“Amate i libri”. Intervista a Gianluca Foglia, direttore editoriale di Feltrinelli

La nostra allieva Chiara Piscitelli intervista Gianluca Foglia, Feltrinelli editore

“C’è una condizione non sufficiente ma necessaria: amare i libri… dopo una giornata di lavoro ho ancora voglia di leggere un buon libro.” Mi chiede di dargli del tu Gianluca Foglia, classe ’68, napoletano. Una laurea in filosofia, un dottorato di ricerca, l’inizio della carriera presso Carocci e Laterza, poi la veste di responsabile della saggistica del Gruppo Feltrinelli e infine, il timone di Direttore editoriale. Sorride se gli chiedo quale autore avrebbe voluto nel suo catalogo: “Ágota Kristóf oppure Mario Vargas Llosa, hanno scritto libri bellissimi.”

 

Una carriera che si commenta da sola la tua, ma chi era Gianluca Foglia quando ha iniziato ad avvicinarsi al mondo dell’editoria?

Avevo 28 anni e uno dei miei prof. dell’Università di Pisa mi disse che un ex allievo cercava un giovane a Roma per un’avventura editoriale. Avevo terminato il dottorato e in quel momento non avevo prospettive accademiche immediate, anche se avrei voluto proseguire con la carriera di studioso. Nasceva allora la Carocci, una casa editrice che aveva puntato sull’editoria universitaria. Mi affidarono il compito di trovare saggi di attualità rivolti a un pubblico più ampio.

Quali sono le qualità che dovrebbe avere chi lavora in questo settore?

Nell’editoria lavorano persone che svolgono funzioni più disparate, ricoprendo tanti ruoli diversi. Probabilmente non esistono caratteristiche che vadano bene per tutti, c’è però una condizione magari non sufficiente ma necessaria: amare i libri. Nessuna mansione può essere svolta senza un profondo, sincero e radicato amore per i libri. Ci sono esigenze produttive sì, non possono piacere tutti, né si può sostenere che ognuno venga letto per intero, ma l’amore per le linee editoriali portanti della casa editrice in cui si lavora, l’attenzione, la cura per i vari aspetti che compongono il mestiere, sono indispensabili.

 Quali sono le responsabilità che sostieni con piacere e quali quelle di cui faresti proprio a meno?

Mi piacciono tutti gli aspetti di questo lavoro, tutti contribuiscono al senso e al risultato. Nel tempo ho imparato ad amare i numeri, i conti economici, così ora mi piace anche leggere un bilancio. Gli aspetti a me più vicini però sono quelli relativi al publishing. Trovare il vestito a un libro, la giusta copertina o titolo, scegliere il modo di comunicarlo.

A Tempo di Libri ogni giorno è dedicato a un tema. Quello di oggi è la “Ribellione”. Ce ne racconti una?

Mi capita spesso di recente di ribellarmi all’uso pervasivo del cellulare, non solo per una idiosincrasia personale ma perché siamo in un momento storico dove c’è bisogno di ripulire la testa per poter tornare a leggere. La comunicazione casuale dei social network non solo ci toglie tempo ma rischia di cambiare la testa delle persone, di creare delle abitudini mentali che non sono più propizie alla lettura di un libro, questo sarebbe drammatico. Per questo motivo, quando facciamo riunioni in casa editrice, chiedo ai miei colleghi di mettere via il cellulare.

La tua giornata tipo?

Mi sveglio molto presto, diverse volte durante la settimana vado in piscina, mangio, vado in ufficio e trascorro lì tutta la giornata. Mi divido tra riunioni tecniche e pranzi con gli autori, colloqui con colleghi, letture. Ma spesso, quando torno a casa la sera, ho ancora voglia di prendere un buon libro in mano.

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