Barbara Lepore e Librerie Feltrinelli: vicino al lettore tra qualità e ricchezza di catalogo

Barbara Lepore è category manager libri di Librerie Feltrinelli. Ex allieva della nostra Scuola di editoria – ora Master Professione Editoria cartacea e digitale – ­e forte della sua esperienza nel settore, ci ha concesso un’interessante chiacchierata sul ruolo della libreria e del libraio in questo momento di grandi trasformazioni.

Lei ricopre il ruolo di Category Manager libri all’interno di Librerie Feltrinelli. Potrebbe descrivere più precisamente in cosa consiste? 

L’offerta di Librerie Feltrinelli è suddivisa in “categorie” di prodotti: libri, home entertainment e cartoleria-giocattolo. Sono una delle due responsabili della categoria “libri” e ho in carico la gestione dei rapporti con gli editori, o con le reti promozionali che raggruppano più sigle editoriali. Da un lato ci preoccupiamo di gestire la presenza dell’editore nei nostri punti vendita, dall’altro ci preoccupiamo di gestire la presenza degli assortimenti nelle nostre librerie. È un lavoro di squadra che si svolge, quotidianamente, con i buyer dei libri: sono i colleghi che nello specifico individuano i titoli, monitorano le novità, osservano costantemente il panorama editoriale.

In base a quali criteri avviene la scelta dei titoli da vendere in libreria? Ci sono eventuali differenze regionali di pubblico che incidono sull’offerta proposta su scala nazionale?

Prima di tutto bisogna sottolineare che Librerie Feltrinelli conta circa 120 librerie, differenti fra loro per formato. Sono infatti collocate in aree urbane o in spazi diversi per territorio e tipologia. Ne distinguiamo quattro tipi: i “megastore”, (pensiamo a quello presente a Roma, in via Appia Nuova, o a Milano in piazza Piemonte) cioè grandi librerie caratterizzate da una grandissima offerta – dai 40.000 titoli in su – più altre merceologie (home entertainment, cartoleria). Poi abbiamo il “megastore di provincia”, come per esempio quello di Parma, cioè una grande libreria situato in un centro urbano di medie dimensioni. Ci sono le librerie che potremmo dire “di quartiere”, cioè quelle librerie che servono un bacino di utenti di volume minore, o comunque inserito in centri urbani più piccoli. Per completare il quadro, il formato “travel”, collocato nelle grandi stazioni e nei centri commerciali, dove ci sono i grandi flussi di pubblico. Di conseguenza ogni libreria e ogni territorio ha una sua precisa identità.

Per venire alla domanda: dall’ufficio acquisti si veicolano le novità che vogliamo diffondere nelle librerie e forniamo le linee guida sugli arrivi di questi titoli. Da quel momento in avanti, il mantenimento dell’assortimento è in capo alla singola libreria. Per fare un esempio: da qui proponiamo quali campagne sconto proporre ai nostri clienti, ma sono poi le singole librerie che decidono in che misura aderirvi e che tipo di esposizione dare loro.

I librai sul territorio hanno dunque la possibilità di costruirsi il proprio assortimento sulla base del pubblico che intercettano.

Per ricoprire il suo ruolo bisogna avere un’ottima conoscenza del mercato editoriale. Ne potrebbe offrire in sintesi una panoramica su come si è chiuso il 2016 e quali andamenti state registrando nell’anno in corso?

Nel 2016 abbiamo visto finalmente, dopo tanti anni di contrazione di questo mercato, una chiusura dell’anno con un segno positivo. Ci sono stati dei fenomeni particolari che hanno un po’ aiutato a chiudere meglio dell’anno prima, ma non sono stati gli unici elementi che hanno aiutato: mi riferisco nello specifico al nuovo volume di Harry Potter e al nuovo romanzo di Saviano, che sono capaci di muovere numeri molto alti e di condizionare il mercato. In ogni caso, al di là di queste due punte, che sicuramente hanno aiutato, in generale l’anno scorso abbiamo visto un miglioramento degli andamenti che fino all’anno prima avevano sempre segno negativo.

Anche i primi mesi del 2017 vedono una leggera ripresa: non parliamo di grosse percentuali di incremento, però stiamo assistendo anche qui a un generale miglioramento, sicuramente con delle differenze da area ad area. Il turismo, ad esempio, che ha sofferto tantissimo fino all’anno scorso per le varie situazioni di tensione in giro per il mondo, i primi mesi di quest’anno vede un segno molto positivo: le persone decidono di rimettersi in viaggio e ne risentiamo come beneficio anche noi. Altri settori che continuano ad andare bene sono i ragazzi, con delle forti crescite. E i fumetti, con delle buone crescite; la parte di saggistica e di letteratura al momento sono abbastanza ferme – non in negativo – anche se aspettiamo nei prossimi mesi delle uscite tali per cui anche lì dovremmo vedersi muovere bene il settore. Diciamo quindi che anche per il 2017 siamo abbastanza ottimisti.

