Ghost Writing: lo “scrittore fantasma” nell’immaginario hollywoodiano

ghost_writer_movie_image_ewan_mcgregor_and_pierce_brosnan-1Non ci sono molti film sui ghostwriter; curiosamente, esiste una quantità notevole di film su imprenditori, architetti, fotografi, mentre i lungometraggi sul mestiere dello “scrivere per conto terzi” sono piuttosto rari. Due di essi offrono spunti interessanti: parliamo di L’uomo nell’ombra (2010) di Roman Polanski e Young Adult (2011) di Jason Reitman.

Sia l’uno che l’altro hanno riscosso il favore della critica, e per buoni motivi; si tratta infatti di due prodotti di indubbio valore artistico. Chi lavora nel mondo dei libri, tuttavia, si domanderà forse quanto accuratamente il mestiere del ghostwriter sia stato rappresentato, e con quanta verosimiglianza; e se “lo zampino di Hollywood” non abbia piuttosto contribuito a romanzare un po’ troppo la professione, gratificando così lo spettatore nella sua ricerca di sensazionalismo ed emozioni forti.

In L’uomo nell’ombra, Ewan McGregor interpreta un ghostwriter che viene assunto per redigere le memorie di Adam Lang, ex primo ministro britannico recentemente accusato di crimini di guerra; neanche a dirlo, lungi dal passare un solo minuto a scrivere, McGregor verrà coinvolto in una ragnatela di intrighi, morte e spionaggio internazionale. Va da sé che nessuno si aspettava da Polanski un film intero su uno scrittore che batte testi al computer; pur tuttavia, ci sono alcuni dettagli che non ricevono adeguata rappresentazione. Ad esempio, McGregor è assunto da una casa editrice come freelance e messo su un aereo per l’America dall’oggi al domani, senza aver mai precedentemente visto di persona o contattato Adam Lang, l’uomo di cui dovrà redigere la biografia; sarebbe buona norma in un’agenzia di ghost-writing che l’autore e lo “scrittore ombra” si conoscano prima della firma del contratto, così da evitare in seguito l’insorgere di dissidi personali o professionali. Per di più, McGregor si prende diverse libertà che di certo non competono a un vero professionista, quali sbirciare negli affetti personali di Lang, essere ospitato in casa sua, fino a infrangere senza troppa esitazione un accordo di non divulgazione precedentemente firmato.

In Young Adult, Charlize Theron interpreta Mavis Gary, autrice “in ombra” di una serie di libri per ragazzi attribuiti però per questioni di marketing a un’autrice più giovane (young adult definisce appunto uyoung adult il filmn genere indirizzato agli adolescenti e spesso a tematica amorosa). Mavis è sboccata, superficiale, con la tendenza a bere un po’ troppo; passa il tempo a origliare ragazzine per assorbirne il gergo, e finisce spesso per parlare e vivere come una di esse. Assistiamo gradualmente alla parabola discendente della protagonista che, oramai preda di depressione e dissociazione della personalità, si convince di essere “bella e popolare” come l’eroina dei suoi libri e parte alla (ri)conquista della ex fiamma del liceo.

In conclusione, questi due tentativi hollywoodiani di rappresentare i ghostwriter e la loro vita soffrono di un certo pregiudizio di fondo: la figura di questo peculiare scrittore è sostanzialmente sospetta, ambigua, quasi a dire che, se si sta nell’ombra fingendo di essere quello che non si è, si finirà per pagarne care le conseguenze. Vedremo in futuro se, magari con ulteriori incursioni in questo genere poco frequentato, Hollywood e il cinema in generale torneranno a parlare di ghost-writing secondo nuove e più stimolanti prospettive.

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