Dalle parole ai numeri. Il mondo dell’editoria professionale raccontato dall’amministratore delegato di TIMGlobal Media

Cristian Son è amministratore delegato di TIMGlobal Media bv, editore attivo a livello europeo nel settore B2B con pubblicazioni cartacee e digitali come “IEN Italia”, “Manutenzione Asset e Management” e “Il Distributore Industriale”. Un’editoria, quella industriale tecnico-scientifica, che unisce parole e numeri, e di cui ci si può innamorare – come racconta Cristian Son – per i motivi più inaspettati.

La sua collaborazione con questa casa editrice è iniziata nelle vesti di redattore, nel 2001, e sette anni dopo è passato alla gestione della filiale italiana. Quando ha smesso di guardarsi allo specchio e vedersi redattore?
Non ho mai smesso, e sono convinto che questo sia il mio valore aggiunto! L’approccio del redattore mi ha insegnato a ragionare pensando al contenuto più che al contenitore, e soprattutto mi è rimasta addosso molta curiosità. Quando ho iniziato a lavorare in questo settore il mio punto debole erano le relazioni con gli altri, colleghi e clienti, perché tendevo a concentrarmi solo su alcuni aspetti del lavoro. Partecipare a conferenze, fiere industriali ed eventi vari, negli anni, ascoltando e non semplicemente sentendo, mi ha fatto invece capire che parlare e dimostrare che so reggere una discussione su prodotti industriali – per esempio valvole, per citarne uno – con competenza, è una necessità e non un optional.

Cosa ci vuole, quindi, per lavorare con voi?
Per rispondere a questa domanda, Cristian Son mi sottopone a un colloquio di assunzione simulato. Chissà se sono riuscita a fare una buona impressione! Vediamo, perché questo è il suo commento:
Tanti ottimi redattori si fanno frenare dal fatto che non conoscono abbastanza bene le lingue straniere e i prodotti industriali. Per fare il nostro mestiere nella nostra azienda, però, quel che serve è prima di tutto saper scrivere e comprendere un testo con curiosità e serietà. Tutto qui, ma non è banale! Non è necessario avere profondità di conoscenza della lingua, come potrebbe essere necessario per lavorare in una casa editrice di narrativa, perché i nostri sono testi tecnici che richiedono solo lessico di base. Ci occupiamo di tanti settori diversi, quindi un’eccessiva specializzazione su uno solo di questi settori per noi sarebbe limitante.

Com’è il vostro rapporto con la concorrenza?
I nostri concorrenti diretti in Europa sono gruppi molto importanti e grandi. In Italia, invece, l’editoria industriale è composta per lo più da piccoli editori. Abbiamo dei concorrenti che sono zanzare, non api: se ci pungono possono darci fastidio di tanto in tanto, ma non farci del male davvero. Ovviamente gioco con le metafore, ma abbiamo un grande rispetto per la concorrenza, anzi la desideriamo! Siamo un editore di fascia media, e in questa fascia in Italia siamo soli. Questo ci permette di garantire servizi editoriali di alta qualità a prezzi piuttosto elevati, ma è davvero penalizzante non poterci confrontare con altri sul mercato.

Infatti, avete un modo unico, in Italia, di gestire e misurare le attività editoriali sia cartacee che digitali.
Nel 2004 abbiamo trovato la svolta vincente: abbiamo fatto comunicare i nostri database con il nostro sistema gestionale, che ci siamo creati negli anni in autonomia. La mia casa editrice nasce negli USA nel 1898 e in Europa opera dal 1974. Il dialogo tra database e CMMS genera contatti e richieste che condividiamo in tempo reale con chi investe con noi in marketing. È difficile e molto costoso gestire la nostra piattaforma informatica, perché è molto complessa e necessita di un aggiornamento costante e importante, ma per i nostri clienti – per loro, più che per noi! – ricevere leads/contatti di persone interessate all’acquisto dei loro prodotti rappresenta il valore di ROI (ritorno sull’investimento) che un editore difficilmente è in grado di fornire, soprattutto attraverso la carta stampata!

