Curiosità, trasparenza e competenza: il mondo editoriale secondo Cristina Foschini.

Dal 2005 è direttrice dell’Ufficio Diritti e Acquisizioni del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, ma è membro della Commissione Diritto d’Autore dell’AIE e membro della Commissione Olaf della SIAE, oltre che docente del nostro master BookTelling: Cristina Foschini è a tutti gli effetti un colosso dell’editoria italiana. Il suo più grande interesse però sono i libri, cercati da lei e dal suo ufficio con vera passione e rispetto dell’autore e dell’opera.

Lei si occupa di acquisizione e cessione di diritti d’autore, quali sono le mansioni principali e i personaggi con cui si interfaccia in questo ambito?

L’ufficio diritti secondo GeMS ha una funzione sia di ricerca che di acquisizione, e comprende una parte più editoriale, cioè la ricerca dei titoli e la proposta di alcuni di questi agli editori, e una più negoziale e amministrativa, che riguarda le trattative e i contratti. La mansione principale dell’ufficio diritti è comunque quella di cercare di raccogliere e organizzare quante più informazioni possibili su quanto si sta pubblicando nel mondo, avvalendosi anche del lavoro degli scout, professionisti che operano, per noi di GeMS, nei quattro mercati di New York, Londra, Parigi e Barcellona. Il ruolo dell’ufficio diritti è paragonabile ad un setaccio: deve saper essere selettivo per permettere ai direttori editoriali di concentrarsi su un numero relativo di titoli, ma allo stesso tempo deve saper individuare i titoli più vari, anche quelli di nicchia. Il carico di lavoro è tanto e l’attività di scrematura è essenziale: io per esempio ricevo circa 20.000 titoli all’anno, ne faccio leggere e valutare grossomodo 5.000 e compro dai 150 ai 200 nuovi autori.

Si tratta di un lavoro meramente di ufficio o c’è anche una percentuale di creatività?

Lo scopo del mio lavoro è quello di cercare di interpretare al meglio le linee editoriali dei nostri marchi, e credo che sia proprio questa la parte più creativa. È importante mantenere un bilanciamento costante tra fedeltà alla linea editoriale e novità. L’obiettivo è traghettare la continuità verso qualcosa di nuovo. La creatività si esplicita nel non accontentarsi dei successi ottenuti, nel mantenersi curiosi e contemporaneamente organizzare questo flusso continuo di lavoro, stando ben attenti al fatto che progetti editoriali diversi richiedono un lavoro diverso. Penso che un buon lavoro editoriale sia un giusto bilanciamento di esperienza (ciò che ha funzionato nel passato) e di costante curiosità che ti permette di essere attenta al cambiamento, perché l’editoria è essenzialmente questo.

Parlando di diritti, una domanda che sorge spontanea è un confronto tra il mercato passato e quello attuale. Quali sono le principali differenze?

L’editoria di anni fa era un’editoria che si potrebbe definire “di proposta”. Gli editori degli anni ’50 e ’60 andavano in America, compravano i diritti dei libri che li ispiravano e li pubblicavano. Questo significava che l’editore incideva significativamente sulla cultura italiana, visto che potenzialmente poteva anticipare di anni la pubblicazione di questo o quell’autore straniero. Ben diversa è la funzione dell’editore di oggi considerato che, con il moltiplicarsi dei canali d’informazione, i libri stranieri importanti in Italia arrivano in ogni caso. Quindi la decisione di acquistare e tradurre un libro è segno di adesione della casa editrice al messaggio di quel testo che a sua volta entra nel discorso più complessivo di progetto culturale che un catalogo editoriale rappresenta. Pubblicare un libro significa anche interpretarlo: dalla scelta del traduttore, alla copertina, a come verrà presentato nelle bandelle a quanto verrà pubblicato. La cosa fondamentale per chi fa il mio lavoro è tenere occhi, orecchie e mente aperte al cambiamento, al nuovo

Per quanto riguarda gli anticipi e le aste, sono gestiti in modo diverso rispetto a dieci anni fa e il valore reale del libro è rispettato?

Aste e anticipi sono influenzati della concorrenza. I libri di per sé hanno raramente un prezzo definito, nel senso che se si negozia un libro in assenza (almeno temporanea) di concorrenza dovrebbe essere più facile intanto aggiudicarselo e anche ad un prezzo più modico, mentre per un libro che viene messo all’asta, sarà la concorrenza a determinarne il prezzo, sia che si tratti di un libro letterario o più commerciale. Le ansie da asta ci sono, soprattutto durante le fiere, perché si è tutti nello stesso posto, tutti con la medesima paura di farsi sfuggire qualcosa e tutti con le stesse proposte nelle borse o negli e-reader. Questo sicuramente non aiuta una visione obiettiva nella definizione delle cifre.

