Loris Cantarelli e “Fumo di China”. Raccontare il fumetto

Loris Cantarelli, fumettoIl fumetto costituisce un genere ricco di sfumature che in Italia ha una storia radicata e caratteristiche peculiari. Loris Cantarelli, direttore editoriale di “Fumo di China”, una delle riviste più affermate di critica del fumetto in Italia, ha parlato della prospettiva da cui ama raccontare questo universo multicolore e variegato, della sua visione del graphic novel, delle tendenze presenti e future del mercato. Loris Cantarelli si appassiona di fumetto sin dai tempi del suo primo “Topolino”. Dal 1995 ne fa una professione e comincia a scriverne su varie riviste cartacee e digitali, soprattutto sul mensile “Fumo di China”, che dirige dal 2012. Si occupa anche di musica, televisione, cinema e collabora da consulente culturale per diversi saloni fieristici del settore.

“Fumo di China” cerca di dare, da anni, uno sguardo critico d’insieme sul panorama del fumetto e del graphic novel in Italia. In generale, con quale processo redazionale si arriva alla produzione della rivista? Quale taglio preferite dare?Fumo di China, fumetto

Da quando, nel 1995, “Fumo di China” è passata da rivista trimestrale a mensile, ci siamo progressivamente concentrati sull’attualità del mercato italiano e internazionale del fumetto. Tuttavia, già all’epoca dello sbarco in edicola nel 1989 – ancora non c’era il web e le notizie erano sempre difficili da scovare – la scelta si orientava in base alle uscite in edicola oppure alle fiere, dove si potevano incontrare gli autori, farsi raccontare il loro lavoro e approfondire il tema. Con il tempo, l’impostazione non si è modificata molto, ma ovviamente negli ultimi anni non siamo più uno dei rari riferimenti – anche se forse siamo ancora quello più noto – e, per fortuna, anche i media “generalisti”, sulla spinta dei film di supereroi e l’esplosione dei libri a fumetti, parlano di autori e personaggi fino a ieri noti solo a poche migliaia di persone. Oggi diamo molte meno notizie di prima e possiamo concentrarci su interviste e approfondimenti assai poco trattati anche dal web. Infatti, è difficile trovare argomenti dal taglio critico innovativo su Internet: paradossalmente a noi fa gioco, però è un vero peccato.

Ci puoi fornire una tua particolare visione del “graphic novel”? Quali sono le sue caratteristiche? Si può ancora parlare di fumetto, secondo la vecchia concezione?

In realtà non è una concezione, ma è il modo più corretto di chiamare quello che non è né un genere (anche se certi critici cinematografici per parlar male di un film dicono ancora che “è un fumettone”) né un linguaggio, ma un mezzo di comunicazione a sé stante, capace di conservare una peculiarità d’espressione e di affrontare diversi generi: dal 1964 viene anche chiamato Nona Arte perché nelle sue migliori declinazioni rientra, a tutti gli effetti, fra le espressioni artistiche. Dopo essere apparso in alcune serie satiriche in Europa nel XIX secolo, il fumetto in senso industriale nasce a fine Ottocento con le prime strisce comiche sui quotidiani USA: qui scopre l’avventura, per sbarcare dagli anni Trenta del Novecento negli albi dei supereroi per adolescenti. Dagli anni Sessanta ha iniziato a uscire nelle librerie (anche italiane!) in volumi di pregio, con una narrazione adulta che raccontava spesso storie autoconclusive: nel 1978 il grandissimo Will Eisner chiamò questo formato “graphic novel” per “nobilitare” un mezzo di comunicazione ancora considerato per bambini, se non esplicitamente disprezzato come è avvenuto per decenni anche in Italia. Più o meno proprio mentre Eisner ci lasciava nel 2005, anche gli uffici marketing nostrani hanno cominciato a usare la dizione graphic novel, che di fatto ha senso soltanto dal punto di vista del formato editoriale. Una certa sciatteria (e malafede) italiana ha, come al solito, esagerato nell’impiego del termine, usato in lungo e in largo pur di evitare l’abietto termine “fumetto”, con l’obiettivo di lanciare in libreria e sui mass media volumi di argomenti intimisti e/o serissimi. L’esempio migliore del genere credo rimanga lo splendido Maus di Art Spiegelman, premiato non a caso con uno speciale premio Pulitzer nel 1992, che è a tutti gli effetti un fumetto: né più, né meno.

