Baccalario: il successo? Nessuna ricetta, ma sperimentare e divertirsi sempre

EIP2015_Italians_Baccalario_IntervistaMentre il made in Italy è sempre stato apprezzato in settori come il cibo o la moda ed è considerato come sinonimo di qualità, cultura, bellezze storiche e artistiche, i libri italiani hanno stentato a trovare una propria collocazione al di fuori dei confini nazionali. Ma nell’ultimo decennio l’editoria italiana sta vendendo sempre più diritti all’estero, in particolare nei settori dei libri per bambini e ragazzi. In occasione del primo incontro del ciclo di eventi Editoria in progress 2015 abbiamo intervistato su questo argomento Pierdomenico Baccalario, autore di libri per ragazzi tradotti in 20 lingue ed editor in chief per Atlantyca Entertainment, la società responsabile del successo editoriale di Geronimo Stilton.

Che caratteristiche deve avere un libro per ragazzi per aver successo all’estero e interessare lettori di diverse realtà?
Non esistono ricette replicabili o ingredienti magici. Ho avuto la fortuna di vendere 3 milioni di copie per la serie di Ulysses Moore, ma probabilmente quella storia aveva qualcosa di particolare che io stesso ignoro e che non sono finora più riuscito a replicare con la stessa fortuna. Il successo all’estero spesso è qualcosa di difficilmente spiegabile, soprattutto quando il libro viene venduto in contesti completamente diversi rispetto a quelli che conosciamo. Ovviamente analizzando le classifiche di vendita un po’ di elementi comuni si possono notare. Per esempio, tra i 100 libri più venduti nell’ultimo Natale in Italia, soltanto uno è ambientato in un posto reale. Probabilmente uno dei motivi del successo è togliere la geografia, ambientare le storie in luoghi semplificati o che non esistono, per concentrarsi piuttosto sulle dinamiche dei personaggi. Ma gli ingredienti possono comunque essere diversi: uno studio commissionato dal principale editore americano di scolastica ha rilevato che il 70% dei ragazzi legge per ridere. I miei libri non fanno ridere, quindi devo aver soddisfatto l’altro 30%. E infatti non ho fatto 50 milioni di copie ma 3!

Di solito immaginiamo l’attività di un autore come un’attività solitaria, almeno in fase creativa. Geronimo Stilton invece nasce dal frutto della collaborazione di uno staff. Come funziona questo lavoro in team?
Geronimo Stilton è sicuramente un bell’esempio di sintesi tra competenze di persone diverse, che si confrontano su grafica, impaginazione, disegno e testo. Ma il tutto nasce comunque da un’autrice, Elisabetta Dami. È lei che progressivamente ha sviluppato una “Bibbia transmediale”, un documento in cui si specificano le caratteristiche dei personaggi, il loro stile, in modo che possano essere riprodotti da diversi autori oltre che dall’ideatrice iniziale.
Avendo conosciuto con Geronimo Stilton questo modo di lavorare, l’ho poi potuto estendere ad altri progetti, spiegando agli scrittori che meno stanno isolati nella loro finta torre d’avorio, più le idee possono moltiplicarsi e arricchirsi.

La società Atlantyca Entertainment non concepisce soltanto libri, ma veri e propri progetti legati a un brand, e Geronimo Stilton dall’essere prodotto editoriale è diventato anche un marchio diffuso in tutto il mondo. Questo successo ha a sua volta influito sui prodotti culturali ed editoriali in sé?
La grande intuizione di chi ha fondato Atlantyca Entertainment è che Geronimo Stilton si sarebbe potuto estendere non solo ai cartoni animati, ma anche a prodotti di uso quotidiano, dai dentifrici alle calze. È una politica detta di licensing, che viene perseguita per tutti i personaggi che hanno questo tipo di potenzialità. Può essere studiata fin dall’inizio, o conseguenza della notorietà del personaggio, o essere del tutto rifiutata dall’autore. E il punto forte di Atlantyca è proprio l’essere riuscita ad alimentare il circuito e a farlo crescere, incoraggiando scommesse editoriali di vario genere, a volte rischiose e fallimentari, ma pur sempre innovative e sperimentali.

Uno dei principali obiettivi di Atlantyca è la contaminazione, l’incrocio di tecniche narrative, lo sviluppo di concept editoriali declinabili nei vari media (televisione, videogioco, app, web).DSC_0095
Fino a qualche anno fa ero convinto che fosse difficile accettare che uno scrittore facesse altro rispetto allo scrivere libri. Ma in effetti Dickens e gli scrittori dell’800 scrivevano romanzi, articoli, novelle, spettacoli teatrali. Lo scrittore poteva avere dei feedback da parte dei lettori, e questo non si discosta troppo da quanto accade oggi, quando gli scrittori leggono su Goodreads o Facebook le opinioni dei lettori e decidono di conseguenza cosa far accadere nella puntata successiva.
Non pensiamo che il mercato sia qualcosa di terribile, perché è il sale dello scrittore: è inevitabile che qualsiasi scrittore scriva per essere letto da qualcuno. Ed è proprio il collegamento tra la parte economica e l’essere letto ciò che permette di fare lo scrittore.

Quando vengono sottoposte nuove idee e trame, quali sono gli elementi su cui puntare?
La storia è sicuramente l’elemento principale. Il concetto fondamentale è quello dell’elevator pitch: immagina di essere di fronte all’editore, riesci a raccontargli e convincerlo della tua idea mentre l’ascensore percorre 5 piani?

I libri prodotti da Atlantyca sono pensati fin dall’inizio per avere uno sbocco internazionale o principalmente come prodotti per il mercato italiano?
Atlantyca ha rapporti privilegiati con gli editori italiani, quindi questo è il primo mercato, ma pensare una cosa solo come italiana si scontra con il fatto che ci sono storie che girano e piacciono in tutto il mondo. Qualche settimana fa la Oxford University Press ha emanato una direttiva in cui dice ai suoi autori di evitare, se non strettamente necessario, di parlare di carne di maiale nei propri libri per ragazzi. E non è perché hanno cambiato i propri gusti alimentari, ma ovviamente perché il mercato arabo si sta espandendo tantissimo. Ci sono state molte polemiche e sono stato criticato per aver appoggiato questa scelta. È censura? Forse sì, ma ti immedesimeresti in un Harry Potter che mangia cavallette? Se vuoi identificarti in un personaggio forse è meglio che sia un po’ più vicino a te.

Quali possibilità ci sono di lavorare nel mondo editoriale? Che cosa consiglierebbe ai futuri operatori del mondo editoriale?
Leggere i dati, guardare le classifiche, cercare report. E guardare tutto con l’ottica di una storia per ragazzi, quindi con fascinazione, meraviglia, avventura, divertimento. Essere informati, avere passioni proprie, viaggiare, conoscere il mondo. Tutto serve per descriver qualcosa di nuovo, che non sia già stato raccontato.
Il mondo dell’editoria è fatto di persone diverse, un libro è bello perché è diverso dagli altri, quindi se vuoi essere scelto devi avere qualcosa di diverso dagli altri. E non è il curriculum, ma è come ti presenti, quello che porti e che è soltanto tuo. È necessario portare sempre qualcosa di nuovo ed essere propositivi. Non è più il momento di aspettare.

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