Maria Vittoria Alfieri: la rivoluzione dell’editoria scolastica digitale

logoRcs-bigL’editoria scolastica vive oggi un momento di profonda trasformazione, una vera e propria rivoluzione, nella quale lo sviluppo delle tecnologie digitali assume un ruolo di primo piano. Ben lontano dall’essere un semplice supporto multimediale al libro cartaceo, il digitale rappresenta un nuovo paradigma cognitivo, un nuovo modo di conoscere e insegnare che rimette in discussione le modalità di trasmissione e le gerarchie del sapere tradizionali.

Di quest’argomento abbiamo parlato con Maria Vittoria Alfieri, responsabile Digital Teaching & Learning RCS Libri Education, che da quasi 20 anni si occupa proprio di queste tematiche e il cui lavoro ha portato alla nascita di molti progetti tra cui l’ambiente di apprendimento collaborativo MyStudio,  la piattaforma Mosaico, primo motore semantico di ricerca per la scuola,  Openbook il libro digitale interattivo e molti altri.

In che modo la rivoluzione digitale ha modificato le modalità di apprendimento e i modelli educativi?

Si tratta di un argomento molto aperto e dibattuto: secondo una corrente di pensiero il digitale non aiuta l’apprendimento, secondo un’altra è l’esatto contrario. Andando molto a buon senso, è evidente che abbia cambiato le cose. I “nativi digitali” hanno chiaramente degli stili di apprendimento differenti, non solo per quanto riguarda la scuola, ma nella vita in generale: utilizzano codici diversi, un linguaggio audiovisivo molto più spiccato, e ciò richiede la messa a punto di percorsi educativi appropriati. Oltre alla presenza di direttive ministeriali che obbligano ad inserire il digitale all’interno di ogni testo, sono proprio questi cambiamenti a influire sia sui genitori sia, gradualmente, sulle scuole.

Così, tutti gli insegnanti che utilizzano la tecnologia digitale (ovviamente con approcci diversi) hanno notato che, proprio grazie a questa, riescono a fare cose che prima non potevano, sia dal punto di vista del contenuto sia da quello degli strumenti a disposizione per lavorare su quel contenuto. E in più hanno la possibilità di attivare una serie di leve che spingono lo studente a pensare “che figata, vado a scuola”. L’introduzione delle tecnologie digitali all’interno di un percorso di apprendimento permette di far penetrare nella vita scolastica dei ragazzi alcuni strumenti che utilizzano normalmente nella quotidianità.

Quali sono gli strumenti su cui sta puntando maggiormente l’editoria scolastica digitale?

Prima di tutto ci sono degli strumenti obbligatori, ossia quelli previsti dalle leggi ministeriali, che si dividono in espansioni collegate online ai libri di testo e libri digitali interattivi, sostanzialmente versioni digitali dei libri cartacei che possono essere più o meno liquidi, più o meno complessi. Diversamente da quanto accadeva qualche anno fa, un libro digitale non è un file pdf del libro cartaceo, ma consiste in un’applicazione all’interno della quale confluiscono diversi corsi, con una user experience e una serie di strumenti integrati che permettono di lavorare sul testo (sottolineare, prendere appunti ecc.) e di attivare strumenti social (come creare una nota vocale da condividere con il resto dei ragazzi della classe, oppure salvare appunti e parti di testo sul quaderno e poi condividerlo), a seconda delle applicazioni dei vari editori. Molto importante è la possibilità di integrare i prodotti digitali all’interno di un ecosistema dotato di strumenti pensati per una didattica social. Nella pratica, un prodotto può essere utilizzato in maniera molto semplice e intuitiva (ad esempio per sfogliare e leggere un libro), ma, se si vuole, è possibile attivare una serie di strumenti che permettono di seguire una didattica che sia più 2.0.

Quindi, da un lato ci sono contenuti e prodotti che garantiscono il raggiungimento dell’obiettivo di apprendimento definito dai programmi ministeriali, attraverso espansioni che vanno a dare maggiore forza all’oggetto dell’insegnamento; dall’altro lato, esistono tutta una serie di strumenti che permettono di sfruttare gli aspetti più operativi del digitale.

In che modo gli strumenti digitali rispondono a esigenze e stili di apprendimento particolari?

La personalizzazione della didattica è sicuramente un tema centrale all’interno del dibattito in questo momento: attraverso gli strumenti digitali gli insegnanti hanno la possibilità di creare dei percorsi personalizzati per gli studenti, rispondendo alla loro unicità e alle loro specifiche modalità di apprendimento. C’è molta attenzione, ad esempio, ai bisogni educativi speciali, come la dislessia, per fare in modo che il ragazzo non debba avere bisogno del sostegno, come avveniva fino a qualche anno fa. La scuola dovrebbe poter garantire una continuità di apprendimento a tutti gli studenti, a seconda dei loro stili e delle loro caratteristiche, cosa chiaramente molto complicata. Il digitale mette a disposizione una serie di strumenti automatici che facilitano l’apprendimento, come il text to speech, cioè la lettura automatica del testo con il karaoke e l’easy reading che è il font per i dislessici.

