Editoria digitale. Due chiacchiere con Fabrizio Venerandi (Quintadicopertina)

tieGPLuML’uomo cambia il mondo e il mondo cambia l’uomo. Ogni nuova tecnologia incide nelle pratiche di trasmissione della conoscenza e in un certo modo nemmeno tanto astratto cambia il nostro modo di agire e di pensare.
In un mercato del libro in trasformazione c’è chi sperimenta nuovi modi di fare editoria, come Quintadicopertina, una delle case editrici digitali più attive in Italia. Scorrendone il catalogo si possono trovare collane di narrativa interattiva, originali abbonamenti a scrittori (Gianluca Morozzi e Francesca Genti), collane di poesia, di informazione e non-fiction. Tutto nel segno dell’innovazione.
Ne parliamo col suo fondatore, Fabrizio Venerandi. Genovese, classe 1970, è docente di eBook design nel nostro master e sarà presente al Salone del libro di Torino con due incontri.

Quali obiettivi vi eravate dati all’inizio, quali obiettivi vi date ora?

Siamo nati nel 2010 come casa editrice digitale, il nostro primo interesse era quello di pubblicare ebook. Oggi la nostra attività  si è diversificata: al lavoro prettamente editoriale si è affiancato quello di formazione per professionisti, enti e case editrici, quello di fornitrice di servizi per la creazione di ebook “complessi”, quello legato alla periodica e alle piattaforme di sviluppo come ePubEditor.

Per molte case editrici l’ebook non è che la versione digitale del libro tradizionale. Per Quinta di copertina che cos’è l’ebook?

L’ebook è un aggregato di storie, informazioni, dati, che verranno letti in molti modi diversi. Il nostro scopo, progettando un testo, è di comprendere in quali modi queste storie si potranno evolvere. Cerchiamo da un lato di non focalizzarci su un solo media, dall’altro di arricchire il nostro lavoro in modo che possa trarre beneficio dalle singole specificità.

Puoi farci un esempio?

Per esempio programmare una rivista sapendo che potrà avere una lettura con interrogazione dati in ebook e nello stesso tempo anche una uscita statica in quadricromia.

Il vostro catalogo è caratterizzato da prodotti che puntano a sfruttare il digitale. Multimedialità, interazione, e più in generale rottura della linearità. Però sorge un dubbio: al lettore forte interessa la non-linearità? Qual è il target? Esiste o è da creare? 

La risposta del pubblico è stata per ora circostanziata. Le polistorie (narrativa interattiva, n.d.r.) non hanno avuto un immediato  successo, così come altri esperimenti che abbiamo attuato in questi primi quattro anni, come gli abbonamenti al processo di scrittura degli autori o il Jukebooks. Quello che proponiamo con le polistorie, che è al momento quella che viene generalmente definita hypertext fiction, scompagina le abitudini dei lettori. Pensare di leggere un ebook che si adatta alla scelte che si fanno, o che contiene punti che vanno “risolti” per proseguire, o ancora un testo che può finire prima che lo si sia letto tutto, sono cose che in molti casi disorientano il lettore tradizionale. quintadicopertina-logoOgni lettore che legge una polistoria è una conquista. E paradossalmente il format dell’hypertext fiction viene invece avvertito come “datato” da un certo tipo di lettori molto attento alla novità tecnologica ma – forse – meno alla compiutezza dell’opera letteraria che si crea in questo o quel formato elettronico. Detto questo, ho definito la risposta del pubblico “circostanziata” e non fredda: i primi tre testi delle polistorie, complessivamente, hanno da tempo superato il migliaio di copie vendute e l’ultima polistoria pubblicata di Stefania Fabri è utilizzata da diversi laboratori scolastici all’interno di scuole e biblioteche. Anche la versione “wired” di Deep Web, il testo di Carola Frediani che si aggiorna nel tempo, ha avuto una interessante risposta dei lettori.

Per molti versi il digitale sta già cambiando l’editoria. Non tanto per ciò che riguarda il prodotto finale, ma senza dubbio nel processo di produzione, distribuzione e vendita. Quanto e in che modo l’editoria può ancora cambiare grazie al digitale?

