Intervista ad Andrea Rivi: “Ho fatto esattamente il mestiere che volevo fare”

Quando passione e lavoro coincidono: intervista ad Andrea Rivi, dal lavoro in banca a direttore editoriale di ReNoir Comics, passando per la fondazione a soli 24 anni di Edizioni BD e le esperienze a Panini Comics e Nona Arte.

le pubblicazioni di ReNoir Comics

Da più di cinque anni lei lavora a ReNoir Comics come Publishing Manager. In che cosa consiste il suo lavoro e qual è la sua giornata lavorativa tipo, se esiste?

Diciamo che la definizione di Publishing Manager cambia da realtà editoriale in realtà editoriale. Io posso parlare per quello che riguarda la mia esperienza e devo dire che essenzialmente il mio lavoro è quello di gestire, il più possibile in maniera appunto manageriale, una casa editrice.

Il che vuole dire svolgere i compiti più disparati, come pianificare le lavorazioni, decidere i titoli da pubblicare, negoziare i contratti di pubblicazione oppure fare recupero crediti, cosa che nel mondo editoriale non è così infrequente… In una realtà piccola come ReNoir, essere Publishing Manager vuole dire però anche rileggere qualsiasi cosa venga pubblicata prima che vada in stampa, e questo è senz’altro un ruolo tipicamente editoriale più che manageriale. Ma in fin dei conti questa attività era una cosa che faceva anche Sergio Bonelli. E lo dico, beninteso, con la coscienza di chi sa che non sarebbe stato neanche degno di pulire le scarpe a un professionista del genere e quindi tantomeno di compararvisi.

Prima di iniziare a lavorare, aveva già le idee chiare sul suo futuro? Sapeva già che tipo di lavoro avrebbe voluto fare?

Sì, ho fatto esattamente il mestiere che volevo fare. Mi ricordo che quando compilai la domanda di assunzione in banca – dove venni assunto e dove ho lavorato per dieci splendidi anni – scrissi a mo’ di provocazione che volevo dirigere una casa editrice. È finita davvero così.

A questo proposito, potrebbe ripercorrere le tappe salienti della sua carriera?

Beh, devo dire che il mio mestiere me lo sono “creato” da solo. Nel senso che, mentre lavoravo in banca, fondai le Edizioni BD nel 1995, quando avevo solo 24 anni. Dieci anni dopo ho venduto la casa editrice per fare il Publishing Manager in Panini Comics. Poi nel 2009, con uno dei miei soliti e fortunati colpi di testa, decido che quello che voglio pubblicare è “altro” da quello che si faceva in Panini e costituisco la casa editrice Nona Arte, per editare materiale a fumetti considerato “vecchio”, ma nel quale io vedevo grandi potenzialità. Per fortuna, avevo ragione e nel 2012 cedo Nona Arte a ReNoir, dove torno a fare di nuovo il Publishing Manager.

Insomma, lo dico, non ho aspettato che il lavoro dei sogni arrivasse. Diciamo che l’ho “provocato”. Spesso nella vita occorre un po’ di iniziativa, specie nel mondo del lavoro. Poi, certo, conta anche la fortuna. Ma non bisogna aver paura di fallire: io ho sbagliato decine di volte in venti anni di carriera, ma sono errori che sono serviti tutti, anche se magari inizialmente sono costati qualcosa dal punto di vista economico…

Il fumetto è un settore molto specifico nel quale operano diverse figure professionali. Si possono dare dei suggerimenti a chi vuole lavorare nel settore dei fumetti?

Sì, occorre capire quale mestiere “serva” nel settore. Personalmente vedo due figure che mancano nella filiera del fumetto.

La prima è quella dell’editor che sappia unire la formazione umanistica a quella più specifica della conoscenza della materia. È davvero difficile trovare un esperto di fumetti che sappia correggere errori di ortografia, per dire. Ecco, una cosa indiscutibilmente necessaria per svolgere bene questo ruolo è conoscere a fondo la materia. Il fumetto è un settore di nicchia e, come tutti i settori di nicchia, è molto specialistico, e specialisti sono a loro volta i lettori che difficilmente perdonano un errore marchiano. È chiaro che quello della conoscenza del fumetto non è un argomento che si impara a scuola, ma viene da una formazione personale coltivata nell’arco degli anni, fin da bambini. E questo può essere un limite per taluni ma un valore aggiunto per altri…

La seconda figura è quella di chi “sa vendere i fumetti”. Non so definirla in maniera diversa. Ma serve qualcuno che sappia fare da ufficio stampa, da social manager, da contatto con i distributori… Come in tutti i settori imprenditoriali, qualcuno che “venda” il prodotto è necessario. Devo dire che spesso, nel mondo del fumetto, si è più attenti a fare dei bei libri rispetto all’attività di venderli. E se non si vende, difficilmente poi si possono pagare gli stipendi…

Qui il link del sito web di ReNoir Comics.

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