Jessica Chia: dal Master in Editoria al “Corriere della Sera”

Jessica Chia, diplomata del nostro Master in Editoria, oggi collaboratrice di “La Lettura” e “Il Corriere della Sera”, racconta come l’editoria cartacea e digitale rispondano oggi a esigenze di lettura totalmente differenti e soprattutto come questo si ripercuote sul lavoro in redazione.

In poco tempo hai fatto diverse esperienze e tutte con realtà importanti del mondo dell’editoria, prima con “Wuz” e ora con “La Lettura” e “Il Corriere della Sera”. Che tipo di competenze e capacità sono oggi più richieste per lavorare in redazioni come queste?

Competenze digitali, creazione di contenuti per il web, gestione dei social network e metadati per l’editoria sono stati i primi requisiti richiesti in entrambe le realtà. Ormai tutto passa dalle piattaforme digitali, ma soprattutto attraverso i social network, che sono diventati tra i primi canali di diffusione delle notizie (nel bene e nel male). Inoltre, avere uno sguardo a 360° gradi sul mondo editoriale è sicuramente una componente importante da cui partire: la conoscenza del mercato librario, i festival letterari e tutto ciò attorno a cui ruota il mondo del libro è fondamentale per creare contenuti, sia cartacei che digitali. E infine competenze più settoriali, come la produzione di recensioni o interviste. Queste ultime capacità sono anche le più complesse da acquisire, ma l’esperienza sul campo rimane sicuramente la scuola migliore.

Corriere della SeraVista la tua esperienza come redattrice web e creatrice di contenuti per la stampa, sapresti dirci quali sono a tuo avviso le principali differenze nell’elaborazione e nella scrittura di contenuti web rispetto a quelli pubblicati su supporto cartaceo?

Questo è il binomio fondamentale che oggi spacca in due tutto quel mondo erede del cartaceo, dal giornalismo all’editoria. In questo momento storico i prodotti destinati alla stampa procedono su due binari vicini ma indipendenti: carta e web. Premesso che la mia (piccola) esperienza si basa su argomenti di natura culturale, quello che ho potuto osservare è che sul web passano senz’altro contenuti più veloci e immediati, motivo per cui devono essere più accattivanti, in modo da attirare a colpo d’occhio l’attenzione del lettore, spesso distratto ma sempre più affamato di notizie. Tutti noi, la maggior parte delle volte, leggiamo da dispositivo mobile, spesso di fretta, quasi con poca attenzione. Invece, contenuti molto lunghi e certi tipi di argomenti funzionano meglio sulla carta, supporto fondamentale per gli approfondimenti, che richiedono un tempo meno sacrificato.

Uno degli aspetti fondamentali che distingue i due canali è quello che riguarda l’ottimizzazione del motore di ricerca, ovvero il “Seo”, regola fondamentale per non essere fagocitati dal web. A parità di contenuti, le titolazioni sono sempre diverse e devono passare attraverso le regole di digitazione. Ma la prima differenza tra questi due mondi è l’obsolescenza delle notizie, che oggi corrono alla velocità di un click. Con l’avvento del digitale la carta è già vecchia nel momento in cui viene stampata. Inoltre i contenuti web sono “eterni”, quelli cartacei no. Ma quello che la carta dà rispetto al web, secondo me, è autorevolezza, attenzione, eleganza, equilibrio della forma grafica, importanza iconografica, che al web ancora manca. Il web ingurgita tutto allo stesso modo, “fake news” e contenuti di qualità.

La Lettura

Secondo te quanto conta oggi per una testata come quella della “Lettura” e del “Corriere della Sera” avere una piattaforma online? Condividi la scelta di tenere legato il sito web ai numeri cartacei, o pensi che il sito di un giornale dovrebbe muoversi con più autonomia?

Conta ed è fondamentale: è un canale – una realtà – che non si può più ignorare. Ma il sito web del quotidiano si muove in autonomia rispetto alla carta, per le ragioni elencate sopra e perché è naturale che su questo canale le notizie sono aggiornate in tempo reale. Il giornale si divide infatti tra questi due linguaggi che poi – per voler semplificare – spesso coincidono con un’appartenenza generazionale.

Per quanto riguarda una realtà come quella de “la Lettura”, il discorso è diverso. L’inserto culturale del “Corriere della Sera” ha fatto, fin dagli esordi, una scelta che è stata sia importante, sia coraggiosa: ovvero quella di non lasciarsi “divorare” dal web. “La Lettura” esiste solo in formato cartaceo, usufruirne significa uscire di casa, andare all’edicola e iniziare a sfogliarla. E questa non è solo una visione romantica legata all’atto del leggere. È qualcosa connesso alla nostra scelta di dilatare il tempo, alla materialità di un gesto quasi dimenticato, alla tradizione di un supporto che abbraccia orgogliosamente l’innovazione del suo contenuto. E poi i lettori che la acquistano e la leggono riscoprono un’usualità che è il frutto di una scelta mirata e affezionata. E il lettore affezionato è quello che non ti tradisce (quasi) mai. Ovviamente il supplemento ha anche un canale web, un raccoglitore di contenuti ex novo che si appoggiano agli argomenti trattati e approfonditi sulla carta, una specie di premessa a quello che sarà in edicola.

Hai frequentato il Master in Editoria dell’Università Cattolica. Lo consiglieresti a chi vuole intraprendere una strada come la tua?

Consiglierei certamente l’esperienza del Master in Editoria e il primo motivo è perché offre una possibilità concreta di intraprendere uno stage all’interno di una realtà lavorativa. Inoltre il master dà un assaggio di quella che è l’editoria su tutti i fronti in una visione realmente a 360°, oltre a essere, prima di tutto, un campo di scuola personale che può offrirsi come l’occasione per scoprire, dentro di noi, risorse che non sapevamo nemmeno di avere. Potenzialità che non avevamo mai colto, ascoltato, assecondato.

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