Il taglio critico e d’insieme di “Fumo di China” ma anche l’intera tua esperienza consentono uno sguardo privilegiato. Come è cambiato negli anni il panorama, e quali sono le novità e le prospettive che tu intravedi? Trovi che l’Italia sia arretrata in questo campo rispetto ad altri Paesi, oppure il settore è in crescita?

Anzitutto va detto che insieme al Giappone, gli Stati Uniti e l’area franco-belga, l’Italia è tuttora una delle quattro “superpotenze” che ancora producono fumetti: soprattutto grazie a Bonelli e Disney, che di fatto si dividono il mercato con un approccio rispettivamente realistico e umoristico, lasciando a editori più piccoli tutte le sfumature a metà strada. Certo, rispetto agli altri Paesi non c’è ancora una struttura cine-televisiva in grado di rilanciare questi personaggi in film e telefilm dal vero e in animazione, però da noi c’è un’affezione più forte: non a caso siamo l’unico Paese al mondo dove per interi decenni oltre metà della popolazione ha imparato a leggere su un settimanale a fumetti come “Topolino“… Poi, va detto che in questi quarant’anni è cambiato il mondo in tutti i settori della vita. La diffusione di Internet sui telefonini e l’affermarsi di videogiochi di altissimo livello non potevano non modificare il pubblico del fumetto, che comprendeva anche i tanti semplici curiosi e gli affamati di storie avvincenti che oggi possono reperire anche altrove. I lettori sono, quindi, diminuiti ma sono diventati molto più esperti. In contemporanea, non c’è mai stata una diffusione del fumetto come oggi: si trova in edicola, in fumetteria e in libreria, ma si può anche scoprire al cinema, in tv e nel web; inoltre, è molto più facile entrare in contatto con chi li realizza, vedendo gli autori dal vivo o almeno nei filmati. Ancora negli anni Novanta, molti scoprivano le loro facce proprio grazie alle nostre interviste!

Il fumetto continua a essere un prodotto preminentemente cartaceo, così come la vostra rivista, in un mondo sempre più digitale. Che cosa significa allora la carta e come può convivere con il web e le nuove tecnologie? Pensi che, in generale, il settore possa adattarvisi o convivere con il digitale?

Dico sempre che anche la carta non cederà mai del tutto al digitale, così come la tv non ha ucciso il cinema e il web non ha ucciso la radio ma ogni mezzo ha influenzato l’altro, modificandolo. Certo non si può continuare a fare come se niente fosse: che lo voglia o no, ogni editore è costretto a uscire dalle vecchie logiche, integrarsi con buon senso e intelligenza nei mezzi moderni (per la stampa, la comunicazione e i pagamenti, tanto per cominciare) e agevolare il più possibile un lettore che può sfuggirgli in un istante, con un solo clic. I fumetti online rimangono un modo per attirare l’attenzione e conquistare nuovo pubblico, come dimostrano anche da noi i casi di Zerocalcare e Sio, ma per le storie lunghe che fanno emozionare e appassionano i lettori rimane indispensabile l’oggetto fisico: quindi, la ricetta rimane banalmente quella di realizzare storie belle e poi di venderle bene. Oltretutto, anche se notoriamente in Italia non si legge molto, web, cinema e librerie hanno portato nuovo pubblico dai cosiddetti “lettori forti”, incuriositi dal clamore mediatico dedicato al fumetto. Tutte queste cose insieme danno sempre più stimoli a una rivista come “Fumo di China”: teniamo d’occhio quello che succede, proprio per segnalare i fumetti più meritevoli, più che stroncare quelli che dopo un anno nessuno si ricorda, e cerchiamo di essere molto presenti su Facebook e Twitter, per evidenziare quello che altri non fanno.

Il libro che ti porteresti sulla famosa isola deserta?

Intendi uno al giorno, vero? (ride). Ho sempre risposto Dune (1965) di Frank Herbert ma per stare nel campo dei fumetti ti rispondo senza esitazione Il porto proibito (2015) degli italiani Teresa Radice e Stefano Turconi!

 

Per ogni altra news, i riferimenti di “Fumo di China”:

http://www.facebook.com/FdChina

http://www.twitter.com/FumodiChina

http://ilBlogdiFumodiChina.blogspot.it

http://www.FumodiChina.com

Loris sarà tra i protagonisti del terzo appuntamento di Editoria in Progress 2017:
Professione fumetto. Tra graphic novel e comics, l’11 maggio 2017 alle 17 in Università Cattolica, L.go Gemelli 1, Milano – aula G004.

 

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