Per quanto riguarda RCS Libri Education nello specifico, il libro digitale Open Book, si collega all’ecosistema My Studio che contiene tutta una serie di strumenti da utilizzare per creare la propria classe, delle lezioni personali, dei blog, degli esercizi interattivi ecc. Si tratta di strumenti che, legati ai contenuti e utilizzati in maniera coerente e integrata, permettono effettivamente di andare a clonare la realtà della classe, in modo da poter lavorare su quel contenuto indipendentemente dalle ore di scuola.

Quali sono i principali ostacoli alla diffusione dell’utilizzo degli strumenti digitali?

A mio parere l’ostacolo principale è il Ministero, nel senso che manca una piattaforma ministeriale che permetta a tutte le scuole di essere in rete nello stesso ecosistema. È vero che esistono delle direttive ministeriali per l’adozione del prodotto cartaceo, ma poi le piattaforme sono a carico degli editori che le sviluppano in modo indipendente.

Ma prima di arrivare a questo, c’è il problema delle infrastrutture: anche se ogni ragazzo ha il proprio device, la scuola deve avere delle infrastrutture adeguate, come computer, tablet, lavagne interattive e proiettori, senza sottovalutare la connettività, perché questi discorsi di socialità della didattica si possono realizzare solo se si è in rete. Purtroppo si tratta di una diffusione a macchia di leopardo, che può dipendere dalle singole scuole, dalla presenza di un dirigente scolastico in grado di trovare fondi e sponsorizzazioni, ma anche dalle Regioni che possono istituire finanziamenti per la digitalizzazione, come in Lombardia, oppure no.

Un altro ostacolo è rappresentato dalla formazione del corpo docenti: finora è mancata una reale formazione degli insegnanti strutturata sul digitale e incentrata sull’utilizzo didattico della tecnologia. Per i docenti, trovarsi davanti a generazioni più evolute digitalmente può essere una situazione molto complessa da gestire, anche dal punto di vista dei ruoli e, come conseguenza, questo gap generazionale può creare una forma di sospetto e di rifiuto verso la tecnologia. Non è possibile però ignorare il digitale, si tratta di una rivoluzione cominciata da tempo, e un numero sempre maggiore di insegnanti lo accettano e si avvicinano ai nuovi strumenti a disposizione con la consapevolezza che questi permettono di fare moltissimo, un lavoro più divertente, efficiente, coinvolgente per i ragazzi e soddisfacente per loro.

Cosa si può fare per superare quest’ostacolo?

Bisognerebbe intervenire in maniera strutturata sul corpo docenti, per traghettarli da un modello analogico a un modello digitale di didattica. Quello attuale è un periodo di transizione in cui i libri digitali interattivi, almeno nella grafica, sembrano un po’ una replica di quelli cartacei. Questo è dovuto proprio alla necessità di affiancare gli insegnanti, proponendo loro una versione digitale riconoscibile del libro cartaceo che hanno sulla cattedra. Oltre a questo tipo di lavoro, un editore deve, allo stesso tempo, ragionare anche in prospettiva, avere una visione tesa in avanti per riuscire a calibrare le attività di oggi e capire in quale direzione si muove l’editoria scolastica digitale, immaginando progetti che siano in qualche maniera più visionari. Così sono nati, ad esempio, My Studio, un ambiente in cui si integrano tante app diverse, sia di contenuto sia strumenti di lavoro, e Mosaico, un motore di ricerca semantica che ha visto la luce nel 2014 e al cui interno abbiamo inserito tutti i nostri contenuti per le scuole superiori, liquefatti e taggati in maniera tale da tradurli in risorse piccole e autoconsistenti.

In pratica abbiamo preso un centinaio di libri, li abbiamo trasformati in mattoncini, in tessere di mosaico, e li abbiamo messi dentro questo contenitore; poi abbiamo preso tutti i contenuti multimediali e le immagini e abbiamo fatto lo stesso; infine abbiamo individuato una serie di link esterni affidabili e li abbiamo collegati al contenitore, creando una sorta di “google per la scuola” che permette una ricerca semantica all’interno dei contenuti e delle relazioni di significato. Quindi, attraverso la piattaforma, l’insegnante può aggregare, personalizzare e distribuire il percorso selezionato alla classe o a un gruppo di studenti, e lo stesso può fare ogni ragazzo, realizzando percorsi trasversali, interdisciplinari e multimediali.

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