Cogliere l’essenza di un libro: il lavoro in Ufficio Stampa secondo Sara Tei

 Sara TeiLa incontro un giovedì sera su Zoom. Sara Tei, ex allieva diplomata a novembre al master Professione Editoria, adesso lavora come responsabile Ufficio Stampa per Editrice Bibliografica. Sono quasi le sette. “Scusami se ti ho detto di vederci così tardi” mi dice, “ho staccato solo poco fa.”

Di cosa ti stai occupando? In cosa consiste il tuo ruolo in Editrice Bibliografica?

Mi occupo della comunicazione online e offline della casa editrice, per la quale gestisco il sito, la newsletter e i social. Fra i miei compiti rientra però anche il rapporto con i media tradizionali, la stesura dei comunicati stampa, i contatti con i giornalisti. È una piccola casa editrice, quindi ho l’opportunità di seguire ogni fase della creazione del libro, da quella dell’ideazione, a quella della redazione, a quella della comunicazione.

Qual è il pubblico al quale vi rivolgete? E come scegliete su quali nuovi proposte puntare?

Le nostre pubblicazioni si rivolgono ai bibliotecari, agli operatori del settore editoriale e agli aspiranti scrittori: per ognuna di queste aree c’è un redattore di riferimento, specializzato in questo settore. Una volta al mese, all’interno di quella che chiamiamo la “riunione creativa” ognuno di noi può proporre dei titoli nuovi, o anche semplicemente delle idee sulle quali si possa sviluppare un nuovo progetto. Insieme si discute poi della reale fattibilità di queste idee, e nel caso vengano ritenute promettenti si individua una persona che scriva il libro.

Come è cambiato il tuo lavoro con l’emergenza legata al COVID-19?

Questi due mesi a casa sicuramente ci hanno messo a dura prova e hanno costituito una sfida non da poco, perché avevamo in programma molti progetti, dalle classiche presentazioni in libreria per la promozione dei libri in uscita al Convegno delle Stelline, che organizziamo ogni anno con l’intento di rivolgerci agli operatori del settore bibliotecario, che costituiscono il core business della nostra casa editrice. Il lockdown ha comportato molte rinunce, su tutti i fronti: basti pensare a tutte le fiere del settore che sono state annullate o rinviate.

Quali sono state le strategie che avete messo in atto per promuovere comunque le vostre pubblicazioni?

Abbiamo organizzato molte dirette Facebook, sulla piattaforma Streamyard. È stata una bella prova, perché nessuno di noi sapeva utilizzare piattaforme del genere, per cui abbiamo dovuto fare un lavoro di ricerca per capire quali strumenti si adattassero meglio alle nostre necessità. Su Streamyard abbiamo organizzato una presentazione per il libro Musei e Cultura Digitale di Maria Elena Colombo ed è stato bello vedere che tutto il lavoro fatto ha avuto dei buoni risultati: l’evento ha ottenuto molte visualizzazioni. Quattrocento in diretta, che si sono poi moltiplicate nei giorni successivi.

In questo periodo di quarantena forzata l’utilizzo dei social è aumentato: pensi che sia per questo che, paradossalmente, l’esposizione che avete avuto online è stata maggiore a quella che avreste avuto dal vivo?

Sicuramente sì. Quando organizzi una presentazione in libreria o in biblioteca se ci sono quaranta persone sei già contento. Potersi rivolgere ad un pubblico così numeroso è stato molto gratificante, anche perché la nostra casa editrice in linea di massima pubblica libri rivolti ad un pubblico di nicchia, per cui non siamo abituati a rivolgerci a una grande platea. Eppure, qualche giorno fa abbiamo organizzato un evento intorno al testo Scrivere per ragazzi, e in diretta abbiamo raggiunto le novanta visualizzazioni. Per questo penso che il lockdown si sia trasformato in un’opportunità di pensare la comunicazione in modo diverso. Uno deve saper cogliere i lati positivi della situazione.

Oltre agli eventi live legati all’Editrice Bibliografica ti occupi anche dei corsi live di Lavorare in editoria.

È sempre stata una delle aspirazioni della casa editrice quella di poter creare un ciclo di corsi, e questo progetto si è fatto sempre più concreto negli ultimi tempi, quando a causa del lockdown abbiamo dovuto trovare nuovi modi per rivolgerci ai nostri lettori. Per questo abbiamo deciso di creare tre filoni di corsi, relativi all’area Scrivere, a quella delle Biblioteche e a quella legata ai Mestieri del Libro, con il ciclo “Lavorare in Editoria” realizzati in collaborazione con i Master in Editoria della Cattolica. Sono sempre io ad occuparmi di questo settore della casa editrice, per cui gestisco l’organizzazione dei corsi e dei loro partecipanti. È di un lavoro di segreteria, ma anche di coordinamento: invio i materiali ai partecipanti e sono una sorta di figura di mediazione fra loro e i docenti.

Quale pensi che sia la maggiore sfida nel comunicare un libro? Soprattutto considerato anche che la vostra casa editrice si occupa prevalentemente di saggistica e si rivolge ad una ben definita nicchia di lettori.