Eppure, non avete investito attenzione sui social networks. Perché?
La nostra poca attività sui social è una mancanza consapevole. Abbiamo destinato tempo e risorse per la realizzazione della nostra piattaforma integrata perdendo di vista il ruolo dei social nel mondo dell’industria. Siamo presenti e operativi su LinkedIn, ma per quanto riguarda gli altri social abbiamo perso opportunità che stiamo già recuperando nell’ultimo anno.

Siete già abituati a sviluppare la vostra comunicazione web in una dimensione internazionale, privilegiando tra l’altro la lingua inglese all’italiano.
Sì, perché la nostra holding è in Belgio e siamo inoltre attivi con sedi e personale in Francia, Germania, Italia e Turchia. Abbiamo in aggiunta sedi commerciali in US, Cina e Taiwan con una rete commerciale presente in Inghilterra e Giappone. TIMGlobal Media ha le caratteristiche di una multinazionale, ma la realtà e le dimensioni di un’azienda familiare. Questo significa che occorre sempre adattarsi a un continuo cambiamento: se per esempio dobbiamo promuovere una fiera in Francia, attiviamo strategie di comunicazione che sono adatte ad attrarre il pubblico francese. La stessa fiera però in seguito potrà essere replicata in Italia, in Germania o in Turchia, e di conseguenza la comunicazione dovrà riadattarsi e modificarsi alla bisogna. Differenti culture necessitano di diversi approcci al lavoro e al marketing. Questo non è uno slogan, ma l’oggettiva realtà delle cose.

Cosa significa?
Studiare il mercato locale, di volta in volta, comprende l’ascolto e l’analisi delle necessità e i desideri di ogni partner e cliente locale, ma nella loro “lingua”. E, come dicevo, la cultura nazionale in questo gioca un ruolo fondamentale. Anche in questo caso, possedere lo spirito del redattore che deve conoscere e che quindi conosce tutti e sa relazionarsi con tutti, è fondamentale: ecco, ad esempio per me è una ricchezza potermi confrontare con colleghi che lavorano in contesti europei e mondiali. Sembra di raccontare una barzelletta, ma non è affatto uno scherzo: ci sono un italiano, un francese, un tedesco, un turco…! Eppure, ho sperimentato che c’è un fondo di verità: il francese ottiene buoni risultati quando lavora da solo ma fatica a lavorare in gruppo, il tedesco è preciso e collaborativo ma manca di iniziativa e di flessibilità. Il turco ha un modo di lavorare vicino al nostro più di quanto immaginassi, ma resta comunque distante sotto vari aspetti cardine. Ovviamente è la mia esperienza personale che parla!

E noi italiani, invece? Lo stereotipo spesso non è lusinghiero…
E invece secondo me noi italiani ce la caviamo piuttosto bene, se non molto! L’italiano può lavorare come un francese o come un tedesco, in base alle esigenze: è capace di adattarsi, di volta in volta, alle situazioni più diverse e anche agli imprevisti molto meglio di quanto si creda. Questo è molto positivo e all’estero se ne accorgono, ma non lo dicono… preferiscono far emergere la nostra superficialità forse e anche, penso, perché conoscono i nostri valori e in parte commercialmente e culturalmente li temono. Molti invidiano la nostra capacità di contaminarci e integrare mentalità nuove.

Ci sappiamo adattare anche all’emergenza Covid?
Credo di sì! La nostra azienda non era impreparata all’ipotesi di dover lavorare da remoto e infatti ci stiamo riuscendo piuttosto bene. In TIMGlobal Media l’età media è di 35 anni e la provenienza da tutt’Italia di chi ci lavora è a mio avviso un importante valore aggiunto in termini di condivisione dei diversi approcci al lavoro, soprattutto. La difficoltà principale riguarda i nostri clienti, perché tante industrie hanno dovuto fermare la produzione, creando della perdita di fatturato dovuto al fermo degli investimenti. Ritornando alla flessibilità citata prima, in tanti che prima erano a dir poco diffidenti nei confronti di piattaforme come Meet, Zoom o Teams ora si stanno abituando a utilizzarle quotidianamente e hanno capito che si lavora bene, e a tratti anche meglio, anche a distanza.