La catena librerie Feltrinelli, attraverso la scelta della propria offerta, riflette in qualche misura una determinata immagine, o politica, del gruppo Feltrinelli?

Il nostro obiettivo è di proporre un’offerta culturale molto alta e molto profonda a livello di assortimenti. Infatti, come ho illustrato prima, abbiamo 120 librerie ognuna con delle sue caratteristiche. Il filo conduttore che lega comunque tutti i punti vendita e tutte le librerie è quello di poter dare ai clienti quello che stanno cercando. A seconda della tipologia di libreria, avremo un’offerta che garantisce, comunque, di poter offrire quanto più possibile ai nostri clienti, mantenendo però in ogni caso un buon assortimento e un livello culturale molto alto. Inoltre, accanto all’assortimento, Librerie Feltrinelli presenta al suo pubblico un palinsesto di incontri e laboratori che possano stimolare gli interessi dei nostri clienti, siano essi adulti o bambini.

Com’è cambiata la gestione di una libreria in questi decenni, considerando la presenza di alcune importanti novità, come l’e-commerce?

Bisogna dire che l’e-commerce è un canale che ha delle caratteristiche molto diverse dalla libreria e che fa sì che il ruolo del libraio diventi sempre più importante. Nel senso che gli acquisti si sono sicuramente spostati anche sul web, ma la dimensione virtuale non dà la possibilità di interloquire con un libraio, di ricevere i suoi consigli e quindi appoggiarti a una figura di riferimento. Quindi non ci siamo messi a sfidare l’e-commerce mettendoci sullo stesso piano. Anzi, abbiamo cercato di generare sinergie positive tra i punti vendita fisici e il nostro e-commerce. Attraverso il sito lafeltrinelli.it è infatti possibile acquistare in rete e ritirare i libri direttamente in libreria. È un servizio che mette in comunicazione i due canali. In tal modo il canale della libreria ha mantenuto e accentuato le sue peculiarità di spazio culturale dove andare e avere un rapporto diretto e un dialogo con chi ci lavora.

Come ultima domanda, le chiedo come è arrivata a ricoprire il suo ruolo attuale e se ha dei consigli per chi mira a svolgere le sue stesse mansioni. Quali conoscenze e competenze, infatti, sono richieste per iniziare a lavorare in libreria, e quali gli step da affrontare?

Lavorare in libreria, per chi non l’ha mai fatto, sembra un mestiere romanticissimo. In realtà è necessario impiegare tante energie. Il mestiere di libraio implica un contatto con il pubblico: ciò richiede molto impegno, sia mentale che fisico. Poi, come dico io, è sempre meglio vender libri che qualsiasi altro tipo di prodotto… quindi continuo a pensare che sia il mestiere più bello del mondo! Io, in particolare, l’ho fatto per dieci anni e li ricordo come un’esperienza meravigliosa. Si fa una fatica enorme, perché si movimentano libri, si mettono a posto, si sta in piedi tutto il giorno… È un lavoro bellissimo che ti tiene a contatto con le persone e in cui riesci a stabilire delle relazioni con i lettori, arricchenti anche a livello personale. È bello avere rapporti con persone che hanno i tuoi stessi interessi, o magari, gusti diversi ma su cui ci si può confrontare, tuttavia questo mestiere implica conoscenze e capacità indispensabili.

Per diventare libraio, ad esempio, nei colloqui di assunzione, quello che si cerca di capire sono gli interessi, le letture e la capacità di stare con il pubblico.

Se si vuol diventare librai dipendenti di una catena, le caratteristiche sono quelle di una buona cultura, una buona conoscenza di base, e la capacità di stare al pubblico e avere una buona resistenza fisica, mi vien da dire. Se invece si vuole aprire una propria libreria, bisogna aggiungerci tutta una serie di caratteristiche e di competenze economico-gestionali che a una catena sono richieste nel momento in cui si diventa responsabile di settore o direttore di un punto vendita – magari appena entri non sono subito richieste e le sviluppi poi nel corso del tempo –; ma se, come dicevo, si deve aprire una propria libreria, quelle competenze è indispensabile averle sin dall’inizio. Anche in questo caso, avere una libreria può sembrare una cosa romanticissima, ma se non si hanno le competenze gestionali ed economiche si rischia di chiudere dopo pochissimo tempo. Stiamo sempre parlando, infatti, di una realtà che deve avere un suo equilibrio economico e generare profitto per chi ci lavora: se non c’è alle spalle una struttura che faccia quadrare i conti, una libreria chiude. Insomma, è un bellissimo mestiere, ma bisogna saper tenere insieme tutti questi aspetti.

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