Davide Giansoldati. Editoria tra ecommerce e social network

Negli ultimi anni il web, l’ecommerce e i social network stanno ricoprendo un ruolo sempre più importante all’interno del mercato editoriale. Cresce il numero di imprenditori e professionisti che fanno editoria sul web e noi abbiamo il piacere di intervistare Davide Giansoldati, managing director di DGLine, agenzia che realizza e sviluppa progetti web, soluzioni ecommerce e piani di marketing, advertising e comunicazione dal 1998. Da quest’anno Davide insegna al nostro Master “SEO & Social Media Marketing”.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo dell’ecommerce e dei social network?

Davide Giansoldati_editoria_unicattLa mia esperienza nell’ecommerce inizia nel 2003 con il progetto Expedia. La nostra agenzia di comunicazione, DGLine, è stata quella che ha portato Expedia al successo, quindi è stato un cliente-chiave, che ci ha obbligati a continuare a essere all’altezza (e parlo di un cliente che ci dava da gestire 18 milioni di euro di pubblicità in un anno). Noi siamo riusciti a soddisfare le sue esigenze in modo efficace e per raggiungere gli obiettivi prefissati ci siamo affacciati al mondo dell’ecommerce e del marketing. Quindi da un lato è stata una scelta forzata, che abbiamo accolto come una sfida: se vuoi tenerti un buon cliente devi essere un passo avanti a lui e a tutti i suoi competitor – e questa è stata la chiave che ci ha spinti a tuffarci nell’ecommerce – , dall’altro già dal 2001 avevamo capito che il futuro risiedeva proprio nel commercio elettronico.
Per quanto riguarda i social network, mi sono avvicinato a questo mondo grazie alla mia passione per la scrittura. Li trovo molto efficaci e ritengo che siano un buon modo con cui fare comunicazione, seppur in forme diverse. Per esempio mi piace Facebook per la sua interattività, di Twitter invece adoro l’incisività e l’efficacia. Inoltre trovo che i social siano molto utili per le start up, per esempio la mia, Writers and Readers, ne fa largo uso per farsi conoscere e promuovere iniziative sempre diverse. I social sono poi un utile laboratorio per sperimentare quello che proponiamo ai clienti, per verificarne il gradimento.

Sei ideatore della piattaforma ecommerce Biblos, scelta da oltre 50 marchi editoriali. Come nasce questo progetto?
Biblos nasce nel 2008 da una speranza, un’intuizione, una pazzia, perché in quel momento avevamo capito che non saremmo riusciti a tenere Expedia come cliente ancora per molti anni, perché tutto il know-how che eravamo riusciti a costruire insieme a loro ben presto l’avrebbero acquisito internamente. Quindi in agenzia abbiamo iniziato a chiederci in quale altro settore avremmo potuto mettere a frutto tutta l’esperienza appresa e maturata con tanti player del turismo come Expedia. Facendo la mappatura dei vari settori abbiamo colto che quello dell’editoria era sicuramente il più interessante, perché aveva delle dinamiche di mercato simili al settore turistico, con pochi grandi player in evidenza e tanti piccoli player con grande margine di crescita. Inoltre la mia passione per i libri e per la scrittura è stata un’ulteriore motivazione per lanciarci in questo settore. Promuovere un prodotto che si sovrappone a una propria passione e a un proprio interesse personale è sicuramente un grande vantaggio.
Nel tempo questa mia passione è diventata un vero e proprio approccio trasversale. In questo momento mi trovo a essere sia un fornitore di una soluzione ecommerce per gli editori, sia un autore che scrive e che promuove i suoi libri usando la piattaforma Biblos, sia il gestore di un progetto spebiblos_editoria_unicattrimentale di libreria digitale, quindi in agenzia abbiamo una visione veramente completa di tutto il processo, che ci permette di essere un po’ i clienti di noi stessi. Ed è davvero un grande vantaggio, perché siamo in grado di anticipare le esigenze dell’editore-cliente, sappiamo già quello di cui ha bisogno e spesso abbiamo già la soluzione pronta oppure una soluzione che va solo affinata.

