Dalle scienze politiche all’editoria scolastica: Luca Grauso

Luca Grauso

Luca Grauso, ex allievo del nostro Master Professione Editoria per l’anno 2013, ci racconta come questa esperienza lo ha aiutato a trovare lavoro e di cosa si occupa oggi. Dopo una laurea in Scienze Politiche e un Dottorato di ricerca in Storia, ora è redattore “freelance a tempo pieno” nella redazione scolastica di Rizzoli Libri.

Sei laureato in Scienze Politiche e hai esperienze come ricercatore: cosa ti ha spinto a voler diventare un editor?

Ciò che mi ha condotto verso il mondo dell’editoria è stata di sicuro la passione per i libri, che ho vissuto inizialmente attraverso lo studio, soprattutto delle materie storiche e sociali. Dopo la mia esperienza da ricercatore mi sono reso conto però che l’ambito accademico non era soddisfacente dal punto di vista economico, allora ho iniziato a guardarmi attorno. La scelta dell’editoria è stata a quel punto quasi obbligata: avevo deciso di lasciarmi alle spalle il mondo dell’università, e tuttora posso affermare di non avere alcun rimpianto. Non c’è quindi un legame diretto tra i miei studi e il mio lavoro di editor, ma sicuramente quello che accomuna le due cose è la passione per i libri.

Quanto il Master ti ha aiutato a trovare lavoro?

Il Master mi ha aiutato molto, principalmente per due motivi. Il primo è che ha formalizzato e potenziato una serie di competenze che stavo man mano apprendendo attraverso le mie esperienze personali. Ricordo che quando sono arrivato per la prima volta in redazione, dopo il Master, mi orientavo bene tra cosa accadeva attorno a me e cosa mi chiedevano di fare, e questo mi ha incoraggiato davvero tanto. Il secondo motivo è che il Master mi ha messo in contatto con l’azienda in cui tuttora lavoro; probabilmente, se avessi provato a mandare il curriculum come candidatura spontanea, anche avendo una certificazione analoga a quella che mi ha dato il Master, non sarebbe andata allo stesso modo. Avere la possibilità di fare uno stage e stare in un luogo di lavoro per diversi mesi dà più occasioni di farsi valere sul campo, rendersi utili e fare in modo che il capo abbia bisogno di noi.

Il settore della scolastica è un settore editoriale molto complesso. Quali sono le difficoltà maggiori che un redattore di scolastica può incontrare?

Secondo me la difficoltà più grande che può incontrare un editor di scolastica è accorgersi che non è interessato a questo ambito: è un settore molto tosto, alcuni libri sono davvero complicati e se non si ha una forte motivazione personale si rischia di percepire tutto come un compito titanico e schiacciante… In certi periodi dell’anno il carico diventa molto pesante, anche perché nelle case editrici si fanno sempre più cose con sempre meno persone. Ritrovarsi in un mondo che si percepisce come estraneo e che non dà alcuna soddisfazione di tipo personale rischia di rendere il lavoro insostenibile. Chiaramente dipende da persona a persona, ma io sono convinto che se non mi piacesse quello che faccio la fatica mi risulterebbe molto meno sopportabile.

Raccontaci di una situazione in cui ti sei trovato in difficoltà sul lavoro…

Ti potrei raccontare la storia del “capitolo fantasma”, che ci è accaduta l’anno scorso. Avevamo quasi finito un libro di economia politica ma, guardando le cianografiche, ci siamo resi conto che da nessuna parte si parlava di domanda e di offerta: anche per chi non è esperto in materia è chiaro che fare un libro di economia politica in cui manca un riferimento simile è davvero come fare la Bibbia senza Genesi. Per capire come fosse successa una cosa del genere, abbiamo ricostruito il percorso del lavoro attraverso le email, e ci siamo accorti che per qualche motivo incomprensibile un testo allegato non era arrivato alla redattrice esterna che, senza alcuna colpa, aveva trattato il capitolo 5 come se fosse stato il 4. A costo di grandi sforzi, siamo riusciti a rimediare in tempo, passando dagli originali alle ciano in un giorno solo, che è davvero da pazzi!

