La lunga marcia dal testo al libro: cronache di un’esercitazione collettiva

Nella seconda metà di novembre, Editrice Bibliografica pubblicherà nella collana I mestieri del libro il manuale di Maria Vittoria Gatti sul ruolo dell’ufficio stampa in campo editoriale. La classe del Master è stata parte attiva del processo di realizzazione. Vediamo in che termini.

L’officina dei libri non è molto diversa da una qualsiasi altra officina: anche qui, il sommo principio organizzativo coincide con la divisione del lavoro.
Procedendo verticalmente, da monte a valle del processo di produzione, esaminiamo anzitutto compiti e incombenze del coordinatore generale, quello che con parola d’altri tempi potremmo designare come “proto”. Nel nostro caso, a tenere le fila è Ilaria, di purissima fibra ligure, dotata di quel senso pratico che ha permesso ai mercanti levantini di prosperare per secoli e secoli nei commerci (e a noi di non arenarci).

Dunque, Ilaria, in cosa è consistito esattamente il tuo incarico? (La serietà e la finta professionalità con cui le pongo la domanda le strappano una risata, considerato che negli ultimi mesi abbiamo vissuto come gemelle siamesi)

Nella fattispecie, il mio compito prevedeva la raccolta sistematica dei materiali prodotti dai diversi gruppi, l’impegno affinché le tempistiche vengano rispettate, la ri-verifica dell’uniformità dei testi, l’impaginazione delle appendici del libro e la mediazione tra Elisa e Matteo (i nostri docenti di redazione dei testi e correzione bozze, n.b.). Inoltre, affiancata da Silvia, Barbara e Maria ho soprinteso ai lavori di uniformazione delle interviste che i nostri colleghi hanno fatto a professionisti del campo nel corso del Salone del libro, di Tempo di Libri e degli altri eventi di Editoria in Progress. Venendo alla ricerca iconografica, e cioè alla selezione delle immagini con cui realizzare il “commento visivo” al testo, una nota di merito va a Silvia, che si è addossata l’intero carico di lavoro.

Passiamo adesso ai tre diversi nuclei operativi in cui la classe è stata ripartita. A ognuno dei tre gruppi spettava un capitolo da correggere, revisionare, uniformare o, per farla più breve, da passare ai raggi X. È stato radiografando le pagine inviateci dall’autrice in corso d’opera che abbiamo potuto affilare pian piano i ferri del mestiere e arricchire il nostro capitale umano. Ore e ore seduti in cerchio intorno a un pc, con lo scopo di stanare e correggere ogni refuso, di scovare ogni incongruenza del caso, di segnalare con opportuni commenti tutto quello che – per una ragione o per un’altra – “non ci suonava”. A tratti, specie a ridosso delle scadenze fissate dalla nostra tabella di marcia, abbiamo sprigionato una foga da cecchini. La correzione bozze è un safari: devi addentrarti nella savana fittissima del testo “in divenire” e prendere bene la mira.
La lunga china che culmina nel libro bello e fatto, però, è lunga: sgrossato il testo, rimangono il menabò e l’impaginazione a video, con gli opportuni software (e che per chiunque non abbia familiarità con i programmi di grafica quest’ultima fase dei lavori è la vera e propria bestia nera). Anche in fase di impaginazione, sono la compattezza e lo spirito di gruppo a far la differenza.
Il libro uscirà in autunno e noi, in un certo senso, ne siamo stati gli “ostetrici”: abbiamo contribuito al parto finale, presenziando sin dalle prime contrazioni.
D’altra parte, “editare” rinvia al verbo latino ēdo, cioè “emettere, far uscire, mandare fuori”, ma anche “partorire, generare, dare alla luce”. Mai come adesso, possiamo rendercene conto anche noi.

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