno di notte (il cosiddetto “ultimo spettacolo”), decide di occupare la mente e le lunghe nottate di lavoro facendo luce su alcuni casi irrisolti. È così che incontra Harry Bosch, detective più anziano di lei, ma altrettanto scaltro e intuitivo; un personaggio a cui i lettori di Connelly sono affezionati dall’inizio degli anni ‘90.

La coppia si trova a indagare sull’omicidio di Daisy Clayton, una squillo scomparsa misteriosamente nove anni prima la cui madre, ex tossicodipendente, è ora ospite in casa di Bosch – non senza che questo causi evidenti conflitti di interesse.
L’indagine, che costituisce la linea di trama principale del thriller, si dispiega lungo tutto il corso della storia, in un’alternanza di capitoli dedicati solo a uno dei due detective e scene che li vedono agire insieme. Sono molti gli altri crimini che fanno da sottofondo a quello principale, susseguendosi e dipingendo nella mente del lettore una visione chiara dello status quo di Hollywood e San Fernando, dove la prostituzione e le gang regnano quasi incontrastate.

La scrittura di Michael Connelly è estremamente chiara, ricchissima di dialoghi, e niente è lasciato al caso. Ogni termine particolare dello slang usato dai poliziotti e ogni riferimento a fatti precedenti viene spiegato, rendendo l’intero quadro accessibile a chiunque. Il ritmo è incalzante; le pagine si girano una dopo l’altra e sono pochi i momenti di calma apparente in cui il lettore può tirare il fiato.

La notte più lunga è una storia in cui quasi tutti i buoni vincono e quasi tutti i cattivi fanno una brutta fine. Ma ciò che sorprende e convince, ciò che va al di là della verosimiglianza e della prevedibilità, è il legame che pian piano si crea tra i due detective, che si riconoscono grazie alle cicatrici, testimoni visibili dei fantasmi del loro passato. Decidendo di diventare colleghi, scelgono di condividere l’instancabile passione che hanno per il lavoro e di cercare quella giustizia in cui in fondo non smettono di credere, inevitabilmente consolando l’uno la solitudine dell’altro nel rispetto e nell’amicizia. È una storia – un intrico di storie – che porta in primo piano la natura dinamica di una città come Los Angeles, e regala uno spaccato della complessità della vita umana e dei rapporti che la costellano.

Michael Connelly – La notte più lunga

384 pagg., 19,90 euro – Piemme 2019

ISBN 9788856672954

Sono nata nel 1996 in provincia di Varese, dove tutt'ora vivo.
Ho sempre amato viaggiare e dopo due semestri all'estero non ho difficoltà a immaginarmi a casa fuori dall'Italia.
Da sempre affascinata dal mondo, ho studiato Lingue, comunicazione e media per comprenderlo e ora frequento il master Booktelling per contribuire a raccontarlo.

About Martina Clerici (Master BookTelling)

Sono nata nel 1996 in provincia di Varese, dove tutt'ora vivo. Ho sempre amato viaggiare e dopo due semestri all'estero non ho difficoltà a immaginarmi a casa fuori dall'Italia. Da sempre affascinata dal mondo, ho studiato Lingue, comunicazione e media per comprenderlo e ora frequento il master Booktelling per contribuire a raccontarlo.

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