Quanto contano tecnica e passione nel proprio lavoro?

Prima di tutto bisogna dire che la capacità si può sviluppare e la tecnica si può apprendere. In questo momento stai scrivendo con la mano destra, ma potresti farlo benissimo anche con la sinistra, semplicemente non l’hai mai fatto, ma nulla ti vieta un domani di farlo. Mentre la passione è tutto. Facendo il confronto con un’auto, l’auto è la tecnica, ma se non ci metto la benzina, cioè la passione, l’auto non va da nessuna parte. La passione è il carburante e la linfa vitale, senza quella la mia soluzione potrà anche essere tecnicamente perfetta, ma senz’anima. C’è da dire poi che ognuno di noi nutre delle passioni, ma a volte non sa di avere un talento. E quindi crede di non avere determinate capacità. A tale proposito bisogna aggiungere il fatto che al mondo ci sono persone davvero molto brave a farci desistere, ma noi dovremmo essere altrettanto bravi da ignorarle.

Tornando alle strategie social, quanto sono importanti oggi e quanto contano nel mondo dell’editoria?

promuovere e raccontare i libri sui social network_editoria_unicattIl mio libro, Promuovere e raccontare i libri sui social network, edito da Editrice Bibliografica, affronta proprio questo tema. Gli editori si stanno dando da fare per capire e intercettare tutte le potenzialità della rete e dei canali social, che, a mio parere, rappresentano un mezzo di comunicazione fondamentale e dovrebbero essere messi al primo posto nelle strategie di comunicazione, vincendo la ritrosia del dire “però non generano vendite”. Servono a far parlare di sé e a dire “Noi ci siamo!”. Nel momento in cui altri canali, che una volta funzionavano benissimo, sono venuti meno, il mondo dei social oggi è una delle poche vie veramente strategiche. Per esempio fino a qualche anno fa erano quotidiani e periodici a dettar legge. Bastava una recensione di un libro su una buona testata a generare tutta una serie di vendite. Oggi, con la crisi del settore dell’editoria, si assiste a un calo del bacino che quel tipo di comunicazione va a coprire. E la gente dov’è? È nel digitale, è sui social. Per cui è fondamentale presidiare quei canali e trovare il modo giusto per farlo. Siamo ancora in una fase sperimentale.

Quanto tempo ci vorrà ancora perché l’editoria sviluppi al meglio le strategie social?

In questo momento stiamo tutti utilizzando social scrivendo, twittando, postando, insomma, ci stiamo dando da fare, ma ancora non c’è un’intuizione geniale. Forse ci sarà tra 5 minuti, forse tra un anno. Manca proprio quel salto di qualità che permetta allo strumento di dare il massimo. Il sogno di tutti è quello che una campagna social ottenga la stessa efficacia di una campagna fatta su Google Adwords. Secondo me più si usa uno strumento più si riesce ad affinarlo, più teniamo in mano la penna più ci accorgiamo che diventiamo veloci a scrivere, finché a un certo punto qualcosa accadrà. Lavorare sui social è come lavorare a una strat up. Per un anno non succede niente e poi scrivi un tweet particolarmente interessante, quel giornalista famoso lo condivide e si passa subito a quei 15 minuti di fama. Poi sta a noi cavalcare l’onda.

In base alla tua esperienza di professionista del settore e di insegnante al Master, che consiglio ti senti di dare a un giovane che vuole entrare in questo mondo?

Entraci! Dobbiamo tuffarci nelle cose che amiamo e dobbiamo sospendere il giudizio. Per esempio i social non vanno visti con scetticismo, bisogna viverli. Stessa cosa per l’ecommerce. Dobbiamo essere noi i primi a lanciarci. Sperimentiamo e viviamo.

Commenti chiusi