Abissi, cunicoli e connessioni, come nasce un libro al Saggiatore. Intervista a Damiano Scaramella

“Non possono esistere differenze di genere in ciò che noi chiamiamo letteratura”, dice Damiano Scaramella sullo sfondo del Salone del Libro di Torino. Classe 1990, è editor al Saggiatore, dove si occupa della saggistica italiana.

Per la casa editrice fondata da Alberto Mondadori, la pubblicazione di un libro è un processo complesso, un’esperienza intensa che non si limita al semplice atto materiale, ma crea il progetto, lavora i testi, si relaziona a fondo con l’autore. Una collaborazione forte con gli scrittori – come Lupo, Esposito, Moster e Giuliani per citarne alcuni – che dà vita a nuovo potenziale e sbocchi creativi.

“Non si può guardare alla letteratura come un calderone di generi, ma bisogna guardare ai testi, a ciò che è scritto a ciò che è letterario, come se fosse – e come di fatto è – un generatore più che un genere”. Proprio da qui nasce la scelta editoriale de Il Saggiatore di avere una sola collana (La Cultura) che colleziona al suo interno testi narrativi, come Hamburg e Voragine, e saggi come Gli immortali: perché distinguere qualsiasi cosa, dare dei nomi che differenziano tutto ciò che ci circonda, è solo una convenzione umana.

“Un generatore”, continua quindi Scaramella, “in primo luogo di abissi, di profondità, di verticalità”. I baratri di cui parla durante la video intervista per il Master BookTelling, comunicano tra loro, legati da cunicoli, scorciatoie e intersezioni. Un’interconnessione che ricorda molto il lavoro all’interno di una casa editrice, dove l’idea di costruirsi una carriera da soli è da abbandonare. Secondo l’editor, essenziale è infatti il lavoro con gli altri e per gli altri – riconoscendo dove finisce un ruolo e ne inizia un altro – per cercare di costruire qualcosa di memorabile per il futuro. Un pezzo di storia da ricordare.

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