#ioreggoraitre. Ovvero, una sera a #ioleggoperché

Andy Warhol lo aveva capito molti anni fa.
Giovedì 24 aprile, io, Giovanni Miele e Andrea Massi, siamo stati ospiti a #ioleggoperché, una trasmissione in onda su Rai 3 in occasione della giornata mondiale del libro. Ci è stato chiesto di raccontare, anche a nome del Master, la nostra esperienza di messaggeri (per approfondire le meravigliose attività svolte a riguardo dal Master puoi leggere questo articolo qui).
“In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”, diceva Andy Warhol. Anche degli aspiranti operatori editoriali. Fortunatamente io, Giovanni e Andrea ci siamo giocati sì e no due minuti. Ne abbiamo altri tredici, puliti puliti.

Ore 14.30
Pausa pranzo al bar del Piamarta. Michela, la nostra tutor, dice alla barista:
“Stasera il Master va in tv”.
La barista mi guarda un po’ schifata.
“Non andrai mica all’Infedele?”
Scopro che in passato il professor Ferdinando Scala – uno che ha fatto la storia di Garzanti – ha portato gli studenti a fare da pubblico all’Infedele, programma di approfondimento politico condotto da Gad Lerner e andato in onda su La7. L’Infedele ha chiuso nel 2012, ma alla barista questa cosa deve esserle rimasta impressa.

Ore 17
Finiscono le lezioni del Master. Se ne vanno tutti, ma io, Giovanni e Andrea abbiamo una missione. Dobbiamo prepararci e raggiungere l’Hangar Bicocca, dove ci sarà la diretta. Prima però c’è un’altra cosa che dobbiamo fare. Una correzione bozze. Un bravo operatore editoriale mette davanti a tutto il suo lavoro, non importa se c’è Rai 3, Favino, Marcorè e una scaletta che Pippo Baudo se la sogna la notte. Ci mettiamo nei quattro angoli della stanza per lavorare individualmente. Siamo talmente concentrati che solo in un secondo momento ci accorgiamo di essere in tre.

image

Ore 17.30
Dopo aver finito la correzione bozze e aver uniformato i dialoghi alle regole Garzanti (per approfondire vedi Piccolo Manuale di editing, Modern Publishing House, pagine 41, 42, 43) ci prepariamo per la trasmissione. Ci chiediamo se la maglietta di #ioleggoperché necessiti di un ulteriore tocco. Giovanni dice che la tv ingrassa, così proviamo ad ingegnarci. Uno di noi, del quale manterrò l’anonimato per ragioni di privacy, ha portato sedici camicie per capire se era possibile fare qualcosa. Uso l’iperbole perché il professor Bicchieri ha detto di usare le figure retoriche e un bravo operatore editoriale segue i consigli dei suoi maestri. Alla fine, retorica o meno, decidiamo che metterci una camicia sotto la maglietta non è poi una cattiva idea.

Primo inciso
Vi racconto tutto questo backstage per condividere il successo. Perché ormai siamo persone famose, la gente ci ferma per strada, ci dice:
“Ma eri tu su Rai 3 con quella maglietta con scritto #ioleggoperché?”
Ad essere onesti ancora nessuno mi ha fermato, nessuno mi ha telefonato, nessuno mi ha scritto. La teoria che va per la maggiore nella mia famiglia è che #ioleggoperché, in quanto trasmissione sulla lettura, sia stata vista da un numero limitato di persone (se ti interessano dati sullo stato della lettura in Italia vai sul sito dell’Aie, Associazione Italiana Editori).
“Ehi, ma sei ingrassato?”

Ore 19
Ci presentiamo all’appuntamento in anticipo di mezz’ora. Ognuno di noi sfoggia con orgoglio il suo pass. Si è alzato un po’ di vento e i nostri nomi svolazzano fieri davanti alla security. Sento Morricone suonare. Siamo i tre messaggeri del libro, il buono, il brutto e il cattivo, siamo i tre dell’Ave Maria, i magnifici tre. Insomma, siamo carichi e l’uso delle figure retoriche ci viene così, senza fatica.

Ore 19.15
Siamo dentro. Favino canta nel suo camerino, si scalda la voce. Patrizia (o Francesca?) ci spiega quello che succederà. Il nostro pezzo è previsto per le 21.29. Ci verrà a prendere quaranta minuti prima e ci porterà al trucco. Poi verremo portati in studio, mi microfoneranno e ci piazzeranno nel punto x, dove si accenderanno le telecamere. Nel frattempo possiamo aspettare nella green room, dove potremo mangiare e sentirci dei pesci fuor d’acqua.

image

Ore 19.30
Mentre mangiamo arriva Benedetta Parodi, accompagnata da Rossella Biancardi, responsabile varia di Rizzoli. La Biancardi sta alla Parodi come Don King sta a Mike Tyson (con la sostanziale differenza che la Biancardi ha un’acconciatura molto più sobria di Don King e la Parodi può addentare orecchiette, ma certamente le orecchie no). Si fanno le foto, si scambiano battute. La Biancardi, che è da poco stata nostra ospite a Editoria in Progress (vedi questo articolo), è molto gentile con noi e finge così bene di riconoscerci che forse ci riconosce davvero.

Ore 19.45
Arriva anche la quarta messaggera, Federica. Federica fa l’attrice, ma non c’è nulla di finto. Ha distribuito come noi i libri di #ioleggoperché. Noi siamo stati in una scuola superiore, in un parco e in un bar, lei ha scelto la metropolitana. Penso, “In quanto attrice avrà certamente meno paura di noi”.
Federica riempie un piatto con delle verdure, si siede accanto a noi e ci dice:
“Me la sto facendo sotto”.