La sfida principale è senza dubbio quella di riuscire a cogliere l’essenza del libro. Anche quando hai di fronte un testo apparentemente di nicchia devi provare ad individuare quel qualcosa che possa attirare l’attenzione anche del pubblico più trasversale, non specialistico. Editrice Bibliografica infatti si rivolge anche semplicemente agli amanti della lettura: basti pensare alla nostra collana Conoscere la Biblioteca, che grazie al proprio taglio divulgativo intende rivolgersi a chiunque sia curioso di approfondire la propria conoscenza in questo ambito.

Rispetto ad un romanzo un testo di saggistica può essere difficile da inquadrare a colpo d’occhio: su quali elementi di un libro ti basi per scriverne un comunicato stampa?

Chi si occupa dell’Ufficio Stampa non sempre ha il tempo di leggere il saggio dall’inizio alla fine, ma può lavorare basandosi sull’introduzione, l’indice e a volte anche il primo capitolo. Dato che siamo una piccola casa editrice, spesso ho avuto la fortuna di confrontarmi con i miei colleghi della redazione, perché dato che hanno lavorato sul testo possono aiutarmi ad individuare le citazioni più interessanti con le quali promuovere il libro. Immagino che in una casa editrice di maggiori dimensioni manchi la possibilità di avere un dialogo così stretto, per cui chi si occupa di Ufficio Stampa nell’impostare la comunicazione di un testo non può che puntare sul proprio intuito.

E, oltre all’intuito, quali pensi che siano le altre qualità personali importanti per lavorare nell’Ufficio Stampa di una casa editrice?

Sicuramente la curiosità, perché spesso ci si trova a dover leggere e affrontare argomenti che non rientrano nei propri interessi. Poi di certo c’è bisogno di tanta creatività e fantasia, perché bisogna essere in grado di trovare sempre nuovi contenuti e nuovi modi per presentarli. E infine il metodo: bisogna essere ben organizzati, perché nel corso della giornata ci si trova ad occuparsi degli ambiti e delle incombenze più disparate e bisogna saper stabilire una scaletta, senza lasciare nulla indietro.

Ma questo non rischia mai di rivelarsi un aspetto negativo della professione, ovvero quello di sentirsi sopraffatti dalle incombenze e dalle scadenze?

In effetti c’è questo rischio. Per fortuna alle spalle ho sempre i miei colleghi – Michela Gualtieri prima di tutti – senza i quali sarei persa. Ma forse l’aspetto negativo che al momento avverto di più è da ricondursi al fatto che, essendo ancora una giovane professionista, non posso ancora contare su una solida ed estesa rete di contatti, soprattutto dal punto di vista della comunicazione tradizionale. Immagino che un ufficio stampa navigato abbia la sua rubrica e possa contare su collaborazioni durature con giornalisti e redazioni. Noi di Editrice Bibliografica invece questa rete la stiamo ancora creando, per cui molto spesso c’è la paura di fare buchi nell’acqua e di non riuscire a promuovere un libro come si vorrebbe: non tutte le redazioni rispondono alle nostre richieste di recensire una nuova uscita, o di dare visibilità ad un evento… Il che però non è del tutto un lato negativo, perché quando otteniamo una risposta positiva o un buon riscontro la soddisfazione è mille volte più grande.

Nella tua esperienza professionale sei stata anche libraia in un punto vendita Ubik: quali sono state le differenze che hai notato stando da entrambi i lati della barricata, ovvero dalla parte di chi fa conoscere il libro e da quella di chi lo deve poi vendere al suo consumatore finale, ovvero il lettore?

Si tratta ovviamente di esperienze lavorative differenti, ma entrambe si basano sulla capacità di saper comunicare un libro, raccontandolo in maniera semplice e diretta. Non è un compito da poco, soprattutto in un mondo nel quale la fretta è all’ordine del giorno: in libreria devi saper catturare il tuo cliente, gli devi proporre un testo che si adatti ai suoi gusti e ai suoi desideri, mentre online devi saper scrivere un comunicato stampa che catturi l’attenzione, puntando sugli elementi giusti. La differenza più grande, senza dubbio, è che nel primo caso puoi rivolgerti senza intermediari al futuro lettore del libro, instaurando con lui un dialogo diretto. Online, puoi contare solo sulla forza delle tue parole.

 

NdR: Editrice Bibliografica è partner dei Master in Editoria, con cui collabora per la realizzazione dei Libri dei Master, del ciclo “Editoria in Progress 2020” e dei corsi “Lavorare in Editoria“.

NdR: Per rispondere alla crescente richiesta da parte delle aziende di figure specializzate in comunicazione, promozione, marketing e gestione diritti di contenuti editoriali in ottica transmediale, abbiamo dato vita nel novembre 2018 al Master BookTelling. Comunicare e vendere contenuti editoriali, che condivide con il Master Professione Editoria metodo laboratoriale e attenzione particolare al placement degli allievi: scopri di più.

Laureata in Comunicazione con una tesi sui Fitzgerald e in Editoria con un’analisi della traduzione di A Game of Thrones, è stata redattrice e copywriter per un’agenzia di web content. Volontaria a tempo perso per Bookcity, frequenta ora il master Professione Editoria presso l’Università Cattolica.

About Beatrice Toscano (Master Professione Editoria)

Laureata in Comunicazione con una tesi sui Fitzgerald e in Editoria con un’analisi della traduzione di A Game of Thrones, è stata redattrice e copywriter per un’agenzia di web content. Volontaria a tempo perso per Bookcity, frequenta ora il master Professione Editoria presso l’Università Cattolica.

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