Come si lavora in un’agenzia letteraria

francesca-vitaleUmiltà, problem solving e tanta voglia di mettersi in gioco, ecco le caratteristiche fondamentali per farsi strada nel mondo del lavoro. In quest’intervista, Francesca Vitale, ex-allieva del  Master, ci racconta la sua esperienza come responsabile dei rinnovi contrattuali e dell’elaborazione dei rendiconti editoriali presso Grandi&Associati, dandoci preziosi consigli validi in ogni fase della vita lavorativa.

Per cominciare parliamo del tuo impiego presso l’agenzia letteraria Grandi&Associati. Di cosa ti occupi?

Svolgo due ruoli allo stesso tempo, che pur essendo distinti sono strettamente connessi e interdipendenti: la mattina sono responsabile dei rinnovi contrattuali per l’Italia e per l’estero, e il pomeriggio mi occupo, in qualità di corresponsabile, della rielaborazione dei rendiconti editoriali. Svolgo la prima attività in completa autonomia, la seconda, invece, è il frutto di un lavoro di squadra, e io sono corresponsabile.

In cosa consiste l’attività di rinnovo dei contratti?

Quando si riceve la notifica della scadenza di un contratto si deve verificare che il titolo sia ancora presente sul catalogo della casa editrice e capire se effettuare una richiesta di rinnovo (si devono analizzare le vendite, il movimento economico e di magazzino). Una volta effettuata la richiesta s’inizia la negoziazione vera e propria, durante la quale si cerca di migliorare anticipi e royalties. Segue la stesura del contratto, che può essere in lingua (principalmente in inglese) o in italiano: si prepara una bozza e la si inoltra alle parti per approvazione. Una volta approvata inizia il “giro firma”. Questa fase può essere estenuante, perché i contratti passano dalla firma dell’editore a quella dell’autore attraverso tempi molto lunghi, e spesso è necessario sollecitare le parti. Quando il giro firma è concluso il contratto viene inserito all’interno di uno specifico software editoriale che lo memorizza e che notificherà l’approssimarsi della scadenza.

A proposito del rinnovo: chi sono gli interlocutori nel momento della negoziazione?

Quando gli autori che collaborano con la nostra agenzia letteraria non sono rappresentati direttamente da noi ma da altre agenzie, noi svolgiamo il ruolo di subagenti. In questo caso il rinnovo di un contratto diventa molto più complesso perché devo fare da mediatrice tra la casa editrice e l’agente, valutando e rigirando all’una e all’altro le rispettive offerte e controproposte. Se, invece, un autore è interno all’agenzia, i termini della negoziazione avvengono tra di noi e la casa editrice, il che semplifica molto l’intero processo.

Il pomeriggio invece ti occupi dei rendiconti. Di cosa si tratta?

Per elaborare i rendiconti si fanno dei report che permettono di controllare se gli anticipi dati sono stati recuperati e se le royalties continuano a maturare. È un lavoro certosino, serve tanta dimestichezza, precisione e capacità di analisi. Bisogna essere scrupolosi ma anche svelti perché arrivano tante pile di rendiconti che devono essere rielaborati. In questa fase, l’agenzia controlla che i dati forniti dalla casa editrice siano esatti e rispecchino effettivamente il corrispettivo maturato dal titolo.

Nel mondo del lavoro, può capitare di dover dimostrare al nostro superiore che siamo suoi “alleati” e che può fare pieno affidamento sulla nostra professionalità. Tu sei riuscita a dimostrarlo. Quant’è importante essere versatili ed estendere le proprie competenze per venire incontro alle esigenze reali dell’azienda?

Moltissimo. Il più delle volte non è necessario essere bravissimi in qualcosa in particolare ma dimostrare di essere efficienti nelle situazioni di crisi. Nel mio caso, la crisi si è verificata a settembre perché il ruolo di responsabile dei foreign rights è rimasto vacante a un mese dalla fiera di Francoforte, che per un’agenzia letteraria rappresenta il massimo dell’impegno annuale. Ho pensato: “o annego o resto a galla”. Io sono stata responsabile così, fino a fine novembre. Se c’è una crisi e una persona è in grado di risolverla, significa che è adattabile. Dal tipo di adattabilità che ho dimostrato mi hanno detto che sarei stata in grado di affrontare una nuova urgenza: la gestione delle pratiche di rinnovo e l’elaborazione dei rendiconti. Così venendo incontro all’azienda ho dato vita a una figura che non esisteva: faccio da ponte tra l’amministrazione e l’estero. Si tratta di problem solving.

Facciamo un passo indietro. Cosa ti ha portato a scegliere di frequentare il Master “Professione Editoria cartacea e digitale” dell’Università Cattolica?

 Io ho iniziato con Giurisprudenza, ho continuato con la facoltà di Filosofia e ho completato il percorso con un dottorato in Etica e Antropologia. Dopo un anno di completa staticità, tra collaborazioni e lezioni gratuite in università, ho scelto il Master perché era molto affine ai miei studi e al mio amore per i libri.

Sei soddisfatta degli insegnamenti ricevuti e dell’esperienza acquisita nel corso del Master e dello stage? Quali corsi si sono rivelati particolarmente utili?

Il master è validissimo perché si fa un collage di tante cose che poi tornano sempre rivelandosi utilissime. Io ho a che fare spessissimo con il mondo editoriale nelle sue mille sfaccettature. Il mondo dell’editoria è bellissimo e stimolante e il Master nel mostrarti questo è fantastico, ti dà la possibilità di mettere in atto tutte le competenze apprese. I ritmi ti allenano e ti abituano al mondo frenetico del lavoro. Tutto quello che ci insegnano non deve essere messo via perché non c’è una cosa che non torna.

Oltre a garantire una formazione approfondita e ad ampio spettro, il Master si propone di fornire a ogni studente un servizio di orientamento calibrato sia sulle sue capacità sia sull’offerta effettiva del mondo del lavoro. Quali sono le tue impressioni e la tua personale esperienza a riguardo?

L’orientamento all’interno del master è validissimo in tutte le sue sfaccettature. Dovete fidarvi dell’occhio del tutor perché spesso e volentieri noi studenti non siamo in grado di vedere quello per cui siamo portati, ci vuole un occhio clinico esterno più oggettivo e disincantato. Le esperienze soggettive spesso fossilizzano, ci possono essere mille percorsi diversi. La prof.ssa Di Giampaolo è riuscita a capire di cosa avevo bisogno, mi ha analizzato dall’inizio e la ringrazio perché ha fatto un lavoro con me strepitoso.

In conclusione, che consigli daresti a chi vorrebbe entrare nel mondo dell’editoria e, nello specifico, agli allievi presenti e futuri di un Master come il nostro?

La cosa più importante è adattarsi, bisogna essere flessibili e avere voglia di imparare. Altra cosa fondamentale è la collaborazione, essere sì autonomi ma anche collaborativi. Bisogna mettere da parte l’orgoglio perché è fine a sé stesso, rischia di diventare un vuoto a perdere: si imparano molte più cose mettendo da parte l’arroganza e la presunzione. Per quanto mi riguarda, capacità di analisi e precisione le avevo anche prima, ma determinate competenze le ho affinate dopo. A lungo andare tutto quello che si è fatto prima – nel mio e nel vostro caso ciò che si è imparato nel corso del Master – torna, soprattutto nel metodo.

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