Bookabook: quando il crowdfunding incontra i libri. Intervista a Tomaso Greco

Bookabook è la prima casa editrice, per sua stessa dichiarazione, “che mette il lettore al centro della vita del libro”. Tomaso Greco ne è cofondatore e editore. Dottorato in giurisprudenza, ha insegnato all’Università degli Studi dell’Insubria. Oggi continua a mettere la propria carica innovativa all’interno del mondo editoriale: “del resto negli ultimi anni è cambiato radicalmente il modo in cui scopriamo musica e film, perché non ripensare il rapporto tra lettore e libro?”

 Come è nata l’idea di Bookabook?

L’idea è nata nel 2013, un anno difficile per l’editoria italiana ma anche quello del boom del crowdfunding oltreoceano e non solo. Guardavamo i progetti realizzati sulle piattaforme generaliste e ci sorprendeva il senso di comunità e di condivisione che riuscivano a generare. Così abbiamo deciso di mettere insieme crowdfunding e libri. Dallo sviluppo di quella idea è nata Bookabook, che abbiamo presentato ai lettori nell’aprile 2014.
 
I libri scelti dal lettore: l’interattività suggerita da molti grandi autori. Come siete approdati a questa visione?

In editoria si parla molto della centralità del lettore, ma la sensazione è che gli si riservi sempre un posto da consumatore. La nostra scommessa era dargli un ruolo attivo nel processo che porta alla nascita e alla pubblicazione di un titolo. Del resto negli ultimi anni è cambiato radicalmente il modo in cui scopriamo musica e film, perché non ripensare il rapporto tra lettore e libro?

A differenza di altre piattaforme, Bookabook ha aggiunto il crowdfunding, riuscendo a riprodurre tutta la filiera editoriale in una declinazione moderna. È questo il vostro tratto distintivo?

C’è una differenza. Le piattaforme cercano generalmente di superare il ruolo dell’editore. Noi no, cerchiamo di valorizzarlo. Sono d’accordo con te, l’obiettivo è dare alla filiera editoriale una declinazione al passo con i tempi. Il nostro tratto distintivo è sperimentare, non accontentarci. Il crowdfunding stesso è in continua evoluzione: dal 2014 a oggi le nostre campagne sono molto diverse. E ogni mese lanciamo piccoli e grandi esperimenti, in questo momento ad esempio stiamo testando uno strumento per aumentare l’interazione dei lettori con i manoscritti. L’innovatività non è mai un punto di arrivo, ma è la misura della propensione a rimettersi in gioco.

Quanto hanno influito nel vostro concept le piattaforme americane?

Se ti riferisci alle piattaforme di crowdfunding generalista, moltissimo. Abbiamo passato giornate intere a studiare le campagne, a parlare con gli autori. 

Un libro deve avere la sua vendibilità, questo è certo. Tuttavia non pensate di sacrificare la qualità per la commerciabilità? Come conciliate ricerca della qualità con quella della vendibilità?

La prima selezione è affidata alla nostra redazione, che valuta la qualità e l’originalità del testo. Solo dopo la campagna di crowdfunding ci dirà se incontra il gradimento dei lettori e in che misura. Un buon libro è un mix di qualità e di interesse dei lettori. E quando parlo di un buon libro intendo non solo un libro piacevole da leggere, ma che può avere un impatto positivo sulla filiera.

A questo proposito, qual è il vostro target di lettori?

Ogni libro ha il suo. Vale anche per gli editori con collane verticali e rigidissime. Il lettore “tipo” di Bookabook è il lettore che vuole un’esperienza diversa e coinvolgente.

Come hanno reagito i vostri lettori durante il lockdown? Come avete reagito voi? Ricordo la partecipazione di Bookabook a fiere come Book Pride, party coni lettori, eventi… Avete previsto eventi digitali?

Abbiamo reagito lavorando, chiusi nelle nostre case. Ma anche con le dirette sui social, ideate nell’emergenza e diventate un appuntamento destinato a restare. Abbiamo fatto molti eventi digitali sui nostri canali, continueremo a farne. A breve prenderemo parte alla nuova edizione di Bookpride, tutta in digitale.

Come è avvenuta la ripresa dopo il lockdown?

Siamo tornati in ufficio un po’ per volta, alcuni lavorano ancora da casa. La sicurezza prima di tutto.

Quali sono gli scenari che più sono cambiati per voi?

È presto per dirlo. La mia sensazione è che il lockdown abbia accelerato un processo già in atto spostando alcuni lettori verso gli acquisiti online. Per le librerie è un rischio, ma anche una grande opportunità, quella di andare sempre più verso un’offerta diversa e complementare rispetto agli store online. Mi immagino la libreria come un presidio di cultura e socialità sul territorio, non solo come un punto vendita di libri. Per questo vanno sostenute e aiutate, il loro ruolo è insostituibile. 

 

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