Quindi bisogna sapersi contaminare: lei è anche attivo con ruoli istituzionali in Associazioni di categoria quali A.I.MAN. – Associazione Italiana Manutenzione – e FNDI – Federazione Nazionale Distributori Industriali.
La contaminazione prevede interazione. Essere redattore mi ha permesso negli anni di integrarmi fino a essere riconosciuto istituzionalmente con ruoli in diverse realtà associative di categoria italiane. Due su tutte A.I.MAN. – Associazione Italiana Manutenzione – e FNDI – Federazione Nazionale Distributori Industriali. Sono, in entrambi i casi, il terminale per quanto riguarda la comunicazione e il marketing oltre, come per A.I.MAN., essere il delegato europeo per le attività internazionali. Essere predisposto alla contaminazione, avendo curiosità e serietà nel portare avanti gli impegni presi, mi ha permesso e mi sta permettendo di ampliare i miei network in maniera esponenziale pur non avendo, per scelta, nessun account social media. Ho persone fidate che vivono i social per me!

All’inizio della nostra chiacchierata si parlava di innamorarsi del proprio lavoro e di dentiere… beh, non proprio un binomio naturale…
Vero, e vorrei concludere raccontando un aneddoto, un episodio che mi ha fatto innamorare del mio lavoro! Ero ancora un redattore, con esperienza già di dieci anni da redattore free-lance, ma di fatto ancora agli inizi della mia carriera, quasi vent’anni fa. Dovevo visitare Gardaland, per l’inaugurazione del Blue Tornado, questo perché dovevamo organizzare un nostro evento dedicato alla manutenzione e alla sicurezza e il Blue Tornado (super montagna russa) era il caso portato al vivo in esclusiva. Avevo e ho paura di salire sulle montagne russe e in quel momento come non mai su quella montagna russa. Infine, non ci sono salito e per contro mi hanno portato nella control room del parco divertimenti dove, dopo pochi istanti dall’ingresso, sono rimasto colpito da un foglio in bacheca che mai scorderò nella mia vita. Il foglio elencava, in ordine di quantità… partendo dal numero più alto, quali gli oggetti smarriti ripescati nella piscina su cui il Blue Tornado era stato costruito. Gli oggetti che ovviamente la gente che sulla giostra girava all’impazzata perdeva dalle tasche, dalle mani, dalla testa, etc… Ebbene, i portafogli erano solo al terzo posto della classifica, gli occhiali al secondo… al primo posto, stentavo a credere che fosse vero, ma lo era, le dentiere! In quel momento io mi sono innamorato del mio lavoro. Questa esperienza mi ha fatto capire molto bene come input fondamentali che arrivano durante il cammino di una giornata, utili allo svolgere al meglio – e con passione – il proprio lavoro, spesso arrivino quando e da dove meno te lo aspetti!

Cristian Son è docente del Master Professione Editoria cartacea e digitale. Vedi l’elenco completo dei docenti del http://mastereditoria.unicatt.it/docenti/ e del http://mastereditoria.unicatt.it/docenti-e-insegnamenti-booktelling/

TIMGlobal Media collabora da anni con i Master Professione Editoria e BookTelling. Per l’elenco completo delle aziende partner, visita la pagina dedicata: http://mastereditoria.unicatt.it/partner/ 

Mi chiamo Diletta Vignati, ho 27 anni e vivo a Milano (quasi). Laureata in lettere moderne e in storia dell’Iran e dell’Italia, ho studiato nella mia città e a Washington DC. Collaboro con l’editore San Paolo e scrivo per Il Giorno e Avvenire. Racconto storie di migranti nella scuola lombarda per il blog A Porte Schiuse. MontaG ha pubblicato il mio romanzo L’Insonne.

About Diletta Vignati (Master Professione Editoria)

Mi chiamo Diletta Vignati, ho 27 anni e vivo a Milano (quasi). Laureata in lettere moderne e in storia dell’Iran e dell’Italia, ho studiato nella mia città e a Washington DC. Collaboro con l’editore San Paolo e scrivo per Il Giorno e Avvenire. Racconto storie di migranti nella scuola lombarda per il blog A Porte Schiuse. MontaG ha pubblicato il mio romanzo L’Insonne.

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