Esplorando contenuti e forme. I libri per bambini di A buen paso

arianna_casaanita(1)Da Milano a Barcellona, alla ricerca di nuovi linguaggi e storie originali: questa l’impresa di A buen paso, piccola casa editrice specializzata in libri per bambini. Al timone di questa nave Arianna Squilloni, ex allieva del master Professione editoria cartacea e digitale, ora imprenditrice, che ci ha raccontato la sua avventura in un nuovo Paese.

Cominciamo dicendo che sei stata allieva del master Professione editoria cartacea e digitale. Quanto ha influito quello che hai appreso sulla tua carriera?

Tantissimo! Credo sia col rigore nel realizzare la correzione tipografica e nel tener sotto controllo i punti più delicati di un libro, avendo sempre ben chiaro il suo ciclo di vita, che una scuola di questo tipo ti fa diventare un professionista attento e preciso. Nel mio primo lavoro in Spagna sono stata prima correttrice, poi responsabile di diritti d’autore e, allo stesso tempo, dell’ufficio stampa. Poi editor. Quando ho cambiato lavoro, per un po’ ho lavorato come editor esterna e impaginatrice di una collana di romanzi giovanili per una casa editrice messicana. E, quando ho aperto la mia casa editrice, gli insegnamenti di Fioretti sull’economia e l’amministrazione del libro sono diventati la mia Bibbia.

Prima uno stage a Milano e poi una casa editrice tutta tua a Barcellona. Cosa ti ha portato a lavorare in Spagna? Hai riscontrato molte differenze tra il sistema editoriale italiano e quello iberico?

Un mio caro amico che viveva a Barcellona mi presentò il direttore di Thule Ediciones, la casa editrice in cui iniziai a lavorare dodici anni fa. Le casualità della vita. All’epoca immaginavo a malapena che esistesse una cosa chiamata letteratura infantile o albo. Per quanto riguarda le differenze tra Italia e Spagna, in realtà non ho lavorato abbastanza in Italia per conoscere il sistema di distribuzione e diffusione. Quello che posso dire è che la grande differenza fra Spagna e Italia è costituita dal fatto che il territorio spagnolo si estende in America Latina, America Centrale e Stati Uniti (e magari anche un po’ in Canada). La distribuzione dei libri in spagnolo è ampia e complessa, lenta, appassionante (anche se a volte fa un po’ disperare).

Dopo il master hai inaugurato la tua carriera nel mondo editoriale lavorando per una casa editrice che si occupa di testi medici. Diversi anni dopo ti ritroviamo con la tua casa editrice, A buen paso, che si occupa di libri per bambini. A cosa è dovuto questo cambio di rotta? La letteratura per l’infanzia era una tua passione o ti ci sei imbattuta per caso?

La letteratura per l’infanzia è diventata la mia passione. Sono arrivata a credere che creare bei libri per bambini dragonlectorsia un lavoro moralmente importante, rifuggendo da un trattamento didattico e prescrittivo delle storie, ma impegnandosi a creare letteratura vera per i piccoli, anche attraverso le illustrazioni di un libro. Al mio arrivo in Spagna ne sapevo ben poco. Quello che accadde fu che l’editore per cui avevo iniziato a lavorare si innamorò di un albo: The Stinky Cheeseman and Other Fairly Stupid Tales di Jon Scieszka e Lane Smith. Gli piacque tanto che ne volle comprare i diritti e, poco a poco, da questo libro nacque la collezione infantile di Thule Ediciones.

Una casa editrice piccola ma che si difende benissimo: in piedi da quasi dieci anni, avviata con mille sacrifici – soprattutto nei primi tempi, quando lavoravi di notte – e che ha resistito alle intemperie della crisi economica globale; tutti i tuoi collaboratori vengono retribuiti e l’attività non si mantiene soltanto grazie al lavoro di stagisti che cambi ciclicamente. Possiamo dire che l’etica di A buen paso è molto forte. Credi che questo sia un obiettivo possibile anche per altre case editrici piccole come la tua? Secondo te ci sono differenze, in questo, tra Spagna e Italia?

Credo che sia un obiettivo necessario. Non si possono creare cose belle senza creare un ambiente di lavoro onesto in cui a ciascuno tocchi il suo. Dicono che sia impossibile trovare editori onesti. Impossibile no, ma difficile sì: si tratta di un lavoro in cui il margine è molto ridotto, si deve pagare quasi tutto in anticipo e si ricevono i pagamenti molto tardi. I costi ci sono e bisogna fare bene i conti per poter andare avanti e assicurarsi di farcela a far fronte a tutte le fatture. Una differenza fra l’Italia e la Spagna, forse, consiste nei premi letterari dedicati ai libri per bambini. In Spagna e nel mondo ispanofono si trova una certa varietà di premi importanti dal punto di vista economico per i vincitori. A volte questi contest sono internazionali. Costituiscono una buona opportunità almeno per i creatori.

Soffermiamoci un momento sulla fiera dell’editoria per ragazzi di Bologna e sull’incontro tra te e la classe 2015/2016 del master Professione editoria. Sono rimasta molto colpita dalla tua visione dei libri per bambini che ci sono in giro al momento, secondo te un po’ “moralisti”. Nel tuo catalogo spiccano, invece, dei titoli piuttosto particolari come Papà tatuato (Papá tatuado) o A cosa pensa una testa appena tagliata (En qué piensa una cabeza recién cortada). Genitori coperti di tatuaggi e teste tagliate di netto. Sono dei temi piuttosto diversi da quelli classici per l’infanzia a cui si è abituati.