Tutto questo può essere indicativo per capire quanto sia diffusa e quali possano essere gli effetti dell’esternalizzazione del lavoro nel mondo dell’editoria, soprattutto quando si tratta di grandi gruppi come il mio, in cui tutto è a carico di agenzie esterne e all’interno, in sostanza, rimane talvolta solo il coordinamento di un progetto, cosa che non permette a tutti di avere il quadro complessivo della produzione di un libro. Quindi episodi del genere possono succedere, eccome.

Nel tuo lavoro da redattore di testi per la scuola sei specializzato su una specifica materia o ti confronti anche con testi che non coincidono col tuo bagaglio culturale?

Sì e no. Sono approdato tre anni fa qui alla redazione giuridica di RCS, che fa testi di economia politica e di diritto e sono stato fortunato, perché la formazione che ho sta giocando un ruolo importante: con la mia infarinatura di diritto ed economia politica riesco a gestire i libri che seguo e a intervenire quando serve sui contenuti. Non è comunque necessario essere specializzati, ci sono molte persone che non hanno una formazione inerente al settore che trattano. Per esempio, nella redazione accanto alla mia si lavora su testi di economia aziendale e le colleghe sono tutte laureate in lettere. Naturalmente, si lavora con più facilità se si conosce la materia dei libri in produzione, perché si può essere maggiormente di supporto agli autori, per esempio per quanto riguarda gli aggiornamenti, che nel campo del diritto sono di grande importanza.

L’anno scorso ho avuto anche la possibilità di lavorare su dei libri di storia per le scuole medie, cosa che mi ha permesso di trattare una materia diversa, che mi appassiona tanto. Ma anche una redazione giuridica, nonostante possa sembrare un luogo arido e inospitale, può dare delle belle soddisfazioni: ho recentemente scritto uno storyboard per un video sui diritti e i doveri dei cittadini, una cosa molto stimolante.

Quindi, la risposta breve alla tua domanda è no, non ho competenze specifiche nella materia dei libri che seguo. Esistono gli autori per quello, e alcune redazioni si servono di consulenti per un ulteriore controllo controllare dei contenuti dei testi. La conoscenza specifica a un editor non serve, ma se ce l’hai è molto meglio.

Al momento il digitale copre una parte importante dell’editoria scolastica. Quale credi sarà il futuro del manuale cartaceo per i cosiddetti “nativi digitali”?

Questa sarebbe la risposta alla domanda del secolo: la carta morirà o non morirà? Per quanto riguarda la scolastica, il cartaceo sparirà sicuramente per una serie di prodotti: gli atlanti, i dizionari, le enciclopedie diventeranno oggetti di lusso da collezionare, e non credo che in un futuro anche abbastanza prossimo vedremo più la scena del ragazzino che va a scuola a fare il compito di latino col mattone sotto al braccio. Questo soprattutto per la semplicità nell’aggiornamento del digitale: mettere mani su Wikipedia è una passeggiata, farlo sulla Treccani è decisamente più complicato, ferme restando ovviamente le considerazioni sullʼattendibilità di quanto troviamo sullʼuna e sullʼaltra. Una volta conciliata lʼattendibilità con la semplicità di aggiornamento e diffusione, credo che saluteremo la carta per questi prodotti.

Per quanto riguarda i testi scolastici in senso stretto, penso che avranno una vita più lunga nella loro edizione cartacea, e io lavoro in un’azienda che sta investendo moltissimo sulla digitalizzazione e sulla progettazione dei testi intesi come prodotti integrati di cartaceo e digitale! Il testo di carta continuerà a essere utilizzato per una questione di uso comune e praticità, anche se studiare su un libro digitale ha dei vantaggi impliciti, non ultimo la ricerca interna al testo. Si tratta proprio di un altro genere di approccio allo studio. Banalmente, quando si cercava una parola su un vocabolario di latino, l’occhio cascava su altri ottanta termini e magari almeno quattro ci restavano in mente; usando un dizionario digitale ne si vede uno, e basta. La questione è che per alcuni prodotti si userà la carta sempre meno, per via della comodità del digitale per quanto riguarda lʼaggiornamento, la consultazione e la realizzazione, ma secondo me il testo scolastico durerà di più rispetto al resto dei materiali di studio perché si tratta di un’abitudine difficile da estirpare nelle nostre scuole, basti pensare allʼetà media dei docenti italiani…

Intervista a cura di Vera Gerardi e Marta Maschietto

Commenti chiusi