Il futuro non invecchia di Alessandro Rosina

Il ruolo delle generazioni più mature sta soprattutto nel mettere le nuove generazioni nelle condizioni di poter rendere il futuro migliore. Rimane aperta la domanda: in cosa migliore?”

L’Europa sta invecchiando, l’Italia ancora di più. Il saggio di Alessandro Rosina ragiona su questo inevitabile passaggio e le sue ricadute sociali, antropologiche ed economiche, che in parte stiamo già vivendo. In demografia l’invecchiamento della popolazione è solo l’ultimo di una serie di processi che hanno caratterizzato la storia umana. In particolare, si distingue un grande momento di rottura, iniziato con la rivoluzione industriale, che prende il nome di Transizione, termine con il quale si identifica la drastica diminuzione della mortalità, unita a una moderata, ma costante, crescita della natalità. Questo processo ha portato la popolazione mondiale a raggiungere numeri mai visti prima, in tempi rapidissimi. Solo nel XX secolo la popolazione è passata da 1,6 miliardi a 6,1 miliardi, stabilendo un record che verosimilmente rimarrà imbattuto. In Europa la transizione è iniziata a scemare dagli anni ’70, quando a una diminuzione costante dei tassi di natalità si è unito un generale aumento della aspettativa di vita.

Questa è, in sintesi, l’interpretazione demografica, riassunta in maniera semplice e divulgativa da Rosina, che non indugia su lunghe liste di dati, ma preferisce ragionare su una loro macro-interpretazione, lasciando al lettore la parte più gustosa del lavoro del demografo. Ma quali sono le ricadute sociali di questo processo? L’Europa – e in modo più accentuato l’Italia – non ha ancora trovato un punto di stabilizzazione capace di reinterpretare questo inedito passaggio. Il processo che oggi sembra più minacciato è il cambiamento generazionale, sempre più polarizzato su un’esclusione delle giovani generazioni dai processi sociali, politici e lavorativi. Il ricambio generazionale, dice Rosina, si verifica non tanto in una sostituzione di ruoli speculare fra una generazione e l’altra – interessante in questo senso la citazione della “città invisibile” di Melania raccontata da Italo Calvino – ma attraverso un dialogo generazionale, che porta spesso a crisi e scontri, che sono tuttavia il motore delle novità. Quello che oggi sembra mancare è proprio questo dialogo, senza il quale un ricambio faticherà ad avvenire.

Rosina però non si limita a una critica sociale seppur lucida, calibrata e lontana da luoghi comuni, ma nel IV capitolo elenca dieci parole chiave per reinterpretare positivamente e creativamente questo presente. Iniziano tutte con la F di futuro: forza/fragilità, formazione, fare, fallimento, fiducia, famiglia, femminile, Facebook, fede, felicità. Una spinta propositiva che arriva a lanciare spunti di riflessione lontani da un facile ottimismo, e che contempla la bestia nera dei nostri tempi, e in particolare delle giovani generazioni, ossia la paura del fallimento.

Alessandro Rosina è professore ordinario di Demografia nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove dirige il Dipartimento di Scienze statistica applicata alle decisioni economico-aziendali. Dirige la rivista online “Neodemos” e ha scritto diversi libri sui processi demografici, con particolare attenzione ai loro risvolti sociali.

Alessandro Rosina – Il futuro non invecchia

93 pagg., 12 euro – Vita e Pensiero 2018 (Transizioni)

ISBN 9788834335451

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