A proposito di questo, si sente parlare spesso di casi editoriali, best sellers acquistati per pochi spicci o soffiati da sotto il naso di un altro editore. Ha qualche caso particolare da raccontare?

Ci tengo a ricordare l’esempio de “Il mondo di Sofia” di Jostein Gaarder. Mi venne segnalato da Gianna Chiesa Isnardi, autrice dei Miti Nordici, che aveva un occhio molto attento alla produzione del nord Europa. Lo portai da Mario Spagnol, che mi disse: “Cristina, un romanzo di 600 pagine in norvegese è inavvicinabile”, ma io lo tenni comunque sulla scrivania. Sei mesi dopo mi fu proposto un incontro con Aschehoug, l’editore norvegese, che mi disse che proprio “Il mondo di Sofia” era diventato uno dei suoi best seller. Tornai da Mario Spagnol, che ancora una volta mi disse di no. Di lì a poco, però, venimmo a sapere che il libro era stato venduto alla prestigiosa casa editrice tedesca Hanser, il cui editore era molto amico di Spagnol, che quando l’ha saputo ha deciso di comprarlo. Per 3.000 dollari. È stato il grande successo che tutti conosciamo, ed è rimasto in hardcover per 12 anni. Quando a Francoforte è stato festeggiato il milione di copie vendute, la mia omologa tedesca raccontò di come aveva convinto il suo editore a comprarlo, e la sua storia era molto simile alla mia. Il valore effettivo de “Il mondo di Sofia” non era certo pari al suo prezzo di soli 3.000 dollari, ma in quel momento non avevo trovato concorrenza.

Questo è un master in editoria. Ha qualche consiglio per chi vuole lavorare nel settore dei diritti editoriali?

Non è necessaria una laurea in giurisprudenza, che comunque può aiutare, ma di solito nelle case editrici più grosse c’è un ufficio legale o ci si appoggia a degli studi esterni nel caso servano consulenze legali specifiche. Come qualità direi che sono necessarie grande passione, curiosità per cercare il nuovo, sensibilità a ciò che è già stato pubblicato e ciò che non lo è stato ancora, consapevolezza della responsabilità che rappresenta la presa in custodia dell’opera di qualcun altro. Quindi, anche serietà e lealtà sono necessarie in questo lavoro, sia nei confronti dei colleghi italiani e stranieri, sia nei confronti del testo. La rapidità è un’altra caratteristica essenziale, perché bisogna arrivare prima della concorrenza, l’organizzazione, perché la quantità di informazioni è grandissima. Poi, disponibilità e elasticità, perché se ricevo un libro che reputo interessante lo devo valutare subito e saper riorganizzare il mio tempo a questo scopo. Infine la conoscenza delle lingue, fondamentale per la lettura dei testi prima e le trattative e il contatto con gli editori e agenti stranieri poi.

Il tema del diritto d’autore è di recente oggetto di grande interesse a causa della nuova legge sul copyright. Secondo lei quali sono le prospettive future per garantire la tutela del diritto d’autore, dato che l’utente ormai è abituato a usufruire dei contenuti gratuitamente?

L’arrivo del digitale ha cambiato moltissime cose, di fatto la tecnologia ha aumentato in maniera esponenziale e rapidissima le possibilità di accesso ai contenuti e quindi arriva il momento in cui la legge deve in un qualche modo regolamentare questo accesso perché si riproducano anche nel digitale modelli di accesso ma anche di remunerazione che troviamo nell’analogico. C’è però il rischio che in nome della libertà di informazione l’utente perda di vista l’unica cosa che può garantire la qualità dell’informazione, cioè la competenza, da cui è impossibile prescindere e che è al centro del lavoro autoriale. L’autore studia, sfrutta il suo talento, la sua mente fervida, investe il suo tempo scrivendo, il che è un lavoro faticoso e soprattutto è un lavoro che va riconosciuto e retribuito. Si tratta quindi di trovare un equilibrio tra la tecnologia e diritto d’autore, che tutela il proprietario dell’opera e tutte le persone che lavorano con e per lui. Senza la retribuzione, l’essere autore non può più considerarsi una professione e questo significa impoverimento per tutti, primi tra tutti i fruitori delle opere di quell’autore. Sicuramente, quindi, sono a favore di una nuova regolamentazione che porti alla tutela e al pagamento dei diritti.

Cristina Foschini è docente del Master Booktelling. Vedi l’elenco completo dei docenti del Master BookTelling Comunicare e vendere contenuti editoriali e del Master Professione Editoria.

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