L’agente letterario? Un salumiere dei libri

Guido Lagomarsino agente letterarioGuido Lagomarsino è agente letterario e tiene il corso Agenzie letterarie e diritti nell’ambito del nostro Master. Abbiamo parlato con lui del suo lavoro e delle competenze necessarie per svolgerlo.

Ci descriva quello che è il lavoro dell’agente letterario.

Eric Linder definiva quello dell’agente letterario un “lavoro simile a quello del salumiere”. Si tratta di un lavoro che coniuga l’aspetto commerciale, della compravendita dei diritti, con l’aspetto più prettamente letterario, dal momento che la “merce” di scambio sono le opere dell’ingegno. Come il salumiere con la qualità dei prosciutti, l’agente letterario deve essere sensibile ai contenuti. L’agente letterario deve avere almeno un autore di punta, un autore forte di fiducia, e poi trovarne altri. Nessun agente comincia senza autore di punta, anche perché è molto difficile pubblicare inediti. Molti agenti riescono a far pubblicare altri autori spesso proprio grazie ai loro autori di punta.

Come è arrivato a fare l’agente letterario? Quale percorso consiglierebbe a chi vuole fare l’agente letterario?

Innanzitutto bisogna dire che non si sceglie di essere agenti letterari, è il lavoro dell’agente letterario che ti sceglie. Io ho cominciato facendo il traduttore e contemporaneamente lo scout. Poi ho iniziato ad avere rapporti con case editrici straniere, proponendomi di rappresentarle in Italia. In questo modo mi sono costruito un “portafoglio clienti”, e da lì sono arrivato a lavorare per l’Agenzia Servizi Editoriali, per la quale continuo tutt’ora a lavorare dopo quasi trent’anni. Non esiste una “vocazione” di agente letterario, non esiste nemmeno un percorso specifico. Si diventa agenti in base soprattutto all’esperienza fatta. È un lavoro ibrido, in parte commerciale, in parte editoriale, richiede varie competenze: diritto, lingue, competenze commerciali. È difficile pensare a un percorso formativo specifico.  Negli ultimi anni c’è stata una notevole crescita delle agenzie letterarie in Italia, poiché molte case editrici hanno esternalizzato ruoli come i responsabili dei diritti, i redattori ecc. Molti partono dal lavoro di caporedattore, e spesso il rapporto con un singolo autore va oltre la prima opera e si finisce per curare tutte le opere di quello stesso autore, e così si diventa agenti di quell’autore. Il consiglio è quello di fare quante più esperienze possibile, in casa editrice o agenzia, perché l’esperienza pratica è la più importante. Come capacità di base è necessario avere: sensibilità sui contenuti, conoscenza di almeno due lingue e vocazione per il commercio. È un lavoro che mette in rapporto con autori ed editori di tutto il mondo , creando relazioni.

Ha parlato dello “scouting”, in cosa si differenzia dal lavoro dell’agente letterario?

Gli scout monitorano i siti di self publishing, soprattutto adesso con internet e la comunicazione multimediale, e anzi sono nate di recente anche vere e proprie imprese che monitorano i diversi siti di self publishing. Il lavoro dell’agente letterario è diverso da quello del semplice scout, è più vicino a un rapporto letterario: è di sussidio all’editore, propone all’editore titoli da poter inserire in catalogo. Molte volte rappresenta i cataloghi degli editori nella compravendita dei cosiddetti diritti secondari [eventuali film, traduzioni, estratti ecc. N.d.r.], con editori stranieri. La comodità adesso è quella di lavorare con contenuti già selezionati sui quali compie una ulteriore selezione: dai cataloghi degli editori che rappresenta per verificare cosa è proponibile in traduzione e poi dai cataloghi internazionali, di cui è necessario avere una conoscenza più ampia possibile. L’ideale è di chiedere a tanti editori di farsi inserire nella loro mailing list e farsi spedire cataloghi. Una volta anche questi venivano inviati per posta, adesso è tutto in pdf. È fondamentale in questo lavoro una verifica e un controllo costante per tenersi sempre aggiornati.

Quali sono i cambiamenti più significativi per quanto riguarda il suo lavoro?

Il cambiamento più profondo riguarda il campo delle comunicazioni. Faccio un esempio: quando si doveva prendere appuntamento con gli editori alla Fiera di Francoforte, si faceva tutto per posta, quindi le programmazioni venivano fatte sei o sette mesi prima. Con la nascita di internet si parlava, a Francoforte, di come ormai fosse inutile fare fiere perché si poteva comunicare telematicamente. Invece, nel corso degli anni, l’affluenza alle fiere era aumentata. L’importante infatti era il face-to-face. Ci sono cambiamenti , ovviamente, ma perché è il mondo editoriale stesso che sta cambiando. Per esempio è cambiata la gestione dei contenuti: una volta un buon 50% dei contenuti, in genere,  era su carta stampata. È cambiato anche il modo di lettura, si legge più frammentariamente, nei ritagli di tempo. Ci troviamo in una fase turbolenta, fatta di riduzioni (delle tirature, delle royalty ecc.), tra le quali anche quella delle acquisizioni dei diritti d’autore, soprattutto negli ultimi anni.

 

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