Il problema della letteratura infantile è che spesso gli adulti credono di dover proteggere i bambini, di non dover mettere loro in testa idee strane, di dover dir loro cosa è buono e cosa non lo è. E, in tutto questo, si lascia da parte la letteratura e l’arte. Ma un romanzo o un albo che si dimenticano di essere letteratura ed espressione artistica non hanno alcun valore. Eppure spesso, per l’infanzia, i libri chiaramente didattici, i “libri-pastiglia” da prendere come una prescrizione sono le opere che hanno più successo, soprattutto nelle scuole. Di base, il libro della testa tagliata, attraverso la storia di un personaggio maldestro, uno scrittore di corte nell’antica Cina, parla del modo in cui ogni persona esprime il mondo in cui vive e la sua comprensione attraverso il linguaggio e come questo linguaggio arrivi alle nostre orecchie, come interpretarlo perché non nasconda la verità. Papà tatuado (in Italia l’ha pubblicato Orecchio Acerbo con il titolo Papà tatuato) parla della relazione tra un padre e un figlio creata attraverso le storie che uno racconta all’altro. In questo libro credo i temi fondamentali siano l’importanza della narrazione nella costruzione di una persona e del suo rapporto con il mondo. Il ruolo dell’immaginazione, la fantasia. Quello che m’interessa sono pubblicazioni per bambini che si occupino del loro lettore in quanto persona completa, complessa, a tutto tondo.

Nel corso della nostra chiacchierata alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, ci hai parlato dei tuoi cosiddetti “progetti suicidi”, libri che sei consapevole venderanno poco ma che ti senti “in dovere” di pubblicare. Ti è mai capitato di non riuscire comunque a pubblicare dei titoli che ritenevi fondamentali per il tuo catalogo?

huesca_jardinSì, certo, a volte succede, spesso perché magari lavori con un illustratore/illustratrice che alla fine non riesce a realizzare il libro, altre volte perché il progetto può essere davvero caro da produrre e complicato da inquadrare nel tuo catalogo. Pensi al costo tremendo che avrà la sua produzione, alle spese di magazzino e alle vendite che credi di poter ottenere. Fai due conti e sai di essere responsabile anche di fronte alle persone che hanno già pubblicato nella tua casa editrice.

Passiamo a due domande dal respiro più “internazionale”. In quante lingue vengono tradotti i libri di A buen paso? E da questo punto di vista quanto sono importanti momenti come la fiera di Bologna o la Buchmesse di Francoforte?

I libri di A buen paso vengono tradotti in vaie lingue: italiano, francese, portoghese, coreano, cinese, olandese, uno anche in inglese, e poi in russo, polacco e giapponese. A buen paso compra pochi diritti di traduzione, più del 90% del catalogo della casa editrice è di produzione propria. Quindi per me la fiera di Bologna è la più importante di tutte. La Buchmesse invece per me è un po’ più defilata. È molto grande, forse troppo, e per i libri di nicchia che pubblico non è un posto in cui sia necessario essere presente. Per me è molto più importante la fiera di Guadalajara in Messico, per il contatto con gli editori latinoamericani, ma soprattutto con i distributori latinoamericani, e con le bibliotecarie e i bibliotecari statunitensi.

Concludiamo con una domanda a proposito di un mestiere talvolta poco considerato ma che può essere uno sbocco lavorativo interessante: il responsabile diritti di una casa editrice. In A buen paso sei tu a occupartene direttamente? Se sì, ci sono dei consigli che potresti dare a chi vorrebbe fare carriera in questo ambito? C’è qualche aneddoto che ti è rimasto impresso e che, magari, ti ha condizionato per tutte le negoziazioni successive?

Sì, me ne occupo io, anche se ci sono due agenti che mi aiutano molto. In realtà non sono brava a negoziare quando vendo. Mentre credo di essere più abile quando compro. Di aneddoti ce ne sono tanti perché, quando lavoravo da Thule, fra i libri che pubblicavamo per adulti c’erano antologie di micro-racconti. Quanti micro-racconti ci stanno in un’antologia? Ogni volta che José mi diceva che stava lavorando a un’antologia io pensavo seriamente di darmi malata per i mesi a seguire. Se hai 100 racconti in un’antologia, anche se paghi solo 50 euro per racconto, il conto dei diritti d’autore sarà folle. Quindi ogni negoziazione era un caso speciale: molti agenti non volevano neanche parlarne perché non lavorano per quantità irrisorie, con altri si cercava di diventare più o meno amici e ottenere scambi; alcuni scrittori famosi cedevano gratuitamente il racconto, altri sparavano cifre folli. Volendo dare un consiglio, nella negoziazione dei diritti d’autore, secondo me, è fondamentale conoscere la situazione, saper inquadrare quello che una casa editrice ti offre in relazione alle sue possibilità e a quelle del mercato a cui si rivolge.

Grazie ad Arianna Squilloni, un esempio di intraprendenza che speriamo possa stimolare tutti noi allievi del master a metterci in gioco continuamente!

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