Dai libri alla Croce Rossa: le infinite possibilità di un ufficio stampa. L’esperienza di Maria Vittoria Gatti

Una laurea in filosofia, un’attività di comunicazione tra cultura e terzo settore, un master in editoria, il nostro, prima come allieva e poi da anni come docente di Gestione di Ufficio stampa. Ora è Responsabile della Comunicazione dell’Unità di Crisi del Comitato Regionale Lombardia di Croce Rossa Italiana (CRI). Maria Vittoria Gatti è “continuamente in corsa da una parte all’altra”, ci dice, seguendo da sempre una delle sue più grandi passioni: la comunicazione.

Per Croce Rossa ti occupavi, tra l’altro, della comunicazione del Museo Internazionale. Da marzo 2020, a seguito dell’emergenza sanitaria, il tuo lavoro è cambiato.

Diciamo che, dalla fine di febbraio, tutto ciò di cui mi occupavo è stato messo temporaneamente tra parentesi. In quei giorni il Comitato Regionale Lombardia della Croce Rossa Italiana ha attivato un’unità di Crisi, allo scopo di indirizzare e supportare l’attività dei 25.000 volontari e operatori attivi sul territorio. A quel punto è emersa la necessità di dotarsi di un proprio ufficio comunicazione, che il Comitato Regionale non aveva mai avuto, e mi è stato proposto di organizzarlo.

Una proposta da non rifiutare. Come è stato organizzato questo nuovo team?

Ho potuto fare da subito affidamento sulle competenze di un volontario che, come delegato allo Sviluppo, è anche web content e social media manager. Ho poi potuto attivare collaborazioni con figure professionali altamente qualificate che mi hanno affiancato per diverse settimane in vari campi: dall’illustrazione alla grafica, alla pianificazione della comunicazione online e offline. Da più di un mese un fotografo, con un ottimo portfolio, sta realizzando un bel progetto sui nostri volontari durante l’emergenza. Ho anche la possibilità di avvalermi in alcune occasioni di una videomaker e documentarista, che mi aiuta a raccontare l’impegno di Croce Rossa in Lombardia durante questa emergenza.

Come si svolge il lavoro?

Il mio lavoro si divide tra attività in sede – dall’ufficio stampa al coordinamento della comunicazione interna, alla progettazione di quella esterna, alla supervisione del montaggio dei servizi video – e raccolta di materiale “sul campo”, con riprese video e interviste. Raccontiamo l’aspetto sociale della crisi sanitaria e come interviene la CRI in questo ambito. È molto importante, soprattutto in tempi come questi, ascoltare e dar voce alle storie di tante persone diverse.

Ci fai qualche esempio?

Certo. Siamo state all’Ospedale San Gerardo di Monza per documentare l’attività delle crocerossine, il corpo di infermiere volontarie di CRI, in un reparto Covid; abbiamo ascoltato le testimonianze degli operatori sulle ambulanze e abbiamo ripreso le loro complesse pratiche di vestizione e svestizione dei dispositivi di sicurezza. Abbiamo realizzato un servizio sull’attività di screening “drive-in” messa a punto dalla CRI di Varese per il personale sanitario e abbiamo intervistato un ragazzo senegalese volontario di Croce Rossa impegnato ad assistere quotidianamente le suore che, anni prima, lo avevano ospitato appena arrivato in Italia, e che ora hanno bisogno di supporto perché contagiate dal virus.

C’è qualche servizio in particolare che vorresti realizzare?

Ce n’è uno a cui sto lavorando e che mi sta molto a cuore. Una delle attività storiche di Croce Rossa è il Restoring Family Links, un servizio per ristabilire i legami familiari nelle zone e nei periodi di guerra e, nel nostro Paese, a supporto dei migranti che perdono i contatti con i loro affetti durante il viaggio o durante le operazioni di salvataggio. Ora questa attività è stata declinata in una nuova forma: supportare quanti si trovano in ospedale nei reparti COVID e non riescono ad avere contatti con parenti e amici. Mi piacerebbe quindi documentare i momenti in cui i volontari portano tablet o smartphone agli anziani ricoverati, che spesso non hanno questi mezzi tecnologici, per metterli in contatto con i familiari rimasti a casa.

Ti sei occupata di ufficio stampa e comunicazione per il sociale e il terzo settore e per la cultura: quali sono secondo te i tratti comuni?

Nelle mie esperienze lavorative ho potuto riscontrare molte similitudini tra queste realtà. Quando ho iniziato il mio lavoro nell’Ufficio stampa della Diocesi di Milano, per esempio, sono entrata in una realtà con una forte attenzione al sociale. Tuttavia, anche all’interno di questa, ho avuto l’opportunità di promuovere numerose attività e notizie culturali, dalle Sale della Comunità – i cinema parrocchiali – alle “Cattedre dei non credenti”, una delle iniziative che forse maggiormente hanno caratterizzato l’episcopato del card. Martini. Più recentemente, lavorando alla comunicazione del Museo Internazionale di Croce Rossa, sono entrata in una realtà primariamente culturale, ma con una forte mission sociale, perché espressione della storia e dei principi di Croce Rossa. Nel mio caso dunque questi due mondi si sono spesso incontrati e mescolati.

