Editoria contro Covid? Vince la capacità di adattamento. Intervista a Giovanni Peresson

A gennaio è stato presentato dall’AIE il rapporto sullo stato dei canali trade dell’editoria, che evidenziava una crescita dopo anni di flessione. Poi il Covid-19. In poche settimane è mutato tutto ciò che definivamo normalità, e l’editoria non è sfuggita al cambiamento. Oggi, 26 maggio, AIE ha presentato i nuovi dati sul primo quadrimestre del 2020, in collaborazione con IE Informazioni Editoriali e Nielsen. Abbiamo chiesto a Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori, di fare chiarezza su ciò che la filiera editoriale sta affrontando e dovrà affrontare nei prossimi mesi.

 

Entriamo subito nel vivo della questione: i dati erano positivi, poi l’emergenza sanitaria e l’Osservatorio Covid-19: qual è adesso lo stato dell’editoria nel nostro paese?

Dai dati emergeva un segno positivo nel numero di copie vendute dopo tanti anni. Oltre a un segno positivo del mercato trade. Ciò che è successo dopo è facile immaginarlo. Un gennaio che era andato benino e un febbraio senza novità importanti. Poi l’emergenza con tutto quello che comporta, e con andamenti anche diversi di settimana in settimana per problemi di carattere logistico e con lo spostamento della vendita dei libri dai canali fisici, esclusa la GDO e qualche edicola, verso gli store online, inclusa la vendita online fatta dai siti di alcune case editrici, che in modo lungimirante si erano attrezzate per quella evoluzione naturale dei comportamenti di acquisto dei clienti.

La quarantena ha cambiato le nostre abitudini, anche di acquisto e di lettura. Quali sono e quali saranno i problemi che la grande, media e piccola editoria dovrà affrontare durante e dopo la crisi?  

Già dalle prime settimane dello svilupparsi della pandemia era chiaro che questa crisi di carattere sanitario si sarebbe rapidamente trasformata in un problema di carattere economico. Anzi in più problemi: il primo di carattere economico con la contrazione del prodotto interno lordo, i primi segnali di cassa integrazione e di riduzione degli introiti che compongono la massa monetaria delle famiglie. L’altro aspetto è lo stare in casa, in abitazioni come quelle italiane che non sono composte da tanti locali; ciò crea problematiche legate alle attività connesse alla lettura o allo studio. Per leggere c’è bisogno di una relativa tranquillità.

Il digitale come influisce?

Assistiamo a un fenomeno di spostamento da canali di accesso a contenuti editoriali da fisici a virtuali. È tornato a crescere il mercato degli ebook e degli audiolibri. Nell’ambito della didattica, voi l’avete sperimentato nel master, l’accesso a contenuti digitali o a piattaforme didattiche è un elemento che caratterizza questo momento. Lo stesso sta avvenendo nel settore professionale, per esempio molti editori accademici, universitari o editori che presidiano sia questo canale sia il canale della varia adulti – Raffaello Cortina Editore, Laterza, Einaudi. Si sono spostate le uscite su ebook, perché era l’unico modo per assicurarsi una vendita e di poter sfruttare un titolo su cui già aveva acquisito i diritti, che era già stato impaginato, di cui era già stata fatta la traduzione.

E il problema dello slittamento dei titoli?

La crisi toccherà tutto il 2020 e lo spostamento dell’uscita di titoli non è solo un problema tecnico. Ci sono dei titoli che sono adatti ad alcuni periodi dell’anno, ma vanno decisamente meno bene in altri. Quindi non è semplicemente un problema slittamento, e non è un problema che riguarda in modo distinto i grandi e i piccoli editori: è trasversale a tutto il settore. Certamente i piccoli hanno rispetto ai grandi un problema di natura finanziaria. I grandi hanno maggiori disponibilità, ma hanno anche dei costi di struttura molto più alti. Questa flessibilità è un elemento che può giocare a favore del piccolo editore.

Riccardo Cavallero sul Corriere della Sera ha affermato che da questa emergenza si salveranno i grandi e moriranno i piccoli.

Non ne sono pienamente persuaso. Di fronte a un fenomeno naturale imprevisto come il meteorite che ha cancellato dalla faccia della terra i dinosauri, non si salverà una specie sola, un topolino, mentre i più grandi moriranno. La selezione sarà all’interno della specie, all’interno dei grandi e dei piccoli, nella capacità di adattarsi a una nuova situazione. Non ne sappiamo ancora tracciare i contorni, ma giocherà tantissimo la capacità di intercettare i nuovi bisogni del pubblico, i nuovi bisogni narrativi dei lettori. I piccoli avranno un problema finanziario, ma hanno dalla loro il vantaggio della flessibilità e la capacità di intuire e intercettare, come la storia più o meno recente dell’editoria italiana mostra, prima dei grandi i bisogni emergenti da parte del pubblico e di lavorare con tirature molto più ridotte.

