Il ritorno tra i banchi? Io speriamo che me la cavo!

Ecco la nuova classe del “Master Professione Editoria cartacea e digitale” raccontata dalle voci dei nostri allievi: tante storie, tanti percorsi diversi e… tanta voglia di imparare, di crescere e di mettersi in gioco!

C’è chi ha conseguito un dottorato, chi ha trascorso un anno in Cina, chi ha vissuto in Inghilterra, chi conosce vita, morte e miracoli di Harry Potter, chi traduce dal giapponese e chi è stato speaker in radio. No, non è una nuova Spoon River, sono solo alcune delle storie dei nuovi partecipanti al “Master Professione Editoria cartacea e digitale” dell’Università Cattolica, che – forte di una storia più che ventennale come “Corso di specialista editoriale” – giunge quest’anno alla sua decima edizione. Venticinque ragazzi, provenienti da diverse regioni italiane, ognuno con un percorso e una formazione diversi, tutti accomunati da un’unica passione: i libri. Lavorare nel mondo dell’editoria, comunicare attraverso la parola e i suoi prolungamenti, curarne i contenuti, sono tutte attività che chi si avvicina a questo mondo, vuole imparare. Per riuscirci ci sono a disposizione 1.500 ore tra lezioni frontali, laboratori, stage e incontri con il mondo dell’editoria. Ma cosa significa tornare tra i banchi dopo aver già ottenuto una laurea? Proviamo a raccontarlo.

Ogni mattina, lo studente tipo del Master spegne per la seconda volta la sveglia, mette su il caffè e chiude un occhio davanti allo specchio. Con un po’ di ottimismo è fuori di casa in mezz’ora, corre a prendere il treno o la metro, recupera dallo zaino il libro iniziato la sera prima e prova a non perdere la propria fermata (accade anche questo, sì). Un po’ alla volta si arriva tutti a destinazione e la giornata di lezioni inizia.

Correzione di bozze, scrittura professionale, marketing editoriale e digitale, amministrazione e contabilità, redazione, gestione di un ufficio stampa, laboratori di editing e revisione, ore ed ore di lavoro pratico per imparare ad utilizzare correttamente i software della professione editoriale. Si alza spesso la mano, si chiede: “Ma per diventare…? A te è mai capitato? Cosa avrei potuto fare di diverso?”.

Ogni giorno impariamo qualcosa che non sapevamo, conosciamo chi c’è dietro quel libro che abbiamo amato, dietro l’idea che ha rivoluzionato il nostro modo di pensare alle parole, alle immagini. Scopriamo che dietro i libri ci sono persone, le stesse che ogni giorno si riversano in libreria o ci consigliano una lettura. Tutto questo è bellissimo e difficile, richiede l’uscita da un certo recinto sicuro di idee e conoscenze, provoca dubbi e soprattutto, innesta curiosità nuove. Ed ecco che si è diventati una classe, un gruppo in cui si discute, ci si confronta e si scambiano opinioni (compresi i commenti sulla schiscetta del pranzo!). Diventa importante l’aneddoto sullo sconosciuto incontrato in stazione, il film visto il giorno prima, il viaggio da fare. La classe è un luogo e in quanto tale, uno spazio che ha qualcosa da raccontare, a cui noi proviamo a dare volti e voci.

Poi ci si saluta, ognuno se ne va col suo carico di compiti e faccende da fare e tutti pensiamo: “Io speriamo che me la cavo”.

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