Ci sono differenze tra queste realtà?

Inevitabilmente: sono diversi gli obiettivi, gli oggetti di comunicazione, i target, e soprattutto i linguaggi utilizzati. Scrivere un comunicato per promuovere l’uscita di un libro è diverso dallo scriverlo per un’iniziativa di volontariato. È importante usare un linguaggio diverso per indirizzare la nostra comunicazione sulle pagine giuste dei giornali e quindi al preciso pubblico finale, e questo linguaggio deve sempre essere chiaro e identificabile, ma mai troppo specializzato. Quello che ho imparato è altresì l’importanza di cercare di catturare l’attenzione anche di quel pubblico che potrebbe essere interessato a entrambi i mondi.

Che opportunità può offrire l’attività di ufficio stampa a un giovane che desidera lavorare in editoria?

Credo che la comunicazione sia la chiave di tutto. Il mio lavoro offre la possibilità di comunicare le proprie passioni, come i libri e la lettura, permette di parlarne… In un periodo storico come quello attuale, penso che la comunicazione sia fondamentale per promuovere cultura, per far capire la bellezza della lettura, per avvicinare quanti si sentono spaesati o lontani dal mondo dei libri, suscitando in loro curiosità.

Cosa pensi sia fondamentale per lavorare in un ufficio stampa?

Credo sia molto importante coltivare una vivacità culturale e il desiderio di capire, di farsi e fare domande. Serve poi una certa umiltà: ogni volta bisogna comunicare qualcosa di diverso e quindi i primi a dover imparare siamo noi. Anche nel campo delle nuove tecnologie, non bisogna mai stancarsi di apprendere. I social network sono indispensabili – e in questa nuova situazione acquisiscono un ruolo sempre maggiore – per rimanere aggiornati e per aiutare quelle aziende, incluse molte case editrici, che sono ancora poco aggiornate nell’ambito promozionale e social. Un altro aspetto fondamentale è l’importanza del fare rete e di mantenere i contatti: con i giornalisti, i fotografi, con altri uffici stampa e con persone di settori diversi. Credo che in questo ambito sia vitale il lavoro di squadra: il meglio è realizzabile solo grazie alla collaborazione di tutti.

Hai anche pubblicato due libri, il romanzo storico L’uomo col cappello. Storia inedita di un protagonista (Nomos edizioni) e il manuale pratico L’ufficio stampa in editoria (Editrice Bibliografica). Ne hai curato la parte promozionale?

Nel primo caso, l’editore era ancora acerbo nella parte di comunicazione, così mi sono occupata direttamente della promozione del libro, contattando alcuni giornalisti che hanno poi scritto articoli e interviste. È andata bene, ma non lo rifarei: un autore è sempre troppo attaccato al proprio libro per capire quali siano i punti deboli e i punti forti dell’opera e poi presentarli. La promozione de L’ufficio stampa in editoria, invece, è stata realizzata dall’ufficio stampa dell’editore e dagli allievi del Master BookTelling dell’Università Cattolica, e ho potuto vedere “dall’esterno” come funziona un ufficio stampa.

Cosa consiglieresti a un giovane che vuole intraprendere la strada dell’ufficio stampa e della comunicazione?

Quello che cerco di trasmettere ai miei studenti e che consiglio a chiunque desideri approcciarsi a questo mondo è di essere curiosi, di sperimentare sempre, di sapersi confrontare con gli altri, di imparare dalla collaborazione e dal dialogo. E dai propri errori.

Maria Vittoria Gatti è docente del Master Professione editoria cartacea e digitale.Vedi l’elenco completo dei docenti del Master Professione Editoria e del Master BookTelling Comunicare e vendere contenuti editoriali.

Milanese classe 1994. Dopo il liceo classico, mi laureo in triennale in Scienze della Comunicazione e in magistrale in Editoria, prima con una tesi su Ciondolino, romanzo entomologico per ragazzi scritto da Vamba, e poi sulla promozione editoriale della Einaudi nel dopoguerra. Durante l’università ho lavorato nella redazione della casa editrice Vita e Pensiero.

About Claudia Candino (Master Professione Editoria)

Milanese classe 1994. Dopo il liceo classico, mi laureo in triennale in Scienze della Comunicazione e in magistrale in Editoria, prima con una tesi su Ciondolino, romanzo entomologico per ragazzi scritto da Vamba, e poi sulla promozione editoriale della Einaudi nel dopoguerra. Durante l’università ho lavorato nella redazione della casa editrice Vita e Pensiero.

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