Passando al mondo delle librerie, abbiamo visto le molte iniziative proposte su tutto il territorio atte a non arrestare completamente il settore. Quale crede sarà l’impatto dell’emergenza su di loro?

Bella domanda; non tanto per il fatto che sono rimaste chiuse, perché c’è stata, ci sarà e c’è una perdita di fatturato a vantaggio di altri canali commerciali. I problemi delle librerie nei prossimi mesi saranno due. Il primo di carattere gestionale, cosa significheranno i distanziamenti per un ambiente fortemente immersivo? Si applicherà anche nelle librerie o nelle biblioteche la sanificazione degli abiti, come una delle condizioni per l’apertura e gestione del negozio? Quanto tempo posso stare dentro alla libreria per esplorare le proposte degli editori? Sono problematiche di gestione dello spazio del punto vendita e del rapporto con il cliente. 

E il secondo problema?

Sarà lo slittamento dell’uscita delle novità. Titoli legati a un certo periodo dell’anno o legati a eventi rischiano di uscire in un periodo che per sua natura è già affollato di titoli, la seconda metà dell’anno. Il libraio dovrà avere la capacità di scegliere bene quello che i promotori gli presenteranno, ma se le novità si spostano nella seconda parte dell’anno fisicamente non ci stanno più in libreria. Si innescano così problemi di logistica distributiva. Io come libraio posso non avere la novità che mi sta chiedendo il cliente, devo però essere in grado di offrirgliela in tempi ragionevoli; entra così in gioco il problema dei tempi entro cui il distributore può rifornire il libraio o l’editore può rifornire il distributore. I tempi si allungano e si rischia di spostare ancora di più il mercato verso gli store online.

Questo distanziamento sociale obbligatorio ci ha mostrato come la filiera editoriale sia stata rapida nell’adattarsi alle modalità di smart-working. Questa alternativa digitale potrebbe diventare la normalità nell’editoria?

Non so cosa sarà normale nei prossimi mesi o nei prossimi anni, posso anche ipotizzare che lo spostamento verso il digitale non creerà significativi cambiamenti, ne dubito, ma è una delle ipotesi. Sicuramente si è smentita una cosa: un mondo editoriale vecchio e arretrato, che non sa innovarsi. Al suo interno c’erano le competenze per sviluppare attività di smart-working tra le persone che lavorano all’interno della casa editrice. Le librerie hanno mostrato come si possano utilizzare in modo intelligente le proprie infrastrutture, per esempio il sito della libreria.

E questo processo ha portato significativi cambiamenti?

Non ha significato dei grandi cambiamenti di peso tra libreria e store online. Tuttavia, a fronte di perdite di fatturato delle librerie del 65-70%, avere una minima infrastruttura, che permetta di portare a casa il 25-30% di fatturato rispetto al 2019, è un elemento che può aver aiutato i punti vendita. Inoltre, le classiche recensioni, i servizi sui titoli usciti e sugli autori dei supplementi domenicali si stanno spostando verso forme digitali; ed era un processo iniziato già da tempo.

In fine, cosa consiglia ai giovani che proprio in questo momento decidono di entrare in nel settore editoriale?

La prima cosa credo che sia quella di non farsi illusioni. Questo è un periodo che cambierà anche il modo di relazionarsi con i colleghi. Non sarà una passeggiata. Non sarà semplice accedere a uno stage, o entrare nelle case editrici. Ci sono delle problematiche sindacali concrete: se una casa editrice ha messo in cassa integrazione dei dipendenti non può, in base all’ordinamento sindacale, prendere degli stagisti. Questa era la parte meno piacevole del discorso.

Qual è, invece, la parte piacevole?

Voi avete molte più capacità, rispetto alle persone di altre generazioni, di guardare altrove e di immaginare, di fronte a un cambiamento, degli strumenti e delle soluzioni per ipotizzare un mercato e un modello di business diverso. Per fare questo bisogna conoscere molto bene come andavano le cose prima; quindi mettere a maggior profitto le lezioni che vi vengono fornite, le informazioni che vi vengono date. Partendo da quegli elementi è possibile immaginare un futuro professionale diverso.

Appassionata di antichità, ho studiato Linguistica presso La Sapienza e il Pontificio Istituto Biblico, laureandomi in Glottologia Semitica. L’interesse per i libri e per i viaggi mi spinge a conoscere il mondo. Sogno un lavoro che mi permetta di condividerlo con altri.

About Chiara Bortoloni (Master Professione Editoria)

Appassionata di antichità, ho studiato Linguistica presso La Sapienza e il Pontificio Istituto Biblico, laureandomi in Glottologia Semitica. L’interesse per i libri e per i viaggi mi spinge a conoscere il mondo. Sogno un lavoro che mi permetta di condividerlo con altri.

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