Molto. In digitale progetti che su carta non sarebbero sostenibili lo diventano. Con i nuovi formati entra poi nell’ebook in maniera sempre più significativa il multimediale e soprattutto la programmazione, creando testi che saranno sempre meno libro e sempre più applicazioni software. Non ultimo, la progettazione in digitale di un testo permette la creazione di un unico workflow di lavoro, dove la parte redazionale lavora pensando alla organicità del testo, i grafici alla grafica, i programmatori alla visione interattiva dei contenuti e dove le uscite si differenziano poi a seconda delle esigenze.

Quanto invece può incidere nella pratica di lettura e scrittura?

Ci sono parecchie cose che devono ancora svilupparsi, ma è già oggi pacifico pensare che in molti ambiti si possa rompere il muro che divide l’autore dallo scrittore. Penso alla saggistica, ad esempio, dove è già oggi tecnicamente possibile pensare a ebook dove colui che legge può iniziare a editare, arricchire, personalizzare il contenuto che sta leggendo, non soltanto con note al margine, ma gestendo l’ebook come una sorta di “wiki” con cui avere a che fare in uno scambio attivo. O pensare a ebook i cui contenuti si aggiornano nel tempo man mano che l’autore continua a lavorare sui contenuti di cui si parla nel testo.

Quali sono le difficoltà attuali del mercato digitale del libro?

Tanti i punti che ancora vivono in una sorta di medioevo dell’editoria digitale. Sicuramente i formati.  Sono in genere presi in prestito da altri mondi, come quello del web, e non hanno una propria autonomia. Lavoriamo progettando ebook usando specifiche che chiaramente non sono adatte per farli. Ancora più pesante è il problema delle effettive implementazioni degli ebook reader. Se possiamo fare dieci, spesso siamo costretti a fare due per i vincoli, i limiti, le incompatibilità dei diversi programmi per leggere ebook. A questo si legano problemi di diverso genere legati agli hardware e alle politiche dei grossi player: DRM, formati chiusi e limiti delle tecnologie usate per la lettura elettronica ancora affaticano e rallentano lo sviluppo di una editoria naturalmente digitale. A volte si dice che il mercato dell’editoria digitale sia piccolo. Io penso che, considerati i mezzi hardware e software con cui lo si sta portando avanti, è un miracolo che abbia il seguito che attualmente ha.

Infine, una domanda per chi volesse lavorare nell’editoria digitale. Quali competenze e predisposizioni bisogna avere?

La risposta non è semplice. Direi che oggi si vive in un mare mosso e instabile. La mia idea è che oggi sia più saldo chi lo è meno, ovvero chi si pone sulla zattera delle specifiche e del codice. Io non so quanto durerà ePub2, o quanto ci vorrà perché ci sia uno sviluppo pieno dell’EPUB3 o del KF8, ma stimo che le specifiche che sono sotto al cofano di questi formati dureranno a lungo o si trasformeranno in cose maneggiabili da chi conosce le prime. Già oggi mi pare che il giro di boa per verificare la bontà di una procedura di lavoro non sia quello di saper fare ebook, ma di aprirli una volta che sono stati fatti per aggiustarli, modificarli, arricchirli. Farci altre cose. Conoscere le architetture per pensarne di diverse non ancora implementate. È un lavoro che ha una gamba nella redazione e una nella programmazione.

 Fabrizio Venerandi sarà presente al Salone del libro di Torino con due incontri. L’occasione giusta per approfondire il mondo dell’editoria digitale.

Sabato 16 maggio, ore 11.15
CON IL DIGITALE… LA FABULA CE LA FACCIAMO NOI! – BOOKSTOCK VILLAGELABORATORIO DI LETTOSCRITTURA COMBINATORIA
a cura di Quintadicopertina

assieme a Maria Cecilia Averame e Ludovica Brunamonti

e

Sabato 16 maggio, ore 17.00
COME RICONOSCERE LIBRI DIGITALI DI QUALITÀ. GLI EBOOK DI QUALITÀ ESISTONO, BASTA TROVARLI E SAPERLI RICONOSCERE – BOOK TO THE FUTURE
a cura di EFFATÀ EDITRICE

Assieme a Nicola Cavalli, Salvatore Nascarella, Gregorio Pellegrino e Aharon Quincoces Lorén

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