Ore 20.00
Siamo usciti a fumare. Prima non fumavo, ho cominciato adesso.
Giovanni e Andrea hanno deciso che sarò io a parlare. Cammino nervosamente ripassando il mio breve discorso da messaggero. Una cosa che tenevo in serbo per la cerimonia del Nobel per la Letteratura, e che ho riadattato in fretta e furia per l’occasione. Il pezzo inizia così: noi abbiamo lavorato in gruppo verso altri gruppi per cercare empatia e mettere a proprio agio le persone. Mi vengono dei dubbi. Il termine “empatia” è adatto alla serata? Non è un po’ troppo forbito? Meglio un sinonimo? “Sintonia” potrebbe andare? Un bravo operatore editoriale è affezionato a domande del genere.
Decido di eliminare: noi abbiamo lavorato in gruppo verso altri gruppi per mettere a proprio agio le persone.
Favino ha finito di canticchiare. Sta fumando una sigaretta. Eviterò facili parallelismi.

Ore 20.40
L’iperbole di camicie non è servita. Il tentativo di dare un tocco più intellettuale alla nostra esibizione viene fermato dal capo-costumista. Ci vengono consegnate tre magliette di #ioleggoperché appena stirate. Ce le faremo bastare.
Ci cambiamo e ci mettiamo in fila al Trucco e parrucco. Dentro c’è Geppy Cucciari e una tipa con un barboncino. Tra le persone famose qui intorno, io ne riconosco un terzo. La Parodi sì, la tipa col barboncino no, la Cucciari senza trucco no, col trucco sì.
Ci mettono del fondo tinta per non apparire lucidi durante la diretta. Non c’è problema, è improbabile che sarò lucido in diretta tv. In un minuto non si possono dire chissà quali cose, ma si fa in tempo a fare una figuraccia epocale.

image

Ore 21.00
Patrizia (o Francesca?) ci viene a prendere. Siamo in leggero ritardo. Attraversiamo uno spazio all’aperto ed entriamo nello studio. La prima cosa che ci viene detta è di metterci a sinistra e non disturbare. La seconda cosa che ci viene detta è di metterci a destra perché disturbiamo.
A destra di noi ci sono una ventina di sedie per un pubblico d’eccezione. Tra queste c’è Rossella Biancardi. Probabilmente ci sono i più importanti personaggi dell’editoria italiana e io non ne riconosco un terzo, ne riconosco un ventesimo. Nella tasca posteriore dei jeans ho il portafogli e dentro il portafogli ho una ventina di miei biglietti da visita. Mi ferma solo il microfonista.

Ore 21.20
Mentre mi microfonano mi appare davanti Alessandro Bergonzoni. Io adoro Alessandro Bergonzoni. Lo guardo, lo saluto. Gli faccio una smorfia che dovrebbe significare «Io sono solo un aspirante operatore editoriale che sta facendo un master in editoria, che ci faccio qui?» Lui mi fa una smorfia che potrebbe significare “Tranquillo, andrà tutto bene”. Mi batte un cinque. Andrà tutto bene, mi dico.

Ore 21.30
Tutto bene un cavolo. Una donna che non è né Patrizia né Francesca ci accompagna nel punto x. Passando di fianco alla Biancardi penso: “Speriamo di non giocarmi così una carriera”. Arriviamo al punto x, mettiamo i piedi esattamente nel punto x. Alla mia sinistra c’è Giovanni, alla mia destra Federica, alla destra di Federica Andrea. Poi, improvvisamente, alla sinistra di Giovanni si materializza Pierfrancesco Favino.
Desidero ardentemente essere il pubblico, un qualsiasi pubblico, anche quello dell’Infedele.

image

Ore 21.31 o giù di lì
Si accendono le luci. Si comincia.

Ore 21.33 o giù di lì
Le luci sono spente. Abbiamo finito.

Ore 21.34
Ho solo un vago ricordo di quanto ho detto. E, d’altra parte, di quanto mi ero preparato ho detto non un terzo, non un ventesimo, ma un ottantacinquesimo. Ricordo solo che a un certo punto ho avuto paura di essere saltato sulla voce di Favino e a un altro certo punto ho intravisto Neri Marcorè avvicinarsi e darmi un pugno cameratesco sul petto.

Secondo inciso
Una diretta tv è tutto montaggio. Si parla agli assenti. Non è fatta per chi è lì, ma per chi è a casa. Non si riesce a seguire un accidenti dallo studio. Si sente male, si vede male. L’unica cosa che riuscivamo a vedere era il profilo dell’ospite di turno, il gobbo che scorreva e, in un video alla nostra sinistra, la diretta con l’audio sfasato. Però quando Silvia Avallone ha preso la scena, agitatissima, e ha cominciato a parlare della genesi di A sangue freddo di Truman Capote, l’abbiamo ascoltata. È riuscita a catturare la nostra attenzione.
Capote se n’è andato dal centro del mondo, si è sporcato le mani ed è andato in uno sperduto paese del midwest per affrontare, raccontare, capire, le paure dell’America.

#Ioleggoperché c’è qualcuno in grado di svegliarmi dal torpore, di colpirmi proprio quando sono distratto. #Ioleggoperché certe volte è bene lasciare il proprio centro e abbandonarsi a un’altra vita, a un altro posto. #Ioleggoperché leggendo mi illudo di affrontare le mie paure, le mie angosce.
#Ioleggoperché #ioreggoraitre